Esercitazione CBRN Interagency Effort 2019

(di Giusy Federici)
16/09/19

“È importante che esercitazioni come quella CBRN di oggi siano fatte congiuntamente con altri apparati dello Stato, oggi qui con i Vigili del Fuoco. Più lavoriamo così e più cresciamo insieme, perché ognuno di noi ha professionalità specifiche da condividere. Dovremmo incentivare questo modo di interagire, perché impariamo le procedure, conosciamo le persone e approfondiamo, anche, l’impiego dei mezzi. Come ho auspicato, sono attività che noi dovremmo far conoscere meglio perché sono tutte iniziative a favore della popolazione. Ad esempio, io vedrei questo tipo di esercitazione anche in uno scenario reale, in un contesto urbano. Perché no? Sarebbe un modo per farsi conoscere, per far vedere che lavoriamo per il bene di tutti, per dire che ci addestriamo, che abbiamo mezzi e personale e che in caso di necessità siamo capaci e quindi possiamo garantire sicurezza alla gente. E aumenterebbe anche il consenso...”

Sintesi perfetta, da parte del comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto, gen. c.a. Giuseppenicola Tota, di quello che è stata l’esercitazione CBRN Interagency Effort 2019, dal 2 al 13 settembre nell’area addestrativa di Santa Severa, vicino Roma.

L’esercitazione, a casa del 7° reggimento Difesa CBRN "Cremona" (unità specialistica dell’Esercito nel settore chimico, biologico, radiologico e nucleare), è stato un evento interforze e congiunto con altri Corpi dello Stato, in primis i Vigili del Fuoco, con il Corpo Militare della Croce Rossa.

Varie dimostrazioni, diversi gli scenari, già testati in ambito NATO. Quella dell’11 settembre, alla quale hanno assistito rappresentanti del mondo universitario e dei ministeri di Interni e Salute, è stata dedicata a un intervento in un laboratorio clandestino di sostanze chimiche, con fuoriuscita di cloro e un ferito da stabilizzare e trasportare.

È solo un caso che il giorno fosse l’11 settembre, ma la verità è che ormai, da 18 anni, questa data fa riflettere, perché da quell’attentato il mondo non è stato più lo stesso.

Tutti noi ricordiamo esattamente cosa stavamo facendo mentre l’aereo entrava dentro la Twin Tower di New York. E tutti sappiamo che siamo sempre meno sicuri a casa nostra, che siamo sotto costante minaccia terroristica e che quella che è stata dichiarata al mondo occidentale è una “guerra asimmetrica” che può manifestarsi con bombe, colpi di kalashnikov o antrace e cloro. Allora, ben vengano esercitazioni di Difesa civile e condivisa, come questa di tipo CBRN. E non per aver paura, ma esattamente per il suo contrario: per avere consapevolezza che ci sono uomini e donne, in questo caso dell’Esercito (7° reggimento "Cremona" in primis ma anche gli alpini del 9° reggimento e un equipaggio di AB 412 dell'Aves), dei Vigili del Fuoco, della Croce rossa militare, che vigilano sulla nostra sicurezza, che in caso di attentato chimico/batteriologico sono pronti a intervenire, in Patria e, con assetti e regole d’ingaggio diversi, all’estero. Per questo è importante conoscere queste realtà, che sono eccellenze italiane. È importante sapere che un attacco, di qualunque tipo, troverebbe preparato chi deve muoversi nell’emergenza.

“Gli obiettivi sono quelli di mantenere la capacità del 7° reggimento di schierare una task force in operazione e di coordinare e gestire l’attività delle unità operative. Ma il fine è anche quello di migliorare la sinergia delle varie componenti che intervengono sul territorio nazionale”, ha spiegato il comandante del 7° reggimento Difesa CBRN "Cremona", colonnello Fabrizio Benigni.

La simulazione, ambientata nella zona dell’odierna Estonia, Paese NATO, presupponeva nazioni in conflitto da anni per questioni territoriali e di risorse, con attività di gruppi terroristici supportati anche dall’esterno che minacciano l’integrità territoriale del Paese con una serie di azioni di vario tipo fino a quella più pericolosa, un attentato CBRN. Questo il luogo preso in considerazione per poi sviluppare il tutto, simulando l’attività di host nation.

