L’Esercito ricorda i caduti

(di Stato Maggiore Esercito)
02/11/22

Questa mattina, nel giorno del ricordo dei defunti, il capo di stato maggiore, generale di corpo d’armata Pietro Serino, ha commemorato, a nome di tutto l’Esercito Italiano, i caduti di ogni epoca e guerra, deponendo una corona d’alloro al Sacrario di Palazzo Esercito, per rendere omaggio a chi ha sacrificato la vita nell’adempimento del proprio dovere e mantenere così sempre viva, nelle nuove generazioni, una coscienza collettiva sulle radici e sull’identità nazionale.

Alla cerimonia hanno preso parte, oltre al comandante del comando delle forze operative terrestri e comando operativo Esercito (COMFOTER COE), generale di corpo d’armata Giovanni Fungo e al sottocapo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Gaetano Zauner, i capi reparto e le figure chiave dello stato maggiore dell’Esercito, per sottolineare la solennità di questa ricorrenza, particolarmente sentita dagli uomini e dalle donne dell’Esercito.

Le commemorazioni sono proseguite al Cimitero Monumentale del Verano dove, alla presenza del capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, del capo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Pietro Serino e degli altri vertici delle Forze Armate, è stata deposta una corona d’alloro presso l'emiciclo del Sacrario Militare. Al termine della cerimonia, l'ordinario militare per l'Italia, monsignor Santo Marcianò ha officiato la Santa Messa.

Contestualmente, il sottocapo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Gaetano Zauner, ha reso omaggio alla tomba del generale Enrico Cosenz, ex allievo del Real Collegio Militare della Nunziatella e primo capo di stato maggiore dell’Esercito, alla presenza di una rappresentanza dei capi reparto dello stato maggiore dell’Esercito, dei familiari del generale Cosenz e di alcuni allievi della Scuola Militare.

La commemorazione dei militari caduti rappresenta una guida fondamentale per le nuove generazioni di soldati, ai quali spetta l’onere di conservare i valori ereditati e mantenere vivi gli insegnamenti di chi li ha preceduti.

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