Anche in Tunisia manifestazioni contro politica e crisi economica

(di Antonino Lombardi)
28/10/22

Tunisi. Fine settimana di scontri1 tra polizia e manifestanti quello del 14-16 ottobre scorso. Alle proteste dovute alla grave crisi economica e politica del Paese si aggiungono quelle causate dalla morte, di un ragazzo di 24 anni, avvenuta dopo aver subito lesioni alla colonna vertebrale durante un inseguimento della polizia. Nei quartieri più poveri della capitale Ettadhamen e Intilka si sono concentrati gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che in assetto antisommossa hanno cercato di disperdere la folla con gas lacrimogeni.

Il Paese soffre una condizione di grave crisi economica dove beni di prima necessità e carburante scarseggiano. La situazione politica, inoltre, da quando il presidente Kais Saied ha preso il potere e sciolto il parlamento nel 2021 è sempre più labile.

Da molti, la presa del potere di Saied, è stata considerata un vero e proprio colpo di stato2. Il 25 luglio 2021, il presidente aveva sospeso il parlamento e destituito il premier vanificando il processo democratico del paese, l’unico dopo la rivoluzione del 2011. Il 22 settembre 2021, il presidente tunisino aveva emanato, inoltre, la Decisione 117 con la quale sospendeva la costituzione adottata a seguito dei moti del 2011 che avrebbe dovuto inaugurare una nuova forma di governo democratico.

Subito dopo Saied aveva nominato primo ministro Najla Bouden Romdhane, prima figura femminile a ricoprire questo incarico nel mondo arabo ed un nuovo esecutivo che si era prefissato di contrastare la corruzione, incoraggiare l’economia e rafforzare la legittimità delle istituzioni tunisine.

Anche il contrasto al terrorismo di matrice islamica resta un obiettivo del governo. Nonostante la frequenza degli attacchi sul territorio si siano ridotte dal 2016, grazie anche alle operazioni militari condotte dalle forze armate tunisine e al rafforzamento della cooperazione con stati stranieri, il rischio di nuovi eventi terroristici resta alto. 

Le manifestazioni di questi giorni sono accompagnate da slogan contro il presidente Kais Saied di cui se ne chiedono le dimissioni.

A metà settembre Kais Saied ha emanato una legge elettorale che riduce, ma non pone fine, al ruolo dei partiti politici in un parlamento riformato che avrà meno poteri in base a una costituzione approvata a luglio3. Essa stabilisce un regime iperpresidenziale in contrasto con quello in vigore dal 2014, che limitava il ruolo del capo dello stato per evitare regimi come la dittatura di Zine el-Abidine Ben Ali. Il nuovo testo non prevede una procedura per l'impeachment del presidente. Esso nomina il capo del governo e i ministri e può destituirli senza troppe formalità.

È vero che parte della popolazione aveva accolto favorevolmente la presa del potere da parte di Saied delusi dai politici corrotti che si erano insediati dopo la rivoluzione del 2011 ma, la grave crisi economica acuita senza dubbio anche dal conflitto russo-ucraino, ha portato il popolo all’esasperazione.

Molti partiti tra cui il Fronte di Salvezza Nazionale hanno preannunciato che boicotteranno le elezioni del prossimo dicembre in cui si dovrà eleggere un nuovo parlamento con poteri limitati.

I produttori alimentari tunisini stanno affrontando una carenza di ingredienti di base, che porta a carenze sugli scaffali dei supermercati e minaccia di chiudere le aziende di trasformazione alimentare.

Il governo ha raggiunto, con il Fondo Monetario Internazionale, un accordo che consente il prestito di quasi 2 miliardi di dollari. In cambio il governo tunisino si è impegnato per mettere un atto un programma di riforme che dovrebbero intervenire per mitigare la grave crisi in atto.

1www.mosaiquefm.net

2 reuters

3 Il 94,6% degli elettori ha votato "sì" all'adozione della nuova costituzione proposta dal presidente Kaïs Saïed. Affluenza pari al 30,5%.

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Foto: Anadolu Agency

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