Africa, nuovi poteri alla ricerca di spazi (seconda parte)

(di Enrico Magnani)
24/07/23

Arabia Saudíta

Con l'ascesa di Mohamed bin Salman a principe ereditario e in realtà già sovrano del paese1, la politica saudita sta subendo una graduale trasformazione, non solo nella politica estera ma anche in temi che sembravano intoccabili come le libertà individuali, i diritti delle donne e una iniziale apertura al turismo2.

Nel caso dell'Africa sub-sahariana, fino a poco tempo fa l'Arabia Saudita non aveva avuto una politica estera specifica, coerente e con una proiezione a lungo termine, se non la promozione, che risaliva agli anni ’60, del rito wahabita presso le popolazioni islamiche del continente3. Questo con l’obiettivo di sabotare la propaganda nasseriana, laica e socialisteggiante.

Da una decina di anni, l’instabilità dello Yemen e del Sudan, la fragilità dell’Egitto sono i drivers del nuovo dinamismo di Riyadh. In questo emergono profonde differenze con l’approccio e la percezione (e quindi il modus operandi) dell’Arabia Saudita, rispetto a quello dei suoi maggiori competitors (UAE e Qatar) e sono prevalenti le questioni geografiche4.

Sullo sfondo della guerra nello Yemen, attualmente in una situazione di fragile cessate il fuoco, la regione del Corno d'Africa ha assunto una rilevanza geostrategica eccezionale per l'Arabia Saudita, dal momento che i paesi di quest'area sono diventati elemento rilevante per la sicurezza di Riyadh che ha intrattenuto legami anche di tipo storico con quella regione.

Le incertezze strategiche di Washington5 che, avendo raggiunto l'autonomia energetica, ha un interesse meno forte verso le vicende della regione6, lasciano un gap e l'Arabia Saudita si è trovata costretta ad adottare un approccio differente nel Corno d'Africa (e nel continente) per proteggere i propri interessi nazionali.

A differenza di EAU e Qatar, l’Arabia Saudita è geograficamente prossima al Corno e si affaccia direttamente sul Mar Rosso. Ogni fenomeno di instabilità in quelle aree può impattare sulla sicurezza di Riyadh che deve agire con maggiore prudenza.

Riyadh vede un legame tra lo Yemen e il Corno d'Africa e, da quando ha avviato le operazioni militari contro gli Houti, dal marzo 20157 l’importanza della regione per la sicurezza nazionale saudita è centrale.

Pertanto, l'Arabia Saudita ha esercitato pressioni sui vari governi dei paesi del Corno affinché forgiassero un'alleanza e si unissero alla coalizione anti-Houthi nello Yemen.

Sudan, Eritrea e Somalia aderirono all'asse militare guidato dall'Arabia Saudita, inviando anche se in maniera intermittente, contingenti di fanteria (che difetta nella struttura delle forze di terra di Riyadh). Ovviamente questo contributo è stato lautamente compensato, come nel caso del Sudan8.

Priorità nella politica regionale saudita è la risoluzione del conflitto nello Yemen, poiché negli ultimi anni questo è diventato un disastro economico e di sicurezza per Riyadh9. Il recente miglioramento dei contatti con l'Iran, sebbene ancora all’inizio è lo specchio della volontà politica dell'Arabia Saudita di superare diplomaticamente il conflitto, dal momento che una soluzione militare è oramai improbabile.

Il conflitto con gli Houti, non è la sola fonte di preoccupazione per l’Arabia Saudita in merito alla sicurezza complessiva dell’area tra il Mar Rosso e il Corno d’Africa: sono registrati flussi di migranti irregolari, contrabbando e traffici di droga, pesca illegale e pirateria. Riyadh nel 2016 ha siglato un accordo con Gibuti per costruire una base militare10 e rafforzare il controllo del traffico marittimo e petrolifero da e per il Mar Rosso che, tuttavia, si è indebolito quando gli EAU hanno preso il controllo, non concordato con le autorità yemenite, dell’isola di Socotra e successivamente di altre isolette di quell’arcipelago11.

