Un nuovo fucile da battaglia per lo Zio Sam

(di Tiziano Ciocchetti)
12/06/17

L’Esercito degli Stati Uniti è alla ricerca di un uovo fucile d’assalto in sostituzione della carabina M4A1 calibro 5,56x45.

Inizialmente la richiesta era incentrata sulla realizzazione di un’arma in calibro 7,62x51 per tiratori esperti di squadra (marksman), successivamente la richiesta si è evoluta in un programma di più ampio respiro, noto come Interim Battle Rifle, da distribuire ai Brigade combat team.

L’inadeguatezza del calibro 5,56x45 agli scenari operativi – nonostante negli ultimi anni si faccia ampiamente ricorso a palle da 77 grani in luogo di quelle standard da 62 – emerge fin dall’inizio dell’invasione americana dell’Afghanistan (7 ottobre 2001). Le grandi distanze d’impiego mettono in risalto le basse prestazioni balistiche della carabina M4 - peraltro penalizzata, nella versione più compatta, da una canna lunga solo 10,5 pollici – nonché l’inefficacia della palla M855A1, dallo scarso potere d’arresto.

Negli Alti comandi militari si comincia a riflettere sull’adozione di un calibro più pesante; inizialmente sono le forze speciali (maggiormente duttili nell’adozione di nuovi equipaggiamenti rispetto ai reparti convenzionali) a fare da apripista, sia utilizzando direttamente la famiglia di fucili d’assalto della serie AK in calibro 7,62x39 - dalle prestazioni balistiche superiori rispetto al 5,56 - sia adottando una nuova arma nello stesso calibro (la carabina SR47 della Knight’s Armament).

Appaiono comunque soluzioni di compromesso, si percepisce sempre più la necessità – non solo tra le fila americane ma anche tra gli alleati impegnati nei combattimenti contro i talebani – di inserire almeno un militare armato con un battle rifle, nel vecchio calibro 7,62x51, nelle squadre di fanteria.

Tale necessità comporta la reintroduzione in servizio dellM14 Enhanced battle rifle (versione modificata dell’originale con una nuova calciatura in alluminio e slitte picatinny - foto a dx), tuttavia si tratta di una soluzione ponte, in quanto si tratta di modifiche apportate a un’arma con più di mezzo secolo di vita (tra l’altro nata dalla conversione dell’M1 Garand).

Nel corso degli ultimi anni l’Esercito americano ha introdotto in servizio diversi modelli, per colmare il gap tra il fuciliere assaltatore e lo sniper, come l’M110 Sass, l’H&K 417, l’H&K G28 e l’FN Scar 17 full auto dello SOCOM.

Quest’ultimo fucile è il prodotto di un requisito espresso dal Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti circa la necessità di avere un sistema d’arma modulare multi calibro. La gara è stata vinta dalla belga FN con lo Scar 16 (Mk 16), in calibro 5,56x45, e lo Scar 17 (Mk 17), in calibro 7,62x51.

Proprio in seguito alle valutazioni risultate dall’impiego operativo del calibro più leggero, la produzione dello Scar 16 è stata sospesa, privilegiando l’adozione dell’arma più pesante.

A partire dal 2007 la fabbrica d’armi Beretta ha sviluppato un sistema d’arma per la fanteria, successivamente adottato dalle Forze Armate italiane.

Dopo aver prodotto un fucile d’assalto in calibro 5,56x45 (ma convertibile anche nel calibro russo 7,62x39), l’ARX 160, la Beretta ha lanciato sul mercato un battle rifle l’ARX 200 (foto sotto) in calibro 7,62x51 (nel 2015 l’Esercito italiano ha finanziato l’acquisizione di 800 esemplari).

Il fucile è stato progettato per ingaggiare bersagli fino a 600/700 metri (la cadenza di tiro full-auto è di 550/620 colpi al minuto), con una canna da 20 pollici e caricatore da 20 copi in polimeri realizzato direttamente dalla Beretta. Una caratteristica costruttiva rilevante è l’abbinamento tra i tecnopolimeri e l’alluminio, soluzione che consente di ottenere una struttura più rigida e robusta nonché favorire la dispersione del calore che si genera durante i cicli sostenuti di fuoco.

Il calcio è estensibile e regolabile su quattro posizioni, mentre il poggia guancia è regolabile su tre posizioni (con poggia spalla in gomma per migliorare la tenuta tra la spalla e il fucile).

La canna è di tipo free flotting – flottante – con una vite di bloccaggio nella parte inferiore; rispetto al modello più leggero non è previsto il cambio rapido della canna, operazione che può essere eseguito soltanto da armieri specializzati con le attrezzature adatte. I tecnici della Beretta indicano una vita operativa della canna pari a 15000 colpi.

La finestra di espulsione dei bossoli è unica e posizionata su lato destro, il sistema è progettato in modo tale che la traiettoria del bossolo non investa il volto dei tiratori mancini.

Sulla parte superiore del fucile si trova una lunga slitta picatinny per le ottiche di puntamento – eventualmente accoppiate con camere termiche o visori notturni - a cui se ne aggiunge un’altra laterale per altri accessori.

Il peso dell’arma a vuoto è di 4,1 kg, un aumento di circa 0,8 kg rispetto all’ARX 160 a causa della canna più lunga e di spessore maggiore, così come più pesante è il sistema otturatore-portaotturatore.

Attualmente i requisiti espressi da parte dell’Esercito americano parlano di un’arma con struttura in polimeri, canna intercambiabile da 16 e 20 pollici, peso a vuoto inferiore ai 5 kg, comandi ambidestri, caricatore con capacità di 20 colpi.

L'ARX 200 potrebbe costituire una valida soluzione alla ormai ventennale ricerca americana di un battle rifle da schierare sui campi di battaglia.

(foto: U.S. Army / Beretta Defense Technologies)