Il Pentagono vuole ricostruire la sua flotta aerea: Trump potrebbe finanziare il più costoso programma di riarmo della storia

(di Franco Iacch)
05/12/16

La Marina degli Stati Uniti vuole altri dodici F/A-18E/F Super Hornet per sostituire i velivoli più obsoleti. Nel National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2017 ed approvato dalla Camera, non viene stanziata alcuna somma per acquistare (ulteriori) F-35, F/A-18E /F Super Hornet ed elicotteri AH-64 Apache. I programmi di acquisizione per l’F-35 (2443 aerei), le portaerei classe Ford (10 portaerei) e per il bombardiere B-21 (cento velivoli) non hanno subito alcuna variazione. Lo strumento finanziario pari a 619 miliardi di dollari, giungerà al Senato questa settimana.

L’acquisto dei Super Hornet sarebbe in cima alla Unfunded Requirements List. Subito dopo l’approvazione del bilancio, il Congresso richiede alle forze armate statunitensi di stilare l’elenco delle voci non finanziate, decidendo autonomamente cosa finanziare ulteriormente, inserendo delle somme supplementari. Le richieste possono essere anche ignorate. Per i dodici Super Hornet c’è comunque ottimismo, considerando che i repubblicani, che controllano entrambe le camere del Congresso e la Casa Bianca, hanno garantito un aumento dei livelli di spesa militare. Con Donald Trump, anche la legge del 2010, che prevedeva dei tetti massimi obbligatori da rispettare per la Difesa, potrebbe essere stravolta.

La Marina degli Stati Uniti intende mandare in pensione gli Hornet entrati in servizio negli anni ‘80. Tali velivoli, rigenerati, potrebbero essere trasferiti al Corpo dei Marine. I tagli alla Difesa hanno avuto effetti devastanti sull’aviazione americana. La squadriglia standard americana si basa su 24 aerei (F-16 o F15) PAA o Primary Authorized Aircraft e due in inventario BAI O Backup Aircraft Inventory, mentre. Le cinque squadriglie Raptor combattenti hanno in linea 21 aerei più due in BAI.

Nel 1991, la forza aerea statunitense era di 134 squadriglie di caccia. Oggi sono 55. L’età media di un velivolo militare USA è di 27 anni. L'età media di un B-52H è di cinquantatré anni. Il B-1B si attesta sui ventotto anni. I B-2A sono i sistemi più recenti con una vita media che si attesta sui vent'anni.

Ufficialmente, l’United States Marine Corps possiede una forza aerea combattente, acquistata tra gli anni ’80 e ’90, di 276 F/A-18 Hornet, più di due terzi con capacità operativa. Soltanto 87 caccia su 276 sono realmente in grado di volare, pari al 32% della flotta. Il resto è in manutenzione o in attesa di aggiornamento. Entrambe le operazioni possono avvenire soltanto previa disponibilità economica.

Il Corpo dei Marine, dati ufficiali, con gli attuali velivoli a disposizione riesce a far volare i piloti in addestramento per sole dieci ore al mese rispetto alle sedici minime previste. Eppure i Marine precisano che per combattere tutte le guerre americane nel globo, avrebbero bisogno sempre del 58% dei caccia F/A-18 della flotta.

Le statistiche mascherano la reale portata della crisi. I marine mantengono circa 40 Hornet tra il Medio Oriente ed il Pacifico occidentale per attacchi aerei contro l’Isis e per i pattugliamento a ridosso dell’area cinese e nord-coreana. Altri 30 F/A-18 sono destinati alla formazione dei piloti. Ciò significa che soltanto 17 Hornet sono pilotabili da centinaia di piloti che devono volare almeno un paio di volte a settimana. In totale la flotta aerea dei Marine è composta da 438 velivoli, anche se ne servirebbero 1065.

