L’asse Marocco-Israele e la guerra dei droni

(di Antonino Lombardi)
13/12/22

"Nell'ultimo anno e mezzo, i legami marocchino-israeliani si sono ampliati, comprendendo una forte cooperazione militare e di sicurezza producendo promettenti opportunità commerciali. Dalla sottoscrizione dell’accordo di normalizzazione, mediato dall’amministrazione Trump nel 2020, i due paesi hanno ha firmato oltre una trentina di intese e memorandum che riguardano i settori della difesa, del commercio e dell’agricoltura. La cooperazione militare è sicuramente quella più intensa.

Le profonde interazioni che scaturiscono dall’accordo producono reciproci vantaggi: il Marocco ha un accesso diretto alle tecnologie della difesa mediorientale ed Israele confida in una crescente accettazione e presenza nell’Africa del nord. Gli israeliani forniscono un vantaggio importante all'esercito marocchino, desideroso di migliorare le proprie capacità attraverso l'accesso alla tecnologia di quest’ultimo, in particolare rigurdo agli UAV (aeromobili a pilotaggio remoto, ndr). Il Marocco considera sempre più la cooperazione militare con Israele come un potenziale deterrente all'aggressione del Fronte Polisario (e, in misura minore, dell'Algeria). Tuttavia, questa posizione e la sua recente corsa all'acquisto di armi stanno aggravando le tensioni diplomatiche con Algeri.

Nel campo della difesa, solo nell’ultimo anno, ci sono stati due importanti incontri tra esponenti militari dei due paesi. Il primo nel novembre dello scorso anno quando, i rispettivi ministri della difesa, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che prevedeva acquisto di armamento, tecnologie per la sicurezza informatica e pianificazioni di esercitazioni militari congiunte. Tra il luglio ed il settembre di quest’anno, invece, c’è stato uno scambio di visite tra il generale Belkhir el-Farouk, ispettore generale delle forze armate reali del Marocco (Forces Armées Royales, FAR), ed il capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane (IDF), Aviv Kochavi. La prima nel mese di luglio in Marocco, la seconda in occasione dell'evento, soprannominato Operational Innovation organizzato dalle forze di difesa israeliane che si è tenuto a Tel Aviv dal 12 al 15 settembre.1

Anche la collaborazione commerciale ed economica è ampia e prevede investimenti nel campo delle energie rinnovabili e sulla gestione delle acque marocchine mentre, le imprese private israeliane, accrescono i propri investimenti in Marocco. Strategicamente, per il paese nord-africano, ciò agevola il riconoscimento da parte degli Stati Uniti nelle sue rivendicazioni sul Sahara occidentale (vedi articolo: "Marocco vs Sahara occidentale, una continua ed infinita guerra mai sopita") ed un rafforzamento dei rapporti anche con l’Unione Europea oltre che a favorire uno sbilanciamento verso di esso dell’influenza militare nei confronti dell’Algeria.

La partnership offre chiari vantaggi a entrambe le parti. Essi possono riassumersi con un accesso facilitato alle tecnologie militari e di intelligence israeliane da parte del Marocco mentre Israele otterrebbe una maggior accettazione tra gli stati arabi ed una notevole influenza nel nord-Africa.

Sempre spinosa resta la questione palestinese. Il Marocco sostiene un accordo tra le parti ma ha sempre cercato di mantenere le distanze nella disputa mentre Israele con questa ed altre partnership, senza risolvere la questione palestinese, sta ottenendo non solo la “pace” con i paesi arabi ma anche intensi rapporti commerciali e di sicurezza con essi. I risultati delle ultime elezioni israeliane ed il continuo spostamento a destra potrebbe indebolire questo partenariato ma la mole degli investimenti è tale che difficilmente la cooperazione venga limitata.

Poco dopo la firma dell'accordo di normalizzazione, a luglio 2021, le compagnie aeree israeliane hanno introdotto il primo volo commerciale diretto Marrakech-Tel Aviv. Nell’agosto di quest’anno è stato anche raggiunto un accordo per riaprire l’ambasciata israeliana a Rabat per rafforzare la cooperazione nei settori del commercio e della difesa. Gli accordi prevedono anche l’esportazione di manodopera marocchina in Israele nel campo, soprattutto, dell’edilizia2.

Dalla sua indipendenza (1956) il Marocco ha combattuto due storici avversari quali il Fronte Polisario e l’Algeria. L’accesa rivalità con Algeri continua ancora e caratterizza anche la politica estera di entrambi i Paesi. La controversia tra Marocco, Algeria, Mauritania, Spagna e il Fronte Polisario su chi ha il legittimo diritto di controllare il territorio del Sahara occidentale ha portato ad un ingrandimento dell’esercito marocchino e ad un suo ammodernamento. Tuttavia, oggi, la preoccupazione maggiore per il Marocco deriva dalla vicina Algeria.

