L’Arma di Fanteria: la Regina di tutte le battaglie - Prima puntata: "il capitano"

(di Gianluca Celentano)
18/03/22

Se avete svolto il servizio militare nell’Esercito come reclute o volontari, significa che anche voi, almeno per quattro settimane, siete stati “Fanti” anche se incorporati in qualche specialità della Fanteria. In tre parole, un grande onore!

Infatti la più antica Arma nella storia degli eserciti conta il più alto tributo di sangue tantoché la Fanteria italiana durante la cerimonia del 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica, ha bisogno di due militari per sorreggere il suo ampio Medagliere. Oggi conta 2 Ordini militari di Savoia, 86 Medaglie d'oro al Valor Militare alle Bandiere di Guerra dei Reggimenti di Fanteria e ben 855 Medaglie d'oro al Valor militare.

Ecco perché la Fanteria è soprannominata Regina di tutte le Battaglie, un’Arma duttile e specializzata che è alla base di qualsiasi reparto operativo sul campo ed è dotata di un’etica e una filosofia d’azione in continua evoluzione. Le sue radici come Arma dell’Esercito risalgono all’istituzione della forza armata (4 maggio 1861), mentre il concetto di Fanteria come organizzazione delle masse per la difesa e l’attacco ci portano, pensate un po', all’inquadramento di formazioni ordinate adottato dai Sumeri, dagli Assiro-Babilonesi ed Egizi.

Poliedrica e operativa

Le sue specialità funzionali costituiscono già di per sé il concetto di forza armata abbracciando i tre contesti cardinali nell’ambito della difesa, terra, cielo e mare. Quindi al di là dell’enfasi, delle peculiarità e dall’ardimento custodito gelosamente e proprio di ogni specialità, granatieri, bersaglieri, alpini, paracadutisti o lagunari sono prima di tutto Fanti.

Per evitare che la Cavalleria scomparisse per problematiche di bilancio o inglobata nella Fanteria, qualcuno pensò di togliere i carristi dalla Fanteria e di farli diventare una specialità di Cavalleria che, così rivitalizzata, poté organizzarsi con gli attuali reggimenti.

Inoltre, l’importante platea dei mezzi tattici che abbiamo trattato sin ora, appartengono proprio all’Arma di Fanteria o alle sue specialità.

Il valore sul campo

Un intraprendente e misterioso “capitano d’Accademia” a cui è seguita una brillante carriera, mi ha rilasciato un lungo, dettagliato racconto di vita reale e operativa del Fante. Lo condividerò in tre puntate. Chissà quanti rivivranno emozioni o si riconosceranno nelle sue parole. Se avrete il piacere di seguire gli episodi, ci sarà senz’altro un finale di grande considerazione per i fanti.

Vi assicuro che nulla è romanzato e, forse, i giovani ufficiali, sottufficiali e graduati potranno apprezzarlo facendo un confronto tra le attività - all’epoca - del Partito Azzurro (NATO) contro il Partito Arancione (il Patto di Varsavia) e le attuali strategie.

Vi anticipo che sono le tre “C le figure peculiari di questa storia: il caporale, il capitano e il colonnello.

La giornata di un capitano di Fanteria nel 1980

L’aria del primo mattino passa sulle colline innevate, visibili in lontananza sulla sinistra dello schieramento, ed arriva tersa e frizzante sui mezzi dei plotoni attestati sulla base di partenza.

Il vento fa oscillare con uno strano effetto la rete mimetica stesa sul portello appena socchiuso del capocarro mitragliere. Attraverso la fessura il capitano, in piedi nel vano di carico del VTC M113 adibito a posto comando di compagnia, sposta di continuo lo sguardo tra l’orologio ed il binocolo puntato sugli obiettivi duemila metri davanti a lui.

Mancano cinque minuti, trecento battiti che può sentire scorrergli addosso, come se il cuore pompasse il sangue seguendo il ritmo della lancetta dei secondi. Dà l’ennesima occhiata agli ufficiali di collegamento stipati nel vano di carico del VTC: uno della sezione da 155/231 e l’altro del plotone mortai da 120 su M1062 avuti in rinforzo. Nell’angusto spazio coglie anche lo sguardo del FAC3, un tenente pilota che il capitano aveva voluto imbarcare assieme agli altri nel VTC e che avrebbe diretto la coppia di G91Y4 in CAS5 sul caposaldo nemico.

Già, il caposaldo. L’obiettivo assegnato al complesso minore meccanizzato6 del capitano era un caposaldo di plotone articolato su quattro centri di fuoco7, ciascuno con BMP-18, e rinforzato da una coppia di T-72A9. Il nemico, allo scopo di risparmiare localmente forze da impiegare in altri settori, si era disposto per la difesa ad oltranza approntando postazioni scavate in fretta, durante la notte, su un fronte di 400 metri ed una profondità di 300, dietro un ostacolo naturale giudicato difficilmente superabile da mezzi corazzati: il letto di un fiume in secca, dalle sponde ripide, largo una decina di metri.

