F-35: se si rinunciasse all'invisibilità le alternative non mancherebbero

25/02/14

Invisibile ai radar, con l'avionica più avanzata mai installata su un caccia, con costi e capacità operative dell’F-16 più quelle di decollo corto ed atterraggio verticale dell’AV-8B Harrier. Queste le caratteristiche del programma Joint Strike Fighter, più comunemente noto come F-35.

Al di là delle innumerevoli polemiche che stanno contraddistinguendo lo sviluppo del caccia, un giudizio sul velivolo di quinta generazione potrà essere dato a conclusione del suo processo di sviluppo, previsto nel 2017, così come prevede la timeline della Lockeed. Soltanto allora l’F-35, investimento ad oggi da 392 miliardi di dollari, potrà essere definito come un formidabile caccia dallo sviluppo a dir poco travagliato o uno dei flop più costosi di sempre. Ma quello che viene definito da alcuni come un caccia non in grado di abbattere nemmeno i velivoli progettati trenta o quarant’anni prima, è soltanto un prototipo in via di sviluppo, con molte delle caratteristiche previste non ancora installate.

Proprio l'implementazione di tutti i sensori (e la presentazione dei dati in forma unificata) è molto complessa e potrebbero essere necessari molti anni di lavoro.

Ma ragioniamo per assurdo: se l’Italia decidesse di interrompere il proprio sostegno allo sviluppo (e poi produzione in serie) del caccia di quinta generazione e congelasse le novanta macchine previste che alternative avrebbe?

Ad oggi, esiste un caccia in grado di rimpiazzare l’F-35?

Intanto, analizziamo il contesto attuale. Nello scacchiere geopolitico, l’Italia non ha più le esigenze della Guerra Fredda, quando era considerata una delle nazioni sulla linea del fuoco. Dalla guerra fredda, però, ereditò l'esigenza di un caccia puro, tecnologicamente superiore alle controparti sovietiche come i Mig-29 Fulcrum ed i SU-27 Flanker. Nasce l’Efa 2000 che, come si sa, arriverà in prima linea senza un nemico da contrastare. L’Italia, però, reduce dalla fine del programma Peace Caesar per l’utilizzo in leasing di trentaquattro F-16, aveva necessità dell’Efa 2000 per costituire una forza da superiorità aerea al passo con i tempi.

L’Efa 2000 (velivolo che probabilmente non raggiungerà mai il suo pieno sviluppo a causa del suo dna pre-stealth), se da un lato ha ben rimpiazzato l’F-16 nell’air defense, dall’altro non può svolgere le missioni multiruolo del Falcon.

L’Italia, ancora oggi, per compiti tattici multiruolo utilizza i Tornado e gli Amx, macchine che hanno superato di gran lunga il loro ciclo operativo. Basti pensare, per esempio, che il Tornado è stato pensato, disegnato e costruito per penetrare a bassissima quota e ad altissima velocità il territorio sovietico, sganciando il proprio carico bellico sui siti d’interesse strategico. La peculiarità del Tornado, grazie al profilo delle ali a geometria variabile, è quella di seguire il profilo del terreno a pochi metri dal suolo ed a mille chilometri orari. Tecnica efficace in un contesto bellico che si sarebbe potuto svolgere trent’anni fa. Non adesso. La Guerra del Golfo, per esempio, ha rimesso in discussione questo tipo di missioni. La penetrazione a bassa quota per i rischi connessi al particolare profilo di missione è ormai ritenuta inaccettabile.

C’è poi l’economico Amx, aereo d’attacco al suolo leggero, entrato in servizio nel 1989. Fu concepito proprio come il fratello minore del Tornado, in grado di compiere tutte le missioni che non avrebbero richiesto il grado di efficienza tecnologica del Panavia. Anche l’Amx, però, ha ormai raggiunto la fine del proprio ciclo operativo.

L’Aeronautica militare italiana quindi, ha necessità di sostituire i propri velivoli multiruolo, circa 250, per restare al passo con i tempi alla stregua di altre nazioni alleate e non. Ma quali sarebbero le future minacce? In Russia è in atto un serio processo di modernizzazione dell’intera flotta aerea con quattro prototipi già costruiti del nuovo caccia di quinta generazione, il Sukhoi PAK FA. Quantità e qualità della flotta, dipenderanno dalle risorse a disposizione con una possibile entrata in servizio del nuovo velivolo prevista per il 2017. La Cina, invece, negli anni a venire potrebbe dotarsi di un’aeronautica al pari, almeno numericamente, di quella statunitense. Ci sarebbero studi per una possibile produzione di massa per un caccia di quinta generazione, il Chengdu J-20. Le notizie su quest’ultimo sono molto scarse.