Analogamente agli UAE, viste le medesime situazione geografiche e metereologiche, anche l’Arabia Saudita punta a massicci acquisti di terreni ad uso agricolo, sia nel Corno d’Africa che in altre parti del continente africano, alla luce della prevista crescita demografica12.

Lo strumento della politica di penetrazione e influenza è il Saudi Development Fund, una gigantesca istituzione che finanzia quasi tutto e che, solo per l’Africa, ha messo a disposizione oltre 4 miliardi di euro (di cui, però quasi la metà a favore dell’Egitto). Tra i beneficiari spiccano stati del Maghreb (Marocco e Mauritania), del Corno d’Africa e dell'Africa Orientale13 che registrano perdite sensibili, rappresentando, in ultima analisi, un problema politico per i progetti di espansione di Riyadh14. Con il sostegno finanziario e gli aiuti umanitari, i leader sauditi cercano di stringere alleanze politiche, presentandosi come affidabili garanti del sostegno alla politica di sviluppo e come generosi partner e donatori.

Nella sua policy di costruzione di uno schema di sicurezza complessiva, Riyadh è anche interessata alla adesione a - e creazione di - forum multilaterali. Un esempio di questa politica è il Consiglio degli Stati arabi e africani che si affacciano sul Mar Rosso e sul Golfo di Aden (conosciuto come "Consiglio del Mar Rosso"). Ha avuto origine nel gennaio 2020 su iniziativa saudita e comprende Egitto, Yemen, Giordania, Sudan, Eritrea, Gibuti e Somalia. L'obiettivo di questa associazione è migliorare il commercio e la sicurezza lungo questa via d'acqua, attraverso la quale scorre circa il 13% del commercio mondiale. Il forum finora non è riuscito a ottenere risultati significativi, ma funge da piattaforma per i sauditi per perseguire interessi di sicurezza comuni, coltivare lealtà regionali e consolidare legami in funzione antiraniana15.

Infine, va notato che l'Arabia Saudita non gode di un ruolo dominante come creatore di reti marittime e dipende in parte dall'infrastruttura degli EAU. Nel frattempo spinge significativamente per il rafforzamento delle sue forze navali16.

Riyadh ha in programma di investire di più nel settore della logistica, soprattutto nel Corno d'Africa, con l'obiettivo di alleggerire la propria dipendenza dagli EAU e anche di poter competere con la Cina nella regione. Per Pechino il Corno d'Africa è un centro strategico della Belt and Road Initiative, ha una base militare a Gibuti e grossi interessi in Kenya.

Qatar

Negli ultimi due decenni, il Qatar è diventato un attore internazionale di rilievo grazie alla sua posizione di primo produttore mondiale di gas naturale liquefatto. Le sue riserve, le terze al mondo dopo Russia e Iran, ne hanno reso possibile il rapido decollo economico. Ma il Qatar non è soddisfatto dello status di potenza energetica e dal punto di vista geopolitico cerca di emergere come potenza regionale e soprattutto sottrarsi alla egemonia saudita ed alla rivalità con gli UAE.

Proprio per la ricerca di una indipendenza strategica il Qatar si è lanciato in una spregiudicata politica estera, smarcandosi quanto più dalle iniziative saudite (come nello Yemen, dalla cui colazione anti-Houti Doha è uscita nel 2017), rendendo pubblica la sua distanza dall’Arabia Saudita17, avvicinandosi a Turchia (ospitandone importanti installazioni militari), essendo poco ostile nei confronti dell’Iran e sviluppando iniziative di mediazione come l’invio di forze di interposizione per il pattugliamento di una area contesa tra Eritrea e Gibuti (poi ritirate a causa dell’allineamento di questi due stati con l’Arabia Saudita e contro il Qatar stesso18).

Oltre a ciò il Qatar usa lo strumento finanziario della Qatar Investment Authority, che insieme a Qatar Airways ed Al Jazeera sono dei driver di influenza importanti.

