Nucleo Cinofili Vigili del Fuoco: in addestramento in un campo macerie

(di Lia Pasqualina Stani)
30/06/17

"Possiamo giudicare il cuore di un uomo dal modo in cui tratta gli animali" (Emmanuel Kant).

Sulla strada che ci porta al campo in cui si addestrano le unità cinofile dei vigili del fuoco, mi incuriosisce come l’istruttore nazionale Oronzo Passabì parla del suo cane: come di “un collega di lavoro”. I Nuclei Cinofili che mi appresto a visitare sono quello della Puglia e quello dell’Abruzzo. Qualche settimana prima ho conosciuto telefonicamente il capo nucleo cinofili della Puglia, il capo squadra Giampiero Pepe. Mi ha parlato delle attività addestrative e di come si sarebbero svolte. Sui social - e per lui è motivo di orgoglio - è conosciuto da parenti ed amici come “Tommy Lycia Margot”. Sembra quasi un rebus. Ne capisco il senso solo quando l’istruttore mi racconta la nascita del nucleo cinofili Puglia...

Il capo squadra Pepe presta servizio presso il comando provinciale di Lecce, ama i cani e desidera possederne uno. Un comandante ha uno yorkshire di nome Ashley. Il caposquadra non perde occasione, quando può, di passare tempo con l'animale. Incoraggiato proprio dal comandante, che suggerisce di diventare cinofilo, per un susseguirsi di eventi e di coincidenze, riceve un cucciolo di Labrador. Il suo nome è Tommy e ha 11 anni. È lo stesso anno in cui scompare e viene assassinato il piccolo Tommaso Onofri. Per le ricerche vengono impiegati i sommozzatori dei vigili del fuoco. Il senso di impotenza e il dispiacere per quella vicenda, segna l’inizio del percorso che il caposquadra affronta con il suo Tommy. Da autodidatta apprende tecniche e informazioni di vario tipo in un centro di addestramento cinofilo della Protezione Civile. Addestra Tommy. Superano la selezione e ricevono l’idoneità dalla Scuola Cinofili dei VVF di Volpiano (TO).

Tommy “lavora” per la prima volta sulle macerie del terremoto dell’Aquila. L’istruttore ricorda che durante il ritorno, il caposquadra viene chiamato da un collega VVF di Barletta. Sono disponibili altri due cuccioli di Labrador: Lycia e Margot. Da quel momento il caposquadra Pepe e il vigile coordinatore Passabì fanno di tutto per far nascere il nucleo.

L’unità cinofila è un team a due, costituito dal vigile del fuoco (conduttore) e dal cane, di proprietà dello stesso. Un rapporto simbiotico che nelle operazioni di soccorso, fa emergere sia le capacità umane che dell'animale per garantire il ritrovamento di un disperso in terremoti, alluvioni, crolli, esplosioni, boschi, parchi. Il conduttore - per il cane - è il capobranco.

Le razze deputate a far parte dell’unità cinofila dei VVF sono pastori tedeschi, Retriver come i Golden e i Labrador: per indole, temperamento, agilità e resistenza fisica più addestrabili e gestibili. Possiedono inoltre particolari capacità olfattive.

L’udito e l’olfatto sono i due sensi più sviluppati di un cane. Le orecchie permettono al cane di comprendere la direzione di provenienza del suono. L’olfatto del cane è superiore a quello umano: corrisponde alla nostra vista. Il mondo esterno per il cane è un mondo di odori. La sua mucosa nasale possiede circa 220 milioni di cellule olfattive contro i 5 milioni nell’uomo. Bastano bassissimi livelli di odore perché il cane li percepisca. Dopo aver sentito un odore ne conserva la memoria. Durante il lavoro di ricerca il cane utilizza un solo strumento: il suo naso. Con la sua potenza olfattiva e la capacità di discriminazione olfattiva riesce a localizzare il disperso.

I cani dei vigili del fuoco sono addestrati proprio con il metodo a discriminazione olfattiva (o del cono d’odore) da non confondere con quello della “traccia olfattiva o del testimone d’odore”. Il metodo utilizzato si basa sulla ricerca dell’odore umano generico, infatti l’addestramento è principalmente finalizzato alla ricerca di persone vive. Per questo la loro azione si concentra ed è fondamentale nelle prime 24 – 36 ore dall’accadimento. In caso di presenza di cadaveri il cane li segnala, ma con un comportamento diverso.

Tutto quello che al nostro olfatto sfugge, per il cane rappresenta un segnale della presenza di una persona. L’uomo attraverso l’aria espirata, le secrezioni cutanee e la desquamazione della pelle è una fonte di odore di tipo organico, facilmente percettibile dal cane. Il flusso odoroso in forma di piccole particelle (effluvio) si diffonde nell’aria o fuoriesce dalla massa delle macerie anche in presenza di funzioni vitali minime. Il cane rileva l’odore umano all’interno di un raggio in aria, a forma di cono. Può essere influenzato dalle condizioni climatiche, l’orografia del terreno e dal vento che tende a trasportarlo in una precisa direzione, dando all’effluvio la forma di un cono.

Il conduttore lascia libero il suo cane sia durante l’addestramento che in uno scenario di emergenza e soccorso reale. Lo localizza con un campanellino attaccato al collo.

Sul luogo della ricerca, il cane procede fiutando l’aria e non a terra. Deve percepire l’odore umano seguendo la scia formatosi nell’aria. Il disperso è una fonte di odore. Aspetta solo che il conduttore lo invii sul luogo da ispezionare. Non gli servono le sue indicazioni. Copre tutto il territorio di ricerca fino ad entrare nel cono del disperso. Non si ferma finché non risale alla sorgente di quell’odore. Effettuato il ritrovamento, il cane assume un comportamento specifico, muove la coda più velocemente, si ferma e procede all’abbaio di segnalazione ripetuto, per avvisare il conduttore di raggiungerlo ed effettuare il recupero. Scava con le zampe se crede che la persona è sepolta o se il conduttore è lontano, ritorna verso di lui per riportarlo sul posto del ritrovamento.

