Cosa bisogna sapere sul cyberspace per vivere bene: la pubblicità personalizzata

(di Alessandro Rugolo)
20/02/20

Grazie a tutti! L'articolo precedente sugli incidenti informatici ha riscosso un certo successo di pubblico, molto superiore a quello che immaginavo (link).

Tra i messaggi ricevuti dagli amici ve ne sono alcuni che penso meritino di essere condivisi per le loro implicazioni nella vita di tutti i giorni. Diversi mi hanno chiesto di spiegare cos'è una rete. Cercherò di farlo in modo semplice. Qualcuno invece si è domandato perché sul proprio smartphone vede delle pubblicità diverse da quelle del figlio. Proviamo a rispondere anche a questa.

Partiamo dunque dalle reti.

Un tempo, quando studente mi trovavo dall'altra parte della cattedra, ricordo che la lezione sulle reti di computer iniziò con tutta una serie di definizioni che miravano a introdurre i concetti di LAN, MAN e WAN. Allora aveva un senso, oggi resta di interesse per i tecnici, molto meno per l'uomo comune. Siamo talmente abituati a viaggiare restando connessi che non ci interessa più sapere a cosa siamo connessi e come.

Se prendiamo una giornata di lavoro media ci rendiamo conto che ci muoviamo da casa al posto di lavoro, andiamo a fare la spesa, magari prendiamo il treno o l'aereo per recarci in un'altra città, in tutto, la maggior parte delle volte, senza perdere un solo secondo a configurare il nostro smartphone per avere l'accesso ad internet.
Eppure nel percorso che ci porta da casa al luogo di lavoro passiamo dalla rete locale di casa nostra alla rete cellulare dell'operatore mobile, al wi-fi del treno o dell'aeroporto, alla rete mobile di un altro operatore o del nostro datore di lavoro.

Di tutto ciò, di solito non ci preoccupiamo minimamente, perché è diventata una cosa normale.

Il massimo che ci può accadere è di essere costretti a impostare la "modalità aereo" quando a bordo dell'aereo ci privano della nostra "libertà di connessione" che poi recuperiamo appena possibile all'atterraggio.

La risposta alla domanda "cos'è una rete" è intuitiva: la rete, oggi, è internet, con tutto ciò che comporta di tecnico per mantenerci connessi ma anche con la nostra persona, siamo infatti parte integrante di internet in quanto utenti di innumerevoli servizi (richiesti o meno). Internet è la rete che collega il mondo e tutti i suoi esseri umani (o quasi) in un'unica grande società digitale!

E qui veniamo alla seconda domanda...

La pubblicità personalizzata.

Credo non sia un mistero che la pubblicità sia "l'anima del commercio", chissà quante volte l'abbiamo sentito dire. È chiaro che se si vuole vendere un prodotto lo si debba far conoscere, questa regola è alla base della maggior parte degli scambi sociali, infatti non vale solo per i prodotti "materiali" ma anche e soprattutto per quelli immateriali come la conoscenza per esempio.

La pubblicità esiste da sempre, con forme diverse magari, ma fedele al suo scopo.

Parlando di scopo della pubblicità occorre introdurre una parola da molti non gradita: influenza.

La pubblicità ha lo scopo di "influenzare", cioè di indirizzare i possibili acquirenti verso un prodotto specifico o verso una moda.
Dico che il termine "influenza" non è gradito in quanto è un termine che evoca il lato oscuro. Influenzare è sempre inteso come qualcosa di negativo che ci spinge a fare qualcosa che normalmente non vorremo fare. In linea di massima è cosi, influenzare tende a spingerci a fare delle cose che altrimenti non faremmo.

L'errore è quello di considerarlo come un termine solo negativo: è indubbio infatti che da quando veniamo al mondo subiamo l'influenza benigna dei nostri genitori, nonni, amici e parenti, degli insegnanti come del compagno di banco e della TV...

Eppure associare il termine "influenza" alla pubblicità è considerato pericoloso. Tanto pericoloso che anni addietro quando nelle pagine di Topolino apparve una bella storia sul mondo pubblicitario, in cui Topolino decideva di girare dei cortometraggi pubblicitari che lo portarono a combattere ancora una volta col suo più acerrimo nemico Gamba di legno, si dice che la storia venne considerata "pericolosa" e diversamente dal solito non venne più pubblicata per un bel pezzo. Sarà vero? Io penso di si… (attenzione, vi sto influenzando!).

La pubblicità ha maggior effetto quando non viene spiegato il suo modo di funzionamento, l'influenza deve essere sottile e continua ma deve restare sotto la soglia di guardia.

Con i moderni strumenti a disposizione del mondo industriale la pubblicità è diventata pervasiva, spesso fastidiosa ma anche pericolosa in quanto "mirata".

L'abitudine che abbiamo di ricorrere allo smartphone per qualunque esigenza, dalla verifica del titolo del film del nostro attore preferito alle informazioni dei prezzi degli aerei per andare in Sardegna, passando per l'acquisto online dei filtri per l'aspirapolvere, unita all'uso smodato dei social network, fa sì che chi gestisce la rete e i servizi che vi sono sopra accumuli su di noi una quantità impensabile di dati e informazioni sui nostri gusti e preferenze. Informazioni che vengono utilizzate per "renderci un servizio" ovvero per metterci sotto gli occhi ogni volta che è possibile l'oggetto dei nostri desideri attraverso delle pubblicità mirate alla nostra persona.

Ecco perché nostro figlio si ritrova con la pubblicità del motorino o dell'ultimo videogioco appena uscito mentre voi vi trovate la pubblicità di una vacanza da sogno ai Caraibi, di un ottimo ristorante stellato o delle scarpe più affascinanti indossate dalle dive di Hollywood.

La pubblicità influenza… e noi ne siamo continuamente le vittime predesignate!

Soluzione: e se provassimo a spegnere il telefonino per qualche minuto al giorno? Tanto per cominciare...

Immagine: Arnoldo Mondadori