L’Unione Europea continua ad alimentare la guerra in Ucraina

(di Tiziano Ciocchetti)
01/09/22

L’alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha recentemente annunciato che i ministri della Difesa dei ventisette stati membri della Unione Europea, riuniti a Praga il 30 agosto scorso, hanno discusso di una possibile futura assistenza europea e missione di addestramento a beneficio delle forze ucraine, sul modello di quelle finora condotte in Mali, Repubblica Centrafricana o Mozambico.

Quindi, se ci dovessimo basare sui modelli di missioni in Africa sopracitate, i paesi membri dell’Unione dovrebbero mandare i propri soldati in territorio ucraino (si è anche ventilata l’ipotesi di identificare un paese “ospitante”, magari la Slovacchia) a svolgere compiti di mentoring.

Le forniture di equipaggiamenti militari, da parte dell’Europa, stanno avendo una fase calante. La stessa Germania ha fatto sapere di non avere più scorte da mandare in Ucraina. Ora si vorrebbe passare alla fase addestrativa, ovvero formare giovani ucraini da inviare nel tritacarne del Donbass.

A tal proposito, in una conferenza stampa risalente al 22 agosto, Borrell ha affermato che “una guerra che dura e sembra destinata a durare richiede uno sforzo non solo in termini di forniture di equipaggiamenti, ma anche di addestramento e assistenza all'organizzazione dell'esercito”. Del resto l’Ucraina ha ottenuto lo status di candidato all'adesione all'Unione Europea nel corso del Consiglio Europeo tenutosi dal 23 al 24 giugno.

Tuttavia, alcuni stati membri non hanno nascosto il loro scetticismo nei confronti di tale iniziativa. “Resta da vedere se questo sia il modo giusto per aiutare. Non sono così sicuro. Forse ciò potrebbe essere fatto più rapidamente e con maggiore flessibilità a livello bilaterale, sotto il coordinamento dell'Unione", ha dichiarato François Bausch, ministro della Difesa lussemburghese.

Altre perplessità sono state espresse dall’omologo austriaco Klaudia Tanner.

Occorrerà comunque un accordo a livello dei Ventisette perché questa iniziativa possa essere realizzata, al momento infatti c’è stato solo un “via libera” informale da parte dei ministri della difesa della UE.

C’è da chiedersi, nel caso dell’Italia, come un ministro dimissionario come Guerini possa dare un assenso (sebbene informale) a un provvedimento del genere.

Sempre secondo Borrell l’obiettivo di questa nuova missione, sul modello EUTM (European Union Training Mission), sarà quello di “migliorare il funzionamento dell'esercito ucraino, il quale sta affrontando grandi sfide”.

Organizzare una missione del genere, in un teatro di guerra come quello ucraini, non sarà certo facile (il ministro delle Forze Armate francesi ha già comunicato la disponibilità del proprio paese). Inoltre sarà necessario definire le modalità (mandato, finanziamento, obiettivi, aspetti legali) nonché individuare il “force generator”, che dovrebbe consentire di determinare i contributi degli stati membri, sia in termini di personale che di capacità.

Fotogramma: Twitter

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