Scuola di Fanteria di Cesano: il fuoco dei mortai

(di Tiziano Ciocchetti)
18/12/20

Nella nostra visita, dello scorso ottobre, alla Scuola di Fanteria di Cesano abbiamo potuto assistere ad una esercitazione, in bianco, circa l’utilizzo dei mortai in dotazione all’Esercito Italiano (la Scuola svolge corsi sull’impiego dei mortai al personale di diversa provenienza).

I mortai attualmente in dotazione nei vari eserciti, sono praticamente gli stessi (dal punto di vista progettuale) fin dalla Grande Guerra, oltre un secolo fa.

Durante il conflitto, caratterizzato da una logorante guerra di posizione, apparvero i primi mortai moderni, gli Stokes britannici, essenzialmente un tubo di 76 mm di diametro, con la parte posteriore chiusa e munita di un percussore.

Il tiro dei mortai si contraddistingue per avere una parabola fortemente arcuata (cosiddetto terzo arco) quindi, anche se non si ottengono grandi gittate, è comunque possibile colpire bersagli dall’alto, anche se nascosti dietro ripari.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale il Regio Esercito ha utilizzato come mortaio leggero il Brixia a retrocarica da 45 mm, mentre nel dopoguerra vennero impiegati i mortai americani M-19 da 60 mm.

Nella metà degli anni ’90 dello scorso secolo, l’M-19 subisce un aggiornamento presso lo Stabilimento di Terni e venne impiegato dal contingente Nibbio in Afghanistan nel 2003.

Successivamente si decise di adottare il C6-210 dell’austriaca Hirtenberger da 60 mm (foto), con pulsante di sparo. Questo mortaio viene impiegato da un solo operatore - mentre un altro trasporta le munizioni - inserito nella squadra di fanteria (il peso è di poco superiore a 5 kg), la gittata massima è di 1.600 metri.

Salendo di categoria troviamo il mortaio medio da 81 mm. Dopo la fine della Guerra Fredda, l’Esercito Italiano aveva abbandonato questo calibro in quanto la meccanizzazione delle unità di fanteria permetteva di coprire distanze medie in brevi periodi, annullando di fatto la gittata massima dei pezzi da 81 impiegati (erano in dotazione i mortai francesi Thompson-Brandt), pari a 4.150 metri.

Il ventennale conflitto in Afghanistan ha evidenziato l’utilità dei pezzi da 81 mm, in quanto sono trasportabili a spalla e il loro munizionamento è sufficiente potente per causare forti perdite al nemico, specialmente in campo aperto.

Per ovviare a tale carenza l’Esercito ha recentemente introdotto in servizio il mortaio spagnolo Expal MX2 KM da 81 mm, a canna liscia.

Il pezzo spagnolo è un’arma facile e veloce da mettere in postazione (è dotato di un bipiede asimmetrico), richiede di tre mortaisti per il suo utilizzo e permette di battere obiettivi a 360° senza necessità di spostare la piastra (la gittata minima è di 100 metri mentre quella massima è di 6.900 metri). Una caratteristica importante di questo mortaio è che il rumore prodotto dal colpo in partenza è poco più forte di un colpo di fucile, ciò rende difficilmente localizzabile l’arma (inoltre è possibile applicare un deflettore alla bocca della canna, rendendo il mortaio ancora più silenzioso).

I pezzi da 81, nell’attuale ordinamento della fanteria italiana, vengono inseriti nel plotone Supporto alla Manovra della compagnia fucilieri.

Il terzo mortaio impiegato dall’Esercito è un peso massimo, il francese Thompson-Brandt da 120 mm con canna rigata. Inserito nella compagnia Supporto alla Manovra del reggimento di fanteria, la squadra che utilizza l’MO-120 RT si compone di 4 serventi più l’autista del mezzo (il mortaio ha un peso di 580 kg in ordine di marcia).

La gittata massima del pezzo è di circa 13.000 metri, con bomba RAP (Rocket Assisted Projectile), il che lo avvicina nel suo impiego più a un pezzo d’artiglieria che a un mortaio. Spara una munizione dotata di codolo senza alette stabilizzatrici, con un CEP (Circular Error Probability) del primo colpo compreso fra i 50 e gli 80 metri.

Concludiamo questa carrellata dei mortai in dotazione all’Esercito italiano facendo alcuni accenni al munizionamento. Se nel corso dell’ultimo secolo la struttura dei mortai è rimasta pressoché invariata, notevoli passi avanti sono stati fatti sulle bombe impiegate.

L’Esercito impiega munizionamento convenzionale HE, sia per i mortai da 81 che per quelli da 120 mm.

Tuttavia gli attuali scenari operativi richiedono una estrema precisione nel tiro, ecco perché molte aziende hanno sviluppato bombe di mortaio con sistemi di guida laser e GPS. Inoltre sono in commercio kit per trasformare il munizionamento convenzionale in uno a guida laser oppure GPS.

Immagini: Difesa Online

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