Per il resto, nel panorama aeronautico mondiale, non ci sono minacce reali. Basti considerare la storia degli ultimi trent’anni con l’occidente in grado di schiacciare qualsiasi minaccia all'orizzonte grazie ad un divario tecnologico incolmabile tra le parti.

Questo sinteticamente il quadro attuale, ma ritorniamo al nostro punto di partenza: esiste un possibile sostituto dell’F-35?

Considerando i dati parziali fino ad oggi emersi, ci limiteremo a dire che il sostituto naturale non esiste: l’F-35 è (o sarebbe) il primo caccia tattico multiruolo stealth della storia. Ma se decidessimo di ampliare la ricerca, magari sacrificando l’invisibilità, allora otterremo delle validissime alternative. Sotto il profilo della capacità multiruolo, l'alternativa più valida è il Boeing Super Hornet, cacciabombardiere imbarcato della Marina Militare degli Stati Uniti ed in grado di compiere più missioni in una sola sortita. Il Super Hornet è pesante il 20% in più rispetto ai modelli F/A 18 A/B e C/D, con superfici migliorate rispetto al progetto originario per incrementare la manovrabilità. E’ dotato di un radar a scansione elettronica, l’Apg 79 del Raytheon, mentre l’utilizzo di materiali radar assorbenti ne ha ridotta la segnatura radar anche se resta comunque elevata rispetto ai caccia stealth. La sua affidabilità è ormai una certezza comprovata, operando dalle portaerei americane dal 1999. Sulla carta poi, il vincitore sembrerebbe certo. Dati alla mano, il Super Hornet costa 55 milioni di dollari ad esemplare: l’F-35 costa praticamente il doppio (anche se la cifra è destinata ad abbassarsi una volta entrato in produzione). Ma dotarsi di un velivolo è una spesa “minima”, rispetto ai costi operativi, cioè a tutto quello che serve per mantenere una flotta efficiente.

Secondo il Gao (Government Accountability Office, agenzia al servizio del Congresso USA per la verifica delle spese, ndr), il Super Hornet per un'ora di volo costa alla Marina degli Stati Uniti 15.346 dollari. L'F-35, invece, sempre secondo il Gao costerà 32 mila e 500. Per acquistare e mantenere circa sessantacinque F-35 per i prossimi quarantadue anni (e questo è il caso del Canada che ha congelato al momento l’acquisto dello Jsf in attesa di sviluppi) sarebbero necessari circa quarantasei miliardi di dollari. L’Hornet costerebbe la metà, con un risparmio di 23 miliardi di dollari. Sempre il governo canadese ha anche contattato tutti i più grandi produttori europei chiedendo informazioni sul Typhoon, per il francese Rafale e lo svedese Saab. A oggi, molte delle caratteristiche dell’Hornet o del Typhoon sono classificate. Lo stesso vale per l'F-35. La differenza però, è che tutti gli altri rivali dell’F-35 sono ormai delle certezze.

Ma se l’F-35 si rivelasse un flop, l’Italia su cosa potrebbe ripiegare?

L’Aeronautica, ma siamo sempre nel campo delle mere supposizioni se non addirittura nella pura fantasia, potrebbe “facilmente” ripiegare su un altro velivolo, ma la faccenda si farebbe ben più complessa per la Marina. Le portaerei a decollo corto a disposizione della Marina Militare Italiana, infatti, hanno bisogno di una nuova piattaforma che rimpiazzi l’AV-8B Harrier II e la sua capacità di decollo corto ed atterraggio verticale. Un sostituto dell’Harrier, ad oggi, non esiste. Qualora entro la fine dello sviluppo, la Lockeed dovesse risolvere tutti i problemi (presunti e reali) dell’F-35 fino ad oggi riscontrati, l'Italia si doterebbe di uno dei più potenti caccia del 21° secolo. Se, invece, la spasmodica ed ossessionante ricerca di possedere un caccia invisibile si dovesse tramutare nella consapevolezza di avere in linea un velivolo efficace, qualche alternativa a metà prezzo esiste già.

Franco Iacch

rheinmetal defence