"Pristina 1999"

(di Luigi Tancredi)
17/10/19

Il vostro articolo sugli eventi del giugno 1999 in Kosovo mi ha fatto ritornare il pensiero a quei giorni di vent’anni fa.
All’epoca ero un pilota del 50° Gruppo sul velivolo Hercules 130 di stanza a Pisa.

Una notte venimmo svegliati per un aviolancio di 200 paracadutisti della Brigata Folgore su Pristina.
A onor del vero, quelli erano anni strani, in cui il Presidente del Consiglio pubblicamente asseriva che l’Italia non contribuisse alle attività militari con impiego di velivoli in Serbia come in KOSOVO.

Tra di noi, quindi, girava l’indovinello: “Chi ha dato l’ordine?”
“Nessuno!” era la risposta più ricorrente.

Fatto sta che la 46^ Brigata Aerea rimediò tre H-130 e due G-222, non di più. La situazione non era rosea e molti avevano dubbi che ci sarebbero stati 5 decolli quella notte.

La Folgore, sempre ordinata e precisa, si presentò all’imbarco e come sempre scattarono i contatti tra i piloti e gli Ufficiali paracadutisti. Mi pare che oltre al Col Moschin e al Tuscania ci fossero stati anche i parà del 187° Reggimento. Il numero di velivoli sembrava giustificarsi dal fatto che, come si pensava, dopo il lancio e la presa dell’aeroporto, avrebbe dovuto iniziare un ponte aereo con mezzi e supporti logistici.

Ovviamente quelli della Folgore pensavano che noi sapessimo tutto e noi piloti, ovviamente, ovviamente pensavamo lo stesso di loro! 
Mentre il Generale della Folgore era, per noi, impenetrabile, i maggiori contatti con il nostro Generale ci facevano comprendere che ci fosse, in tutta l’operazione un concreto margine di incertezza, dacché il mantra che si percepiva era che, in fondo in fondo, non si capiva chi mai avesse armato tutto quel casino!

Andai a dormire sul mio aereo, usando le barelle nella parte alta della fusoliera ed aspettando quell’ordine che non arrivò mai.
Mi svegliai alle 9 di mattina e non c’era più nessuno. Succedeva spesso all’epoca.

Atterrai a Pristina pochi giorni dopo con uno spettacolare ponte aereo di una decina di H-130 che venivano da tutte le parti del mondo. Curioso era che da un lato ci correvano dietro con la UAZ e dall’altro con la Defender. Si guardavano in cagnesco i British con i Russi ma poi nulla accadde.

So anche che, alla fine, i poveri russi, a cui – come la storia recente ci aveva mostrato – non arrivava nulla (non erano certamente gli armati e ben addestrati Russi di oggi!), furono concesse alcune derrate alimentari… ma non ufficialmente.

Poi iniziò Amiko, una bella pagina di storia dell’AM.

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