Il Comando Flottiglia Sommergibili di Taranto

(di Andrea Troncone)
03/09/15

Una vacanza nel Salento porta nell’immaginario collettivo a pensare a spiagge stupende, “pasticciotti” alla crema accompagnati da “caffè in ghiaccio”con latte di mandorla, e discoteche.

Cosa c’entra questo con una nostra visita al COMFLOTSOM?

C’entra, perché mentre nelle discoteche di Gallipoli i ragazzi ancor oggi, (incredibile ma vero, visto che siamo a qualche decennio dalla pubblicazione), si scatenano sulle note di “In the Navy”, canzone di propaganda per l’arruolamento nella Marina degli Stati Uniti, a pochi chilometri di distanza e nel silenzio più assoluto, ci sono quelli che durante l’esercitazione CONUS sono riusciti a portarsi in posizione tale da poter silurare una delle portaerei più importanti di quella stessa U.S. Navy!

È quindi un vero piacere sottrarre una giornata di spiaggia ed investirla per conoscere meglio questo reparto d’élite.

Quello che stiamo per descrivervi è la mera cronaca di una visita - quasi improvvisata - scritta con la speranza che riesca a trasmettervi almeno in parte le sensazioni da noi provate.

L'esperienza inizia con un caloroso e cordiale benvenuto da parte del capitano di vascello Mario Berardocco, comandante del COMFLOTSOM, e del capitano di fregata Antonio Tasca, capo cellula pubblica informazione, che per tutta la mattina ci accompagnano e si prodigano in spiegazioni.

Sin da subito veniamo introdotti nella sala museale, piccola ma che raccoglie pezzi di inestimabile valore storico, militare ed anche industriale (quali i disegni del “Delfino”, primo sommergibile italiano risalente addirittura al 1892).

In questo angolo di storia, non c’è solo di che esser fieri per l’intuito tecnologico: c’è soprattutto il ricordo vivo di tanti atti di eroismo e sacrifici che i sommergibilisti non hanno mai dimenticato e che contraddistinguono la loro storia.

Il fatto stesso che la nostra visita inizi proprio da qui, testimonia quanta importanza abbia questa ultracentenaria storia e quanto questi valori di abnegazione e spirito di sacrificio siano tuttora attuali ed alla base dell’etica di questi Uomini del mare.

Sì, Uomini del mare, perché ancor prima di essere ufficiali e comandanti di uomini e mezzi militari altamente tecnologici, c’è nel Loro cuore un filo sottile che li lega a chiunque spenda la sua vita nel gigante blu, fosse anche il più umile dei pescatori. E questo li rende ancora più meritevoli di ammirazione.

Questo momento iniziale della nostra visita si presta bene per qualche aneddoto, e così approfondiamo i dettagli della portaerei americana a portata di siluro durante l’esercitazione CONUS.

Beh, quella esercitazione ha dimostrato che i nostri sottomarini classe Todaro (batch I e II, le cui caratteristiche tecniche sono riportate in coda all’articolo) quando arrivano nell’area operazioni non hanno nulla da invidiare, per efficacia, a sottomarini nucleari in forza a Paesi dotati di risorse economiche tali da permettere continui investimenti (non tagli, come succede da noi) alla Difesa.

Lo sanno bene i tedeschi, che condividono con la nostra Marina Militare lo stesso tipo di “battello” (come lo chiamano i comandanti che ci hanno dedicato il loro prezioso tempo), i ricambi e persino l’addestramento. Nel 2012, infatti, un loro equipaggio è stato addestrato qui a Taranto.

…E lo sanno anche gli americani, dopo aver visto la fotografia di quella loro portaerei, scattata dal periscopio del nostro sottomarino in posizione di fuoco (ESCLUSIVA di Difesa Online, ultima foto in basso). Fotografia che oltre a dimostrare di essere riusciti ad eludere la protezione di un’intera Squadra Navale di quella che è ritenuta essere la forza navale più potente del mondo, è riuscita persino a strappare ad un alto ufficiale dell’U.S. Navy un fraterno sorriso di compiacimento di sommergibilista (sorriso immediatamente “ritrattato” rientrando nel rigore confacente allo proprio status di appartenente allo Stato Maggiore).

I nostri anfitrioni ci spiegano quindi l’organizzazione, i compiti e la dotazione della componente sommergibilistica, descrivendo anche caratteristiche tecniche dei mezzi e soprattutto gli attuali ruoli e missioni dei nostri sottomarini.

E qui ci rendiamo veramente conto di quanto questo mezzo possa essere efficace per i più differenti impieghi quotidiani, andando ben oltre il suo primo, evidente ruolo di prima linea d’attacco.

O meglio, per dirla con parole Loro, l’evoluzione dell’impiego del sottomarino è il passaggio da semplice vettore per un’arma, a “Sensore Avanzato”.

