Lettera a Difesa Online: "Il restauro dell'aeroplano del Negus è uno spreco di fondi ben più utili per altro?"

23/02/24

Egregio direttore, ho letto recentemente sul vostro sito la notizia della restituzione al governo etiopico del velivolo Weber A VII appartenuto al Negus Hailè Selassiè, conservato al Museo di Vigna di Valle.

La mia perplessità in proposito nasce dal fatto che, anziché trasferire il veivolo in Etiopia, non sarebbe stato più utile impiegare i fondi accantonati allo scopo per la costruzione di un’istituto tecnico aeronautico, o meglio ancora per fondare una facoltà di ingegneria aerospaziale, ovvero per il potenziamento di una eventuale facoltà già esistente presso l’università di Addis Abeba?

Vorrei ricordare che già nel 1969 l’allora Negus Haliè Sellasiè decise di considerarlo come un dono del clero di Axum alla città di Roma, come testimoniato allora dal duca Amedeo d’ Aosta, nipote ed erede del duca d’ Aosta gia Vicerè d’Etiopia, chiedendo in cambio la costruzione di un ospedale pediatrico nella stessa città di Axum.

Le vicende successive con la deposizione del Negus e l’assunzione del potere per mano del dittatore Menghistu Aileè Mariam, impedirono la composizione  della vicenda, trasformandola in un ulteriore contenzioso tra i due paesi, fino alla caduta del dittatore nel 1991.

Evidentemente i nuovi governanti etiopici trascurano la sostanza a beneficio della forma.

Carlo Brozzi

  

Gentile lettore, comprendo le perplessità ma in questo caso ci sono aspetti aggiuntivi da tener presenti. Il Meindl van Nes A.VII "Ethiopia 1" è stato un aereo significativo per la storia dell'aviazione etiope, rappresentando uno degli sforzi iniziali dell'Etiopia per stabilire una forza aerea capace. Questo aereo, supervisionato da Ludwig Weber (ingegnere e pilota tedesco), era una versione fortemente modificata del britannico de Havilland DH.60 Moth e serviva come trasporto personale per l'imperatore. Rappresentò un periodo in cui il paese stava cercando di sviluppare capacità aeree in risposta alle minacce esterne e il desiderio etiope di modernizzazione tecnologica.

Se non badiamo strettamente alle spese, con cui certamente si sarebbe potuto realizzare ben altro, il restauro è stata un'occasione speciale, essendo un esemplare unico, per mettere alla prova le straordinarie capacità di restauro del Museo Storico dell’Aeronautica Militare. Professionalità - artigianali - che sopravvivono solo con una pratica costante.

Quel che colpisce è scoprire dal comunicato successivo del ministero della Difesa quanto, come da lei ben rilevato, i governanti etiopi amino la forma: il velivolo "l’11 febbraio scorso, ad Addis Abeba, alla presenza del presidente Sahle-Work Zewde, del primo ministro della Repubblica Federale e Democratica dell’Etiopia Abiy Ahmed Ali e del sindaco Adanech Abiebie, nell’ambito della cerimonia di inaugurazione del Memoriale della Vittoria di Adwa, è stato posizionato, all’interno della stessa area monumentale".

La vittoria di Adwa fu un importante evento storico avvenuto il 1° marzo 1896, in cui le forze etiopi, guidate dall'imperatore Menelik II, sconfissero il (regio) esercito italiano. La battaglia rappresentò la prima grande vittoria africana contro una potenza coloniale, consolidando l'indipendenza dell'Etiopia in un periodo in cui l'Africa era largamente dominata dal colonialismo europeo. La vittoria ad Adwa divenne un simbolo di resistenza anticoloniale per i popoli africani e di altri continenti.

Dunque, parlando di Storia e facendo un parallelo, come se la Russia restituisse al Giappone una torpediniera recuperata e restaurata, affondata nello stretto di Tsushima? Improbabile...

Possiamo tuttavia pensare che gli alti interessi "ipritici" successivi (nell'immagine del 1935-1936 una cartolina destinata alle truppe impegnate in Africa Orientale) possono far "tollerare" la durissima* sconfitta di allora, quanto l'umiliazione di oggi...

Andrea Cucco

* La sconfitta di Adua causò una profonda crisi in Italia, portando alla caduta del governo e a una riflessione sulla politica coloniale del paese. Fu percepita come una vergogna che influenzò l'opinione pubblica e la politica estera italiana.

Foto: ministero della Difesa / web