Nell’ambito di un contratto siglato con la Boeing nel 2014, il Corpo dei Marine ha ordinato trenta F/A-18 rigenerati, parcheggiati da anni nel deposito della Davis-Monthan Air Force Base, vicino Tucson. È un fatto raro, ma non eccezionale. Basti pensare che durante la guerra in Iraq, il Corpo dei Marine richiamò in servizio gli elicotteri Super Stallion per sopperire alle perdite dovute all’usura dell’utilizzo costante in Medio Oriente. Tutti gli Hornet rigenerati saranno portati allo standard C. Boeing garantisce altri dieci anni di attività per le cellule, con un utilizzo moderato. Sono quindici i velivoli in linea consegnati. I trenta Hornet rigenerati dovrebbero consentire ai Marine di garantire maggiore disponibilità per i reparti in addestramento e rendere più agevole la transizione verso l'F-35 che continua a tardare. Il Corpo dei Marine, che ha dichiarato operativa la sua prima squadriglia JSF nell’estate scorsa, spera di attivarne una seconda entro la fine della prossimo giugno. La nuova flotta dei Marine dovrebbe essere composta da 420 F-35 in 22 squadriglie entro il 2032.

I Marine, non sono comunque esenti da colpe per aver atteso venti anni una nuova piattaforma, oggi troppo costosa, a discapito degli investimenti necessari per la prontezza della flotta. Alla fine del 1990, ai Marine fu proposta la transizione verso il Super Hornet che la U.S. Navy stava sviluppando per le sue portaerei. La decisione del Corpo dei Marine, si rivelerà essere fatale (con il senno di poi). Il Super Hornet fu scartato in attesa dell’F-35 che nel 1990 sarebbe dovuto entrare in servizio nel 2006. Sappiamo come andrà a finire. Ad oggi, l’F-35B costa mediamente il triplo di un nuovo F/A-18E/F acquistato dalla U.S. Navy.

Il Corpo dei Marine ha scommesso tutto sullo JSF, ma i piani di acquisizione non coincidono con le reali capacità economiche. L’Air Force, ad esempio, prevedeva di acquistare 48 F-35 nel 2019. Fornitura destinata a crescere con 60 F-35 nel 2020 e 80 nel 2021. Entro la fine dell’anno dovrebbero essere 44 gli F-35 consegnati. In totale l’Air Force conta di avere in linea, entro il 2038, qualcosa come 1763 F-35. Fin da adesso appare evidente che questo tasso di produzione non può essere economicamente sostenibile, anche sotto la presidenza Trump. Ciò significa che F-15 e F-16 resteranno in servizio più a lungo con programmi di ammodernamento ed estensione della vita delle cellule per 300 F-16 ed un centinaio di F-15 già in atto.

Almeno fino al 2025, la strategia proposta dell’Air Force prevede l’impiego massiccio di F-15 e F-16 per i compiti di fascia bassa, riservando agli F-22 le sole missioni di fascia alta. Appare evidente che quei 123 Raptor sono fin troppo pochi per garantire, tra venti anni, i livelli ottimali di presenza nelle aree di crisi nel globo.

L’F-22 Raptor, è stato costruito in soli 186 esemplari, ma soltanto 123 sono convertiti al combattimento. Il resto dei caccia sono classificati come macchine di inventario, destinati ad attività di test o fuori servizio. Il problema principale è che l’Air Force, considerando le minacce attuale ed i contesti dove è necessaria la presenza di una piattaforma di quinta generazione, avrebbe bisogno di 382 Raptor.

Il programma Phoenix, accostato al Next Generation Air Dominance, potrebbe far risorgere il progetto F-22 e trasformarlo in una piattaforma di sesta generazione. Anche questa sarà un decisione che spetterà al presidente Trump, considerando che l’Air Force necessità di un nuovo caccia a partire dal 2030, ma non può permettersi lo sviluppo ventennale di una nuova piattaforma. Il programma "Fenice" propone l’evoluzione della tecnologia esistente.

(foto: U.S. Navy / USMC /U.S. Air Force / Lockheed Martin)

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