L’azione diplomatica del Qatar in Africa, come l’apertura di ambasciate (negli ultimi anni il Qatar ha aperto più rappresentanze nell'Africa sub-sahariana di qualsiasi altro stato, ad eccezione della Turchia...) e la promozione di negoziati si scontra con il problema della insufficienza numerica e qualitativa del personale (non ancora sufficientemente esperto), come nei casi dei negoziati tra Eritrea e Sudan, Chad e Sudan, Eritrea e Gibuti (tutti con scadenti risultati, anche per l’influenza saudita che ha portato tutti questi paesi a schierarsi con Riyadh).

La Somalia, (assieme alla Libia) resta uno degli obiettivi della azione diplomatica, e non solo, del Qatar in Africa19. Mentre le relazioni con il Maghreb (Algeria, Marocco e Mauritania) sono antiche e consolidate con l’Africa subsahariana (con le notabili eccezioni di Sudan ed Eritrea), sono recenti e in via di ulteriore sviluppo, in primis con le nazioni produttrici di idrocarburi come Nigeria e Congo o realtà economiche solide come il Sudafrica.

Nell'area della sicurezza alimentare il Qatar - come i suoi vicini - dipende fortemente dalle importazioni di cibo e ha sviluppato grossi programmi agroalimentari sia nel Corno che in Africa Orientale. In qualità di fornitore di aiuti ufficiali allo sviluppo, i paesi dell'Africa subsahariana di cui il Qatar ha beneficiato maggiormente sono: Burkina Faso, Etiopia, Somalia, Sudan, Guinea, Mozambico, Congo, Senegal, Comore e Gibuti.

Il paese ha avuto un'influenza molto significativa sui conflitti in Yemen, Siria, Iraq o, recentemente, in Afghanistan, ospitando colloqui e negoziati. Tutto ciò ha fatto sì che i qatarioti siano diventati appetibili e, nonostante una normalizzazione con i suoi competitor regionali, le differenze restano e potranno riproporsi.

I qatarini mantengono importanti discrepanze con i sauditi e gli emiratini. Uno dei motivi principali è il riavvicinamento dei primi all'islam politico in generale e ai Fratelli Musulmani in particolare. Sauditi ed EAU, da parte loro, ritengono che questo gruppo intenda destabilizzare l'ordine stabilito nella regione.

Negli scenari scossi dalle rivolte delle primavere arabe, Arabia Saudita e Qatar si sono trovati a sostenere fazioni opposte o concorrenti; gli EAU si sono schierati con i sauditi (almeno in questo) e la pressione sul Qatar è aumentata.

Nel giugno 2017 c'è stata una crisi diplomatica: Arabia Saudita, EAU, Bahrain, Egitto e Giordania hanno interrotto le loro relazioni diplomatiche con il Qatar, che hanno accusato di interferire nella loro politica interna e di sostenere gruppi terroristici (in realtà il sostegno del Qatar ai Fratelli Musulmani è tutto tranne che ideologico ma "strumentale", visto l’obiettivo di sovvertire i modelli di questi stati prossimi a Riyadh). La chiusura delle frontiere e le limitazioni al traffico aereo e marittimo hanno provocato una crisi in Qatar che ha colpito anche l'approvvigionamento alimentare. Iran e Turchia hanno sostenuto il Qatar, creando un preoccupante sistema di alleanze e ostilità che ha portato a uno squilibrio nel già complicato assetto della regione. Il Qatar ha così iniziato a costruire un progressivo riavvicinamento con la Turchia, uno dei principali contestatori dei tentativi di affermazione della sua leadership regionale da parte dell'Arabia Saudita, e con l'Iran (allora) principale nemico dei sauditi.

Questa rivalità si è trasferita nel vicino Corno d'Africa e Sudan, Gibuti, Eritrea, Etiopia e Somaliland sono stati più vicini all'Arabia Saudita e agli EAU durante la crisi diplomatica del 2017, mentre la Somalia ha adottato una posizione neutrale per non mettere in pericolo le sue buone relazioni economiche con il Qatar e la Turchia20.