I vigili del fuoco, di fatto, hanno esercitato il ruolo dei vvf dell’Estonia. Stessa cosa ha fatto la Croce rossa. Il reggimento "Cremona" ha coordinato e ha colloquiato con l’Area Control Center di Rieti, che è il centro apicale della rete warning and reporting CBRN nazionale, al comando del ten. colonnello Francesco Venettilli. Sono state utilizzate varie aree addestrative a Santa Severa, in comunicazione con l’area NUBICH della scuola CBRN di Rieti, impiegata nei vari scenari.

Il CBRN Area Control Center di Rieti, ha ricordato il ten. col. Venettilli, è la rete nazionale CBRN, composta da tante cellule che stanno sul territorio nazionale. Il tutto, ovviamente, seguendo una direttiva legislativa.

Per spiegare un po’ meglio come funziona, pensiamo a delle centraline come quelle telefoniche, in questo caso di rilevamento di fuoriuscita di sostanza tossica. Le prime ad attivarsi sono quelle a livello locale nella zona dell’evento.

Un livello superiore nella comunicazione serve poi a validare le informazioni, uniformare i dati arrivati fino a quel momento e fornire un cono di ricaduta di contaminazione, provvisorio finché non arrivano sul terreno le squadre, che hanno modo di definire l’entità del fatto e i punti su cui intervenire. Le unità specialistiche fanno rilievi più attenti e individuano la perfetta area di contaminazione.

Gli specialisti del 7° reggimento vanno sul terreno, prendono tutti i dati, li analizzano e individuano la sostanza. Dal punto di vista nazionale, va chiarito che questo tipo di catena ha un collegamento parallelo con il ministero dell’Interno, oltre che con la Difesa e che vede coinvolte anche le Forze dell’Ordine in caso di attacco sul suolo italiano.

Per simili eventi, sul territorio nazionale, la competenza è comunque dei vigili del fuoco, perché si tratta di Difesa civile.

Nel caso che il fatto sia grave e la zona coinvolta troppo ampia e magari i vvf non riescano a intervenire su tutto in modo tempestivo perché, ad esempio, c’è molta gente (è difficile la decontaminazione immediata sui grandi numeri, ndr), potrebbero chiedere – e ci sono dei piani interministeriali che lo prevedono – la collaborazione della componente CBRN o di altre dell’Esercito e delle Forze Armate in generale. In questo caso anche i militari concorrono al “pacchetto” della Difesa civile, dove ogni ente dello Stato ha un ruolo, al fine di reagire in caso di atto terroristico.

L’esercitazione di Santa Severa è quindi iniziata con la scoperta di aggressivi chimici e rilevamento a distanza. Successivamente, una squadra da ricognizione è stata inviata sul posto e ha potuto prelevare dei campioni per confermare la presenza della sostanza chimica, in questo caso il cloro.

I vigili del fuoco, hanno fatto arrivare sul posto il mezzo specifico per l’NBCR e personale con idonea protezione. C’era fumo che si stava spostando in un’area urbana, dei liquidi versati e un ferito a terra. Allora, è entrata in azione un motocarrello che si impiega in aree urbane, che fa parte del piano usato per l’emergenza di Difesa civile (nell’area di Roma, ad esempio, può essere usato per soccorso in metropolitana, in galleria, etc…).

Sempre e comunque, il requisito principale deve essere la prontezza e l’immediatezza nella risposta.

Quindi, gli operatori sono intervenuti subito in area, con idonea protezione, e predisposto già una decontaminazione primaria per i soccorritori, che hanno un’autonomia massima di trenta minuti, secondo la durata dell’ossigeno.

Due squadre di contatto hanno verificato lo stato di coscienza dell’uomo a terra, lo hanno caricato sull’apposita barella e trasportato in luogo sicuro dove è stato ospedalizzato ad hoc. Contemporaneamente, con la strumentazione portatile si è verificata l’effettiva contaminazione locale.

A seguito dell’intervento dei vvf, sono state allertate in supporto anche le unità specialistiche del 7° reggimento, che intervengono per verificare quanto questo tipo di fuoriuscita abbia contaminato l’ambiente esterno, per garantire l’incolumità di chi si trova nel territorio.

Il comando ha anche allertato unità sul veicolo blindato da ricognizione CBRN per ulteriori accertamenti sulla sostanza chimica e per delineare il perimetro contaminato con delle bandierine, la hot line che divide l’area di presunta contaminazione. Naturalmente, vanno sempre considerate anche le condizioni meteo e il vento per identificare al meglio le procedure all’interno della zona delimitata.

Dai monitor si notavano i dettagli dell’operazione congiunta.

