L’Arma di Fanteria: la Regina di tutte le battaglie - Terza puntata: "termina la giornata del capitano"

(di Gianluca Celentano)
01/04/22

Siamo arrivati all’ultimo episodio del lungo racconto del “nostro capitano”. Tre puntate programmate che hanno inevitabilmente risentito del susseguirsi di notizie provenienti dall’Ucraina.

L’ultimo episodio del racconto, anticipa il mese più importante per la Regina di tutte le Battaglie, cioè maggio, dove nella giornata del 24 si celebra la Festa dell’Arma di Fanteria italiana.

È un po' difficile parlare di festa in questo momento, ma è comunque un’occasione per ricordare le vittime dell’Arma di Fanteria, sottolineando che sono proprio i nostri militari a essere impegnati nei conflitti decisi da chi le stellette non le porta e forse non le ha mai portate.

Chi è il capitano?

Sicuramente un affidabile, pluridecorato e capace generale di corpo d’armata (oggi in congedo). Ho provato più volte a domandargli se potevo fare riferimento al suo ruolo e al suo nome, ma come si addice a certe domande poste al mondo militare, le mie richieste venivano ricambiate da una sorta di vaghezza dissuasiva. Mi sono domandato perché e ho fatto qualche altro tentativo, ma nulla da fare. Il capitano, che adesso avete compreso essere un generale, parla molto rapidamente con termini militari ai quali ammetto non è facilissimo star dietro. Essendo, però, un simpatico toscanaccio nel DNA è riuscito a trovare esempi in grado di sciogliere le mie incomprensioni. Poi ho colto la sottile ironia del generale, arrivando alla conclusione che è alla base filosofica dell’ufficiale di Fanteria.

La conclusione più bella e storica impressa su un cippo del Sacrario di Redipuglia, così come all’ingresso dell’80° fanteria Roma“Che t'importa il mio nome? Grida al vento: Fante d'Italia! e dormirò contento”.

Il capitano ultimo episodio

Le squadre fucilieri iniziano gli sbalzi verso le postazioni nemiche. Gli uomini alternano fuoco e movimento: le coppie di fucilieri si alzano, corrono a zig zag per tre secondi poi vanno a terra e rotolano un po’ a destra e un po’ a sinistra mentre le mitragliatrici fanno fuoco. Poi le coppie a terra aprono il fuoco mentre i mitraglieri fanno lo stesso movimento. I fucilieri sono sulla linea rossa.

Il ponte del Biber è pronto, comunica il tenente che comanda il nucleo carri. Il capitano scorre sulla tabella i nomi in codice per dare l’ordine al plotone controcarri di spostare il tiro sui T-72 ed ai Leopard di superare il fossato per ingaggiare da vicino i BMP-1.

I fucilieri sono ad una ventina di metri dalle postazioni nemiche. Innestano le baionette sui fucili. Nel frastuono si sente distintamente l’urlo “bomba” con cui i comandanti di plotone ordinano il lancio simultaneo delle bombe a mano. Appena esplose, gli uomini scattano in piedi e corrono sparando sulle posizioni nemiche.

I VTC del plotone di rincalzo superano per primi il fossato passando sul ponte lanciato dal Biber, seguiti da quelli dei plotoni avanzati che penetrano nel caposaldo nemico per reimbarcare le squadre fucilieri che, terminato nel frattempo l’assalto, stanno eseguendo il rastrellamento.

Le squadre procedono con cautela, affiancate dal plotone controcarri sulla destra e dai Leopard a sinistra. Il plotone di rincalzo avanza in profondità con formazione a cuneo ed i VTC dopo 500 metri abbassano le rampe senza fermarsi.

I fucilieri saltano fuori e, procedendo a sbalzi, si avvicinano alle postazioni degli M-1943 che assaltano con le stesse procedure dei plotoni avanzati.

Il capitano a bordo del VTC ha seguito tutte le azioni da vicino. Si fa passare dal radiofonista il microfono della radio collegata con l’aliquota logistica e pronuncia il codice che significa “raggiungere la nuova base di schieramento”. Il plotone di rincalzo conclude l’assalto ed inizia il rastrellamento.

Il capitano chiede per radio ai comandanti il rapporto codificato su: perdite, feriti, danni ai mezzi, consumo munizioni e carburante.

C’è un fuciliere in piedi per segnalare una bomba a mano inesplosa. Stanno arrivando i mezzi dell’aliquota logistica con le munizioni, le due autocisterne per i rifornimenti di gasolio e benzina e gli autocarri con le cucine da campo. Forse si potrà avere un pasto caldo dopo le giornate di razione K.

Un soldato del plotone avanzato di destra, che si è slogato una caviglia saltando fuori dal VTC, è trasportato con una barella di fortuna all’ambulanza che ha raggiunto il complesso minore. Il capitano si avvicina per rincuorarlo. Il sottotenente medico dice che è solo una distorsione, guarirà presto. È l’unico ferito dell’esercitazione a fuoco di complesso minore meccanizzato nell’attacco.

Le sagome di legno e cartone che rappresentavano le postazioni ed i difensori sono tutte bucherellate. Le sagome dei mezzi cingolati e corazzati sono scomparse, frantumate in mille pezzi anneriti dal fuoco.

La squadra cui tocca l’incombenza, assegnata a rotazione, provvede a raccogliere tutti i detriti di legno e cartone che vengono rinchiusi in sacchi di plastica e riportati in caserma.

Il capitano si guarda intorno, soddisfatto: si è conclusa una giornata di addestramento a fuoco della Fanteria nel poligono del Cellina – Meduna, provincia di Pordenone, Friuli Venezia Giulia.

FINE

L’Arma di Fanteria: la Regina di tutte le battaglie - Prima puntata: "il capitano"

L’Arma di Fanteria: la Regina di tutte le battaglie - Seconda puntata: "complesso minore meccanizzato"

Foto: web

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