I nostri quotidiani non ne parlano, ma c’è un intenso lavoro subacqueo (subacqueo in senso lato, dal momento che molte sono indagini coperte da vincoli di riservatezza) indispensabile per preparare, mettere a punto e supportare l’intervento più idoneo al caso.

Grazie alla capacità di occultamento sia di tipo ottico che radar, elettromagnetico, infrarosso e acustico, unita alla possibilità di trasmettere dati in tempo reale (immagini, video, segnature elettro/acustiche captati da periscopio, videocamera I/R, AIS, idrofono, ESM SATCOM), i nostri sottomarini sono oggi il mezzo più idoneo per consolidare i loro compiti originari (Sea Control, Sea Denial e Supporto a Forza Navale) a cui oggi se ne aggiungono di nuovi e importantissimi che vanno ben oltre l’immaginario, anche per finalità svincolate dall’impiego tattico.

Fra questi:

- Presenza e sorveglianza occulta (ISR). Ruolo strategico “on site” di investigazione e protezione, anche in collaborazione con altri Enti istituzionali e Forze di Polizia.

- Indications e Warning (I&W), ruolo oggi particolarmente utile per la tracciatura, fino all’arresto e l’effettiva identificazione individuale di scafisti e pirati.

- Monitoraggio di traffici e trasbordi illeciti, lotta al terrorismo e a reati ambientali.

Vi sono poi le operazioni speciali (SPECOPS) che possono andare dal soccorso sottomarino al supporto di altri Corpi di Polizia e Forze Armate, anche con trasporto di attrezzatura speciale.

Ultimi, ma solo per ordine di trattazione, gli importantissimi contributi scientifici (oceanografici, meterologici, con riferimento alle applicazioni ed inerenti all’acustica subacquea ed i rilievi ambientali sottomarini, utili per lo studio dei cetacei e dell’evoluzione delle loro abitudini vitali.

Per essere all’altezza di tutti questi compiti sono fondamentali il supporto Tattico e Logistico e un addestramento adeguato di tutto il personale coinvolto in queste attività..

Abbiamo già accennato alla collaborazione con la Germania in materia di ricambi per i sottomarini classe Todaro, di cui anche la Germania è dotata. I rapporti in tal senso sono talmente buoni da poter quasi considerare l’esistenza di una vera e propria condivisione delle risorse logistiche, nelle rispettive strutture, che sono particolarmente strutturate in virtù dei materiali speciali in esse custodite..

La nostra visita prosegue invece proprio con il Reparto Formazione e Addestramento (Scuola Som) ed anche per questo tipo di struttura abbiamo già accennato alla collaborazione già fornita alla Germania.

Qui gli equipaggi in addestramento compiono un percorso teorico-pratico che parte con il Tirocinio Basico Sommergibili e prosegue con una formazione specifica differenziata per ruolo.

Il sommergibilista frequenterà numerosi corsi per poter svolgere efficacemente ed in sicurezza tutti i successivi incarichi di bordo. …E per diventare comandante di un sommergibile, occorre aver ricoperto ogni incarico di bordo previsto per gli ufficiali.

La vastità dell’addestramento è tale che al comandante in seconda di un sottomarino sono previste competenze mediche tali da poter eseguire un’appendicectomia, con il solo aiuto dell’infermiere di bordo… E non stiamo parlando di un ufficiale medico!

Le strutture addestrative permettono di essere preparati per ogni situazione, ordinaria e di emergenza.

Un simulatore “Rush escape” ed uno di uscita individuale permettono di mantenersi allenati con le procedure di evacuazione di emergenza.

Una camera allagabile attrezzata anche con generatori di fumo (detto simulatore “Falla e fumo”) e di respiratori individuali permette di allenarsi a saper analizzare e risolvere problemi gravi ma non irrecuperabili.

Visitiamo, poi, le sale addestrative Computer-Based-Training, la sala multimediale e quelle strumentate in modo identico al sottomarino vero per permettere ad ufficiali e sottufficiali di acquisire dimestichezza con i vari impianti e sulle loro procedure operative, senza dover andare in navigazione con il battello vero.

Ritroveremo queste stesse apparecchiature nella loro stessa identica disposizione, prima sui simulatori, poi sui sottomarini “Gazzana”e “Todaro” che ci attendono ai pontili.

Ma prima di visitare questi nostri due battelli, dopo averci illustrato anche il simulatore del “classe Sauro, il comandante in capo di COMFLOTSOM ci omaggia di presenziare a una breve simulazione di immersione con sottomarino un classe Todaro”, eseguita sotto il suo comando.

Notevole la sensazione di realismo: quasi scendiamo dal simulatore con il mal di mare (ed era solo forza 4!)

