Al-Qaeda e Isis: un’alleanza insaputa dall’obiettivo comune

14/01/15

I fatti cruenti accaduti mercoledì 7 gennaio presso la sede parigina della rivista satirica Charlie Hebdo non sono stati solo atti violenti di vendetta per un presunto affronto nei confronti di molti mussulmani ma nascondono un importante significato nascosto.

L'atto terroristico si è poi concluso con l'irruzione di venerdì da parte della polizia in due differenti situazioni dove, con medesimo modus operandi, tre soggetti trattenevano alcune persone in ostaggio ricordandoci le capacità, in ordine alla spietatezza, dell'organizzazione al-Qaeda.

I due fratelli islamici, Chérif e Said Kouachi, sembrano essere associati proprio alla rete fondata da Usama Bin Laden nella sua filiale presente nella penisola arabica - Aqap (Al-Qaeda in the Arabian Peninsula, ndr) - e se ciò è vero l'atto commesso a Parigi conferma come quello dell'Aqap sia uno dei più temibili e pericolosi affiliati di al-Qaeda.

L'attacco sembrerebbe dunque rispondere ad una sorta di operazione di marketing per aiutare la rete terroristica ad emergere rispetto al rivale Stato Islamico: viene infatti colpito un obiettivo sul quale da tempo si era scagliata l'opinione pubblica di molti musulmani di tutto il mondo in modo tale da che possa passare l'immagine di un'al-Qaeda ancora in grado di vendicare i torti subiti dagli islamici per mano dell'Occidente.

Colpendo il cuore di una capitale europea nel pieno di una giornata lavorativa ci fa comprendere come il pericolo sia sempre attuale, una minaccia 365 giorni all'anno che porta il suo marchio. L'ascesa dell'ISIS - lo Stato Islamico - ed il rifiuto dei vertici di al-Qaeda di riconoscere in Abu Bakr al-Baghdadi il nuovo Califfo, ha instaurato una competizione feroce tra le due organizzazioni per la leadership globale del movimento jihadista.

I successi dell'ISIS rappresentati dal controllo di gran parte dell'Iraq e della Siria tra cui l'egida su Mosul e la dichiarazione della venuta del nuovo Califfato, obiettivo chiave per gli islamisti da oltre novant'anni, ha messo al-Qaeda sulla difensiva scatenando una vera e propria competizione tra le due entità per dimostrare la loro credibilità e forza jihadista attraverso gli attacchi contro i Paesi occidentali da sempre definiti "infedeli".

Da diversi mesi lo Stato Islamico è descritto come l'organizzazione jihadista dominante creando numerosi proseliti nel mondo ed educandoli alla sua violenza estrema. Se al-Qaeda sta cercando di rifornire le fila dei suoi militi la dimostrazione della sua potenza l'ha generata con l'atto al Charlie Hebdo.

Come ha già ricordato l'esperto di terrorismo Brian Michael Jenkins nell'articolo Terrorism is theatre, gli atti perpetrati non sono violenza pura in sé bensì messaggi atti ad influenzare il pubblico chiave, gli arruolandi, missive qui arrivate agli islamici di tutto il mondo a suon di Kalashnikov, a quegli stessi musulmani che reagirono violentemente alla satira contro Maometto e che oggi sono compiaciuti del fatto che al-Qaeda ha saputo colpire il cuore di un Paese, la Francia, che da sempre si è dimostrato contrario alla campagna degli affiliati alla rete terroristica in Africa sub-sahariana ed in altre parti del mondo.

Questi episodi mettono a nudo la realtà: se al-Qaeda è man mano, dall'11 settembre 2001, stata portata in ombra, specie dopo la morte di Usama Bin Laden, dalle istituzioni politiche, oggi questa stessa organizzazione si apre una nuova e grande finestra sul mondo dimostrando come la sua forza sia persistente e tale da non sottovalutare l'enorme minaccia rappresentata dalla sua ideologia e dai gruppi a lei affiliati.

La risposta a questi atti non deve trovare ragione solo nella lotta armata al terrorismo islamico e nelle misure di sicurezza che pur debbono essere impregnanti, ma la società occidentale deve sfruttare il vero asso che ha in mano: solo i musulmani stessi hanno la credibilità per sfidare il messaggio estremista.

Qui giocano forte le importanti organizzazioni moderate islamiche e le comunità in grado di ridurre il rischio di radicalizzazione e l'estremismo violento.

Quando l'Islam ed i valori democratici propri dell'Occidente coesistono, il messaggio terrorista fallisce e con esso al-Qaeda ed ISIS, inconsapevoli alleati nella volontà di distruzione dei "cani infedeli".

Nicolò Giordana

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