Durante i quattro anni in cui è stato in vigore il blocco, Arabia Saudita ed EAU hanno ottenuto un tiepido sostegno nei paesi africani (certamente non in proporzione degli aiuti erogati da Riyadh e Dubai) e la scelta della neutralità è stata vista come un sostegno di fatto del Qatar.

Nella sensibilissima Somalia, la rivalità tra Qatar ed EAU impattato negativamente sulle già difficili relazioni tra Mogadiscio e le regioni autonome di Somaliland e Puntland a causa della crescente presenza economica e militare degli EAU in quelle regioni di fatto indipendenti che il governo cerca di riassorbire nella struttura federale. In ogni caso, il riavvicinamento tra Qatar, Arabia Saudita ed EAU nel gennaio 2021 ha innescato la fine del blocco e il ritorno alle relazioni diplomatiche, ha permesso ai Paesi africani di migliorare i rapporti con entrambe le parti sottraendoli alla sgradevole situazione di dover scegliere tra due "linee di finanziamento" (come avvenuto in Marocco).

Conclusioni

L'espansione delle rivalità esistenti nel Golfo al Corno d'Africa, dove ve ne sono già troppe, non è un fatto positivo e rischia di estendersi al resto del continente. Arabia Saudita, EAU e Qatar consolidano progressivamente la loro presenza. Le rivalità tra questi attori saranno più accese nella fascia che va dall’Egitto al Corno d’Africa, dove per il controllo della sicurezza e della navigazione del Mar Rosso e del Golfo di Aden sono fondamentali la stabilità interna, interessi commerciali e sicurezza alimentare: possibili solo se si è "presenti" su entrambe le sponde.

Leggi: "Africa, nuovi poteri alla ricerca di spazi (prima parte)"

1 Hubbard B., MBS: The Rise to Power of Mohammed bin Salman, The Duggan Books, 2020

2 UNWTO opens first regional office in ME, http://tourismbreakingnews.ae/tag/unwto/page/2/. Originariamente l’Arabia Saudita voleva il trasferimento a Riyadh dell’agenzia specializzata dell’ONU che si occupa di turismo e che ha sede a Madrid, ma non è riuscita a sormontare la durissima opposizione spagnola e di una maggioranza di blocco, dovendosi ‘accontentare’ dell’apertura del primo ufficio regionale dell’organizzazione in Medio Oriente; questo anche se diverse voci insistono che questo sarebbe il preludio di una nuova e più organizzata offensiva diplomatico-finanziaria

3 Lugan B., Sahel: islam africain contre islam wahhabite, https://fr.le360.ma/politique/sahel-islam-africain-contre-islam-wahhabite_GJPVADTUF5GOBAEXDZK2323PZE/, Le 360.ma, 18.07.2023

4 Sons S., Between Power Projection and Regional Rivalries. Saudi Arabia’s Engagement in the Horn of Africa, https://www.megatrends-afrika.de/assets/afrika/publications/policybrief/MTA-PB_Sons_Saudi_Arabia_HoA_final.pdf, Megatrends Africa, Dec. 2022; Berman I., Here Comes Saudi Arabia’s African Offensive, https://nationalinterest.org/blog/middle-east-watch/here-comes-saudi-arabia%E2%80%99s-african-offensive-138237, The National Interest, March 2020

5 Panikoff J., Shifting Priorities: The US and the Middle East In a Multipolar World, https://www.ispionline.it/en/publication/shifting-priorities-us-and-middle-east-multipolar-world-35692, ISPI, 08.07.2022

6 Full U.S. Energy Independence Could Have Huge Ramifications For The Middle East, https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Full-US-Energy-Independence-Could-Have-Huge-Ramifications-For-The-Middle-East.html, Oil price, 10.01.2023

7 INEE, Conflict Analysis Summary- Yemen, https://inee.org/sites/default/files/resources/PBEA-Conflict-Analysis_Yemen_201405.pdf, March 2014; Robinson K., Yemen’s Tragedy: War, Stalemate, and Suffering, https://www.cfr.org/backgrounder/yemen-crisis, CFR, 01.05.2023; Todman W., The Gulf Scramble for Africa, https://www.csis.org/analysis/gulf-scramble-africa-gcc-states-foreign-policy-laboratory, CSIS, Nov. 2018