Quello che più impressione e galvanizza è osservare il perfetto funzionamento della “catena di comando”, ossia la precisa esecuzione degli ordini (previa verifica) da parte di tutte le figure professionali coinvolte nella conduzione di uno dei sottomarini più moderni d’Europa, per quanto di propria competenza, ad ogni singolo ordine del comandante.

Faccio un parallelo con il mondo aeronautico, che ben conosco e ritrovo qualcosa di familiare (non solo la produzione da parte dalla AVIO di Torino del simulatore “classe Sauro”), ma tutto è molto più complesso. Trovo semplicemente fantastico vedere tutti questi uomini che sanno perfettamente cosa fare, ognuno per quanto di propria competenza, nel contesto di un lavoro di squadra unico, con assoluta precisione.

Colpisce soprattutto la sicurezza e naturalità del comandante nell’ordinare discese, virate e cambiamenti di velocità di un mezzo che si muove con occhi di pipistrello in un ambiente vivo e dal fondale non infinito e irregolare. Sembra quasi che il comandante “indossi” un sottomarino da guerra come una seconda pelle, e noi di essere stati catapultati dentro una delle scene di “Caccia ad Ottobre Rosso”, ben restando consapevoli di non essere su un set cinematografico!

Scesi dal simulatore ci aspetta la visita della sala dove avviene il “de-briefing” che segue la missione simulata.

E anche qui troviamo qualcosa di molto simile a quello visto in ambiente aeronautico, e più precisamente al 61° Stormo dell’Aeronautica Militare per l’M-346. Una struttura quasi uguale per struttura e impostazione tecnologica , costituita da una sala perfettamente attrezzata per rivedere la missione appena simulata, valutare parametri funzionali e indicazioni strumentali, per evidenziare eventuali aree di perfezionamento.

E finalmente ci avviamo verso il molo.

Qui visitiamo due esponenti della nostra flotta sommergibili: uno per classe.

Per la classe Sauro, ci aspetta il “Gazzana”. Sempre emozionante il rito dei saluti fra il comandante del COMFLOTSOM che ci guida e del comandante del sottomarino che ci accoglie a bordo con estrema cordialità.

Si notano gli oltre 40 anni del progetto, soprattutto sul fronte dell’ergonomia, ma per molti dei compiti che abbiamo descritto è a tutt’oggi un mezzo adeguato.

Notiamo sin da subito certe soluzioni di altri tempi (quali le brande poste esattamente sopra i siluri) e ci permettiamo anche di fare un accostamento con l’U-boat esposto al Deutsche Museums di Monaco.

Vediamo anche l’impianto moto propulsivo: 3 motori diesel ed 1 motore elettrico, ovviamente non presente sul simulatore, così come non lo è la saletta in cui si svolgono tutte le attività umane, in navigazione quando non impegnati al proprio posto di manovra.

Considerando che abbiamo già visto la plancia di governo sia nelle aule tecniche sia al simulatore, il suo aspetto ha già quasi un aspetto familiare, a dimostrazione della efficacia del sistema formativo messo a punto.

E questo ci permette perfino di non chiedere altri dettagli tecnici, anzi, di concederci due chiacchiere nella saletta di cui sopra, a riguardo della filmografia cinematografica riguardante il mondo dei sottomarini, da K-19 a Caccia a Ottobre Rosso, passando per l'indimenticabile U-boot 96.

Ma troviamo anche il tempo per parlare della acquisita capacità del COMFLOTSOM di effettuare in proprio alcune piccole riparazioni, senza dover ricorrere a cantieri esterni. D’altra parte occorre fare di necessità virtù e così, come l’età media degli equipaggi è cresciuta, anche sul fronte delle economie gestionali qui a Taranto hanno saputo far un eccellente lavoro.

Lasciato il Gazzana e saliti sul Todaro, la percezione di quasi mezzo secolo di progresso tecnologico è immediata.

Da “civili”, la prima cosa che notiamo è lo spazio “umano” disponibile. Ma da tecnici, ogni dettaglio illustratoci conferma il progresso tecnologico. Giusto per citarne qualcuno, l’apparato propulsivo (un solo motore Diesel e una macchina elettrica gigantesca), l'impianto di propulsione a celle di combustibile del tipo AIP (Air Indipendent Propulsion), la costruzione in acciaio alto resistenziale amagnetico, il lancio iniziale dei siluri che avviene con impulso ad acqua per ridurne la tracciabilità acustica.

Rammarichi dopo questa visita? Sì, due.

Il primo di esserci accommiatati da persone di cui essere veramente orgogliosi di aver avuto il privilegio di conoscere.

Il secondo di non vedere lo stesso entusiasmo di quei giovani che ballano sulle note di “In the Navy”, nell’avvicinarsi a professioni come quella del sommergibilista, più che altro per il loro lasciar intentata la strada verso una vita ricca di soddisfazioni e di valori “veri”.

Sottomarini classe "SAURO"

Sottomarini classe "TODARO" (U2012A)

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