L’addestramento si basa sul “gioco” e sulla tecnica del rinforzo positivo (gratificazione – condizionamento) ovvero si premia il cane ogni volta che esegue correttamente un comando. Si insegna al cane ad associare all’odore umano un premio (gioco, bocconcini, coccole etc.) e per il cane la ricerca, in uno scenario reale come durante un addestramento, diventa un gioco. Con la differenza che durante le attività di soccorso il cane, pur trovando i dispersi, non riceve ricompense per il suo impegno. Il conduttore provvederà con l’addestramento a premiare il lavoro del collega a quattro zampe.

Il cane deve essere fortemente motivato nella ricerca e non deve essere distratto da altri odori o dalla presenza di altri animali. La determinazione è motivata dalla gratificazione del suo conduttore quando riesce nell’impresa.

Per aver un buon cane da ricerca e soccorso è necessario un assiduo addestramento. Le doti essenziali per questi cani sono l’obbedienza assoluta, la capacità fisica e mentale di intervenire in situazioni diverse.

L’allenamento dell’unità cinofila potenzia i sensi del cane e consente al conduttore di guidarlo al meglio nelle ricerche, in modo da riuscire a decifrare in modo corretto i segnali che riceve.

Il campo di addestramento in cui si svolge l’attività addestrativa è multifunzionale. È una cava in disuso. Rivalutata con un progetto ideato dall’istruttore nazionale Passabì, finanziato dalla Comunità Europea e realizzato dall’impresa incaricata dal Comune di Ugento. In attesa che si completi l’iter burocratico, il campo sarà acquisito dall’amministrazione dei Vigili del fuoco e diventerà un centro di addestramento nazionale per i VVF italiani.

È diviso in diverse aree in fase di allestimento. C’è un’area destinata all’addestramento dei SAF (Speleo Alpino Fluviale), un’area per l’addestramento USAR (Urban Search And Rescue) per la ricerca e soccorso in ambiente urbano, un percorso terreni non preparati (necessario per abilitare i VVF alla guida dei fuoristrada). L’area che attualmente viene più utilizzata è il “campo macerie”, costituito da macerie provenienti da un’altra cava e bonificate come da normative. Sarà necessario diversificare la tipologia del materiale che ricopre l’intero campo.

Accanto al campo macerie è in fase di progettazione un percorso ad ostacoli, propedeutico per i cuccioli.

Nel campo sono presenti gli alloggi per il personale VVF che seguirà i percorsi formativi e 12 box di stazionamento per i cani.

Il “campo macerie” è così detto perché da una base in cemento armato a forma di pentagono si diramano cinque tunnel indicati con delle lettere, costituiti da blocchi circolari in cemento armato ad altezza di uomo.

I vari rami sono collegati tra loro con altri rami laterali. I tunnel esternamente sono quasi completamente ricoperti da macerie. Il campo può essere modulato spostando i vari pozzetti che sono chiusi durante l’addestramento. Vengono aperti solo nel caso l’istruttore voglia facilitare la ricerca. La compartimentazione interna rende la ricerca per i cani ancora più difficile, per la fuoriuscita di effluvio verso l’esterno, piuttosto bassa.

Come fa il cane a voler trovare una persona che non ha mai visto? L'animale impara durante l’addestramento che la persona da trovare ha con sé il suo gioco o cibo preferito. Il desiderio di ottenerlo, spinge il cane a ritrovare il disperso perché sa che solo così potrà averlo. Livelli intermedi di addestramento, improntati sul gioco, fanno arrivare il cane a comprendere che la ricerca è un gioco: l’ausilio del figurante in un campo di ricerca su macerie, che funge da disperso è fondamentale. Ha la responsabilità di creare nel cane il desiderio della ricerca, insegnandogli anche il metodo della segnalazione con abbaio. Quando il cane lo trova, riceve il suo gioco o il suo cibo preferito. Poi dal figurante si sposta verso il suo conduttore da cui otterrà una seconda gratificazione.

La difficoltà in questo campo, è che il cane non vede in quale compartimentazione il figurante si nasconde, perché accede al tunnel dal ramo principale e non dai pozzetti esterni. Nella realtà la battuta di ricerca di un cane VVF inizia proprio senza sentire l’odore del disperso. È addestrato a non avere necessità di una traccia specifica, né di un punto di partenza preciso. Esplora l’area con attenzione e ritorna sul percorso effettuato per accertarsi della zona da cui proviene la scia odorosa più intensa.

Sulla base a forma di pentagono si erge una torretta da cui l’istruttore valuterà ogni unità cinofila: e in particolar modo il ruolo del conduttore che deve ottenere un risultato positivo dalla ricerca. Il conduttore deve essere capace di interpretare correttamente i segnali che gli fornisce il cane. Su un intervento, come in addestramento, deve saper valutare la propagazione dell’odore in base alla direzione e alla velocità del vento e all’orografia del terreno. Il cane può indicare una "traccia olfattiva" e non il "cono d’odore".

La rapidità di intervento, le intense ore di addestramento e l’impegno richiesto alle unità cinofile trovano soddisfazione nelle storie di ritrovamenti di persone disperse durante gli eventi sismici del Centro Italia che i conduttori dei nuclei cinofili della Puglia e dell’Abruzzo hanno raccontato con gli occhi lucidi dall’emozione.

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