Va detto che chi interviene opera sotto particolari tute di protezione, che ricordano quelle degli astronauti, difficili da portare e soprattutto in queste situazioni sotto stress, quando si deve fare tutto, velocemente e bene e là sotto c’è carenza d’ossigeno. Non è semplice.

Alla fine, tutto viene decontaminato con speciali docce, uomini e mezzi.

“Sul territorio il 7° reggimento interviene a supporto dell’intera organizzazione di Difesa Civile che vede nei Vigili del Fuoco il ruolo di first responder, con attività specialistiche come, ad es, quelle di decontaminazione o attività di monitoraggio dopo che un evento è stato accertato attraverso le analisi fatte dai nostri laboratori campali”, ha spiegato il col. Benigni, a ulteriore dimostrazione dell’importanza di queste esercitazioni congiunte e del collegamento con il territorio.

“È il terzo anno che noi VVF partecipiamo a questa esercitazione, sempre più ampliata. Importante, perché oltre la parte di coordinamento c’è quella operativa, che è fondamentale, per le attività di Difesa civile, come il supporto alla popolazione in caso di eventuali attacchi terroristici di tipo CBRN ma anche la formazione e il continuo addestramento del personale di tutti i comandi provinciali e distaccamenti, per una copertura capillare sul territorio se ce ne fosse bisogno. A livello centrale sono moltissime le esercitazioni di questo tipo, come questa con il 7° reggimento dell’Esercito. Io credo moltissimo nell’attività sinergica tra diverse organizzazioni che hanno lo stesso obiettivo, in questo caso la salvaguardia della popolazione. I VVF sono i first responder, rispondono per primi e immediatamente e devono quindi avere la capacità e la conoscenza di individuare in maniera precisa le aree da delimitare e da li, poi, parte tutto quanto, dal monitoraggio all’attività di decontaminazione al campionamento e analisi”, il commento dell’ing. Cristina D’Angelo, vice direttore centrale della Difesa civile del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

È chiaro che decontaminare richiede il coinvolgimento di tutta quella che è l’organizzazione nazionale, dalla componente first responder dei vvf alle forze di polizia a quella sanitaria, proprio in ragione dell’elevatissimo coinvolgimento che può avere un evento CBRN sul territorio.

“Per questo tipo di attività le esercitazioni che svolgiamo ormai da tre anni con l’unità avanzata NBCR dei VVF, servono ad approfondire le capacità, a interagire e a mettere a sistema le nostre rispettive procedure. La preparazione di uno specializzato CBRN richiede appropriato iter, addestramento e interazione con tutte quelle che sono le componenti e una lunga esperienza, perché in questo settore non ci si improvvisa. Per questo training e attività formativa sono essenziali. Le attività esercitative sono innumerevoli, in Italia e all’estero in ambito Nato e servono inoltre a sperimentare la strumentazione su vari scenari, anche per valutare l’impatto sulla salute del personale e dei civili”, ha chiarito il col Benigni.

Negli ultimi anni si è usato e abusato del concetto del “dual use” dell’Esercito e delle F.A in genere. Ma questo c’è sempre stato, basti pensare al Regio Esercito a Messina nel 1908 per soccorrere la popolazione dopo il terremoto. Oppure oggi, con le cellule CIMIC nei vari teatri operativi o gli aiuti nelle calamità, in Patria come all’estero, ogni volta che serve, ognuno con i propri ruoli e competenze. Con quelle differenze che sono proprio l’eccellenza e il valore aggiunto della Difesa italiana militare e civile e proprio per questo capaci di dialogare in modo costruttivo.

“Le esercitazioni congiunte, in Italia come all’estero e molte con altri Paesi Nato, portano miglioramenti e aprono prospettive”, è l’osservazione del gen. Tota a fine giornata. “Chiaramente le Forze Armate italiane non si limitano a fare esercitazioni in ambito CBRN, ma lavorano a favore delle popolazione, qui come altrove, come abbiamo fatto, ad esempio, a Sarajevo rimettendo in sesto la biblioteca e senza appendere manifesti per farlo sapere. Noi non siamo autoreferenziali, lavoriamo nel silenzio…E questo tipo di collaborazione, interforze e con i vari Corpi dello Stato, c’è sempre stata. E più si va avanti, più si acquisisce esperienza. E anche il fatto che tanti giovani che passano nelle Forze dell’Ordine o nei Vigili del fuoco provengano dall’Esercito, ci amalgama moltissimo da questo punto di vista”.

Foto: Esercito Italiano