Agenzie di stampa riferiscono che Algeri abbia contattato la North Industries Group Corporation Limited (Norinco) per l'acquisto del lanciamissili balistici a corto raggio SY-400 (SRBM). Questo completerebbe il sistema missilistico balistico Iskander E (made in Russia) e i missili YJ-12B di fabbricazione cinese. Ciò rafforzerà significativamente la sua posizione regionale nell’instabile regione del Medio Oriente e del Nord Africa. D'altra parte, le tensioni tra Algeria e Marocco sono aumentate significativamente negli ultimi tempi, sopratutto a causa dell'intensificarsi delle attività di diversi gruppi di guerriglieri sul triplice confine tra Algeria, Marocco e Sahara occidentale. Il Marocco, dal canto suo, vuole competere in materia di sicurezza e difesa concentrandosi sull’efficacia e raffinatezza del suo esercito.

Ricordiamo che le spese militari pro-capite di Marocco e Algeria sono rispettivamente la quarta e la seconda nel mondo3.

L’Algeria è il più importante acquirente di armi russe mentre il Marocco coltiva un rapporto di cooperazione avanzato con istituzioni militari americane e ha una lunga storia di acquisizione ed interoperabilità con le forze armate statunitensi, inglesi (vedasi articolo "Esercitazioni britanniche e 'gatto selvaggio'") e francesi.

Sebbene il Marocco abbia, come appena detto, intensi rapporti militari di collaborazione con gli Stati Uniti e l'UE, Israele offre un ulteriore occasione di migliorare le proprie capacità. L'accesso del Marocco alla tecnologia israeliana quali UAV, le consente di fare un balzo in avanti nel potenziamento delle sue forze armate. Rabat dovrebbe acquisire cinque diversi tipi di droni: Heron, Hermes 900, WanderB, ThunderB, e Harfang. Dal trattato di normalizzazione, il Marocco ha acquistato un lotto di droni Harop (conosciuti come droni kamikaze, possono volare fino a nove ore, trasportare 20 kg di esplosivo e raggiunge una velocità massima di 225 nodi) per 22 milioni di dollari nel 2021. Pare che il Marocco abbia acquisito anche il Wing Loong I (cinese), il Bayraktar TB2 (turco), l’MQ-A1 Predator e l’MQ-9B Sea Guardian (americano).4 Esperti dicono che quest'ultimo, se utilizzato insieme al TB2 acquisito dalla Turchia, aiuterebbe l'esercito marocchino a superare l'S-300 algerino e potenzialmente il suo S-400.

Lo scorso anno il Marocco ha acquistato il sistema anti-droni israeliano Skylock Dome in grado di identificare e neutralizzare droni.5 A febbraio, invece, si è accordato con l’Israel Aerospace Industries (IAI) per il sistema di difesa aerea e missilistica Barak MX per 500 milioni di dollari. Il Barak MX è un sistema di difesa missilistica flessibile e modulare che protegge i soldati da caccia nemici, missili da crociera, missili balistici, droni ed elicotteri. Il sistema offre tre tipi di intercettori: il Barak-MRAD, che intercetta missili fino a 35 chilometri; il Barak-LRAD, che può raggiungere obiettivi fino a 70 chilometri di distanza; e il Barak-ER, con un'autonomia estesa di 150 chilometri.6

L'accordo di cooperazione militare con Israele prevede anche un piano per la costruzione di due fabbriche di UAV in Marocco, nella regione di Al-Aoula, per la produzione di droni Harop che sarebbero etichettati come di fabbricazione marocchina.

Il Marocco, con i sempre più crescenti rapporti con Israele, mira a rafforzare la sua influenza nella regione nel nord-Africa, in particolare rispetto a quella dell'Algeria e ciò va ad intersecarsi con la volontà di Algeri di contrastare efficacemente Rabat sulle ambizioni nel Sahara occidentale nonché quella di un maggior peso politico in Africa ma non solo.

Questo genera tensioni diplomatiche tra due stati super armati. Dall’agosto 2021, ovvero da quando si sono spezzati i rapporti diplomatici, la reciproca ostilità, il sostegno popolare galvanizzato da una costante politica di retorica improntata sull’espansione dei propri armamenti, la disputa nel Sahara occidentale nonché le aspirazioni di leadership continentale non lasciano presagire niente di buono per il prossimo futuro.

La sottoscrizione degli Accordi di Abramo da parte del Marocco, ha visto ampliare i propri fini iniziali ovvero quello di garantirsi l’appoggio statunitense sulla questione Sahara occidentale ed una forte cooperazione con Israele. Come precedentemente anticipato, è evidente una ricerca di affermazione nella regione nordafricana e ciò può passare attraverso il suo allineamento con l'asse Israele-USA contro l'Iran.

La competizione algerino-marocchina si espande, sempre più, anche nel Sahel dove Stati Uniti e UE hanno interessi più o meno dichiarati. Staremo a vedere...

1www.northafricapost.com

2www.thearabweekly.com

3www.propublica.com

4www.statista.com

5www.en.globes.co.il

6www.en.iai.co.il

Foto: Israel Defense Forces

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