La coppia di T-72 era invece pronta ad intervenire sulla destra, dove le sponde basse definivano un ampio avvallamento, traccia di un vecchio guado e facile via di penetrazione per mezzi ruotati e cingolati. I rapporti pervenuti dall’intelligence segnalavano la presenza di due M194310 e la mancanza di campi minati protettivi. Quest’ultimo particolare era stato anche confermato dalle pattuglie esploranti rientrate prima dell’alba.

Un’altra occhiata all’orologio: quattro minuti all’inizio dell’attacco. Il capitano ricambia gli sguardi ansiosi dei due caporali radiofonisti, ciascuno accovacciato davanti alle radio ed alle tabelle con nominativi e frequenze, principali e di riserva, delle maglie radio. I grafici dei collegamenti riportano, dentro cerchi collegati da linee, il nominativo reale e quello in codice dei posti comando delle unità dipendenti, superiori, laterali e in retroguardia. Sulle linee sono scritte le frequenze.

Il capitano è fissato con le radio: durante le esercitazioni è solito simulare a sorpresa un disturbo di EW11 schiacciando il pulsante di trasmissione e mandando una portante continua: i radiofonisti devono sempre portare uno zaino con batterie e microfoni di scorta ed essere pronti a passare sulla frequenza di riserva.

Come il comandante di squadra anche i radiofonisti erano caporali che ricoprivano un incarico di particolare importanza. Il capitano perciò esigeva che il grado di caporale fosse conferito ad uomini dotati di intraprendenza, senso del dovere e prontezza di spirito perché, ne era convinto, rappresentava una delle tre C che, come gli avevano insegnato i vecchi comandanti, costituivano le colonne portanti della struttura militare: il caporale, il capitano ed il colonnello.

(Continua)

L’Arma di Fanteria: la Regina di tutte le battaglie - Seconda puntata: "complesso minore meccanizzato"

L’Arma di Fanteria: la Regina di tutte le battaglie - Terza puntata: "termina la giornata del capitano"

1 Sezione su due obici da 155/23. L’obice da 155/23 è a traino meccanico, ha una gittata di 15 km ed una celerità di tiro max di 3 colpi al minuto. Per il funzionamento, ogni obice ha 10 serventi.

2 Versione modificata del Veicolo da Trasporto e Combattimento (VTC) M113. Nel vano per il trasporto del personale vi è una piastra rotante con treppiede per mortaio da 120 mm. L’arma può sparare attraverso il portellone sul tetto, allargato, con un campo di tiro di 90°. Il mortaio da 120 ha una gittata di 6500 metri.

3 Forward Air Controller. Controllore Aereo Avanzato dislocato con l’arma base. Dispone di apparato radio per il collegamento con i velivoli.

4 Cacciabombardiere bimotore a reazione da attacco al suolo, armato con due cannoni da 30 mm. Può trasportare armamento di vario tipo. Per le missioni CAS dispone di due pod lanciarazzi SNEB con 36 razzi da 68 mm HEAT (High Explosive Anti Tank).

5 Close Air Support. Missione di appoggio aereo ravvicinato in corrispondenza della FLOT (Forward Line of Own Troops).

6 Unità costituita con forze assegnate per lo svolgimento di una specifica missione. Il complesso minore meccanizzato è, di solito, composto da una Compagnia fucilieri meccanizzata rinforzata con unità carri, mortai, artiglieria, genio, ecc..

7 Insieme di postazioni (coppia di fucilieri) e di appostamenti (mitragliatrice con capoarma e portamunizioni) scavati ed organizzati in modo da reagire al fuoco in settori di tiro assegnati e con direzioni di tiro automatiche.

8 Veicolo Trasporto Truppe armato con cannone da 73 mm ad anima liscia ed una mitragliatrice coassiale da 7,62 mm. Ha un equipaggio di tre persone e trasporta una squadra fucilieri di 8 uomini che accedono al vano di carico da due porte posteriori.

9 Carro armato da 41 ton, con equipaggio di 3 uomini, armato con cannone da 125 mm ad anima liscia, 2 mitragliatrici: una controaerea da 12,7 mm brandeggiabile in torretta ed una da 7,62 coassiale col cannone.

10 Mortaio da 120 mm. Ha una gittata di 5700 metri.

11 Electronic War: insieme di attività volte a disturbare od impedire i collegamenti radio del nemico.

Immagini: Difesa Online (Bala Murghab: "la battaglia dimenticata" https://youtu.be/JGQfm6ivJ6I?t=5516) / U.S. Army / NATO / web

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