8 Cafiero G., Sudan gets $2.2B for joining Saudi Arabia, Qatar in Yemen war, https://www.al-monitor.com/originals/2015/11/sudan-saudi-arabia-war-yemen-houthi-economy.html#ixzz87qiozFs0, Al Monitor, 23.11.2015

9 Juneau T., Negotiating Saudi Arabia’s defeat and the Houthi victory in Yemen, https://warontherocks.com/2023/05/negotiating-saudi-arabias-defeat-and-the-houthi-victory-in-yemen/, War on the rock, 15.05.2023

10 Djibouti agrees to a Saudi military base on its territory, https://english.alarabiya.net/News/gulf/2016/12/04/Djibouti-agrees-to-a-Saudi-military-base-on-its-territory, Al Arabiya, 04.12.2016

11 Yemen says UAE building new military base in occupied Socotra Archipelago, https://new.thecradle.co/articles/yemen-says-uae-building-new-military-base-in-occupied-socotra-archipelago, The Cradle, 01.04.2023

12 l'attuale popolazione saudita è di trentadue milioni raggiungerà quasi i quarantacinque milioni entro il 2050

13 https://data.ksrelief.org/

14 Saudi Public Investment Fund reports $11 billion loss for 2022, https://www.al-monitor.com/originals/2023/07/saudi-public-investment-fund-reports-11-billion-loss-2022#ixzz87MdCcxJR, Al Monitor, 13.07.2023

15 Custers D., Red Sea Multilateralism: Power Politics or Unlocked Potential, https://www.stimson.org/2021/red-sea-multilateralism-power-politics-or-unlocked-potential/, Stimson Center, 07.04,2021. In questa ottica, ma in misura più ampia, si può leggere l’adesione di Riyadh, non solo al G-20, ma anche al SCO e alla prossima ventilata adesione al BRICS

16 Saudi Naval Expansion Programme II: Modernising the Royal Saudi Navy, https://www.defenceiq.com/air-land-and-sea-defence-services/news/snep-ii-modernisation-of-saudi-arabias-navy, Defenceiq, 20.08.2018

17 Qatar pulls out of Saudi-led coalition on Yemen, https://www.trtworld.com/mea/qatar-pulls-out-of-saudi-led-coalition-on-yemen-7695, TRT, 06.06.2017

18 Qatar withdraws troops from Djibouti-Eritrea border mission, https://www.reuters.com/article/us-gulf-qatar-djibouti-idUSKBN1950W5, Reuters, 14.01.2017

19 Bergman R. and Kirkpatrick D., With Guns, Cash and Terrorism, Gulf States Vie for Power in Somalia, https://www.nytimes.com/2019/07/22/world/africa/somalia-qatar-uae.html, NYT 22.07.2019; Kenez L., Qatari officers train Somali soldiers in Turkey, https://nordicmonitor.com/2022/01/qatari-officers-train-somali-soldiers-in-turkey-angering-somalian-opposition/, Nordic Monitor, 14.01.2022; Qatar dispatches hundreds of Somali mercenaries to Libya, https://www.egypttoday.com/Article/1/90106/Qatar-dispatches-hundreds-of-Somali-mercenaries-to-Libya, Egypt today, 26.07.2020

20 Johnson H. F., Gulf States Are Making Their Way to the Horn of Africa, https://blogs.prio.org/2019/10/gulf-states-are-making-their-way-to-the-horn-of-africa/#:~:text=Gulf%20States%20Are%20Making%20Their%20Way%20to%20the%20Horn%20of%20Africa; PRIO 28.10.2019; Intra-Gulf Competition in Africa’s Horn: Lessening the Impact, https://www.crisisgroup.org/middle-east-north-africa/gulf-and-arabian-peninsula-horn-africa-turkiye/intra-gulf-competition, ICG, 19.09.2029

Foto: GOV.SA / web