Un sorso di Coca-Cola per il Maresciallo Zhukov

(di Andrea Gaspardo)
26/06/20

Come insegnano i libri di Storia, la “Guerra Fredda” fu un periodo di prolungate tensioni geopolitiche ed ideologiche che opposero il Blocco Occidentale al Blocco Orientale dal 1945, anno della fine della Seconda Guerra Mondiale, al triennio 1989-91 che segnò in rapida successione l'abbattimento del Muro di Berlino, la fine dei regimi comunisti dell'Europa Orientale e la disintegrazione dell'Unione Sovietica stessa.

La “Guerra Fredda” fu un periodo carico di tensioni e di frequenti prove di forza tra le potenze egemoni, tuttavia fu anche caratterizzato da numerosi eventi curiosi oggi sepolti tra le pagine della Storia; e la “Coca-Cola Bianca” del Maresciallo Zhukov merita senza dubbio una menzione d'onore tra questi!

Inventata dal genio di John Stith Pemberton e successivamente modificata da Asa Griggs Candler e introdotta per la prima volta l'8 maggio del 1886, la Cola-Cola non ha bisogno di presentazioni, essendo diventata negli ultimi 134 anni uno dei sinonimi stessi dello stile di vita americano (“American Way of Life” in lingua inglese).

Già negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, la Coca-Cola era la bevanda più diffusa d'America (da questo punto di vista ottenne un enorme incentivo proprio dalle leggi approvate nel periodo del cosiddetto “Proibizionismo”!) e aveva fatto capolino sui mercati europei, anche se il momento del grande balzo in avanti era ancora al di là da venire. E tale momento arrivò nel corso della Seconda Guerra Mondiale, quando milioni di soldati della potenza a “stelle e strisce” si riversarono in tutti i teatri di guerra del mondo, in particolare in Europa.

Il governo degli Stati Uniti e la Coca-Cola Company riconobbero l'importanza che la bevanda della compagnia di Atalanta aveva nel mantenimento del morale delle truppe al fronte e presero provvedimenti urgenti per fare sì che la produzione fosse drammaticamente espansa e venissero approntate delle linee logistiche dedicate per favorire il trasferimento delle “bottigliette magiche” tra i due lati dell'Atlantico. Si decise successivamente di inviare dei dipendenti della compagnia sul continente europeo in modo che essi potessero sovrintendere la creazione di linee di produzione locali in modo da rifornire le truppe direttamente in loco. Pur essendo a tutti gli effetti dei civili, tali individui erano aggregati alle forze armate americane e vestivano uniformi da ufficiali e perciò venivano scherzosamente chiamati dai soldati “gli ufficiali della Coca-Cola”.

Sebbene tanto il governo americano quanto la Coca-Cola Company ritenessero in origine le catene di produzione europee come un esperimento dalla durata assolutamente temporanea, alla prova dei fatti tale iniziativa segnò il trionfo definitivo di tale bevanda nel mondo occidentale perché il gusto ed il costo relativamente contenuto la resero immediatamente popolare anche in Europa aprendole così un ulteriore enorme mercato. E fu proprio in queste circostanze che la traiettoria storica della Coca-Cola incontrò quella di colui che ne sarebbe diventato un entusiasta “consumatore”, l'Eroe dell'Unione Sovietica, Maresciallo dell'Esercito, Georgy Konstantinovich Zhukov.

Anche il Maresciallo Zhukov non ha bisogno di presentazioni, almeno tra la platea degli amanti della Storia. Nato nel 1896 in una famiglia poverissima, Zhukov riuscì nel corso dei primi decenni di vita dell'Unione Sovietica a raggiungere i vertici delle forze armate distinguendosi come il più importante dei “Marescialli d'Acciaio” che traghettarono le forze armate sovietiche dalla iniziale sconfitta alla vittoria finale contro le forze dell'Asse.

Nel corso di uno dei numerosi incontri tenuti tra i comandanti degli Alleati alla fine della guerra in Europa, il generale Dwight David “Ike” Eisenhower, grande consumatore proprio della Coca-Cola, ebbe la brillante idea di far assaggiare l'americanissima bevanda anche alla sua controparte sovietica. All'inizio Zhukov fu riluttante, ma si lascio poi diplomaticamente convincere, agguantò una bottiglia di Coca-Cola e iniziò a trangugiarla a canna alla maniera “yankee”. In realtà l'incipit non fu dei migliori dato che, colto di sorpresa dalla effervescenza della Coca-Cola (al tempo non esisteva alcun tipo di bevanda frizzante in Unione Sovietica), Zhukov ebbe la reazione istintiva di sputare quanto aveva appena sorseggiato, arrabbiandosi poi con gli ufficiali americani, ritenendo di essere stato oggetto di una “burla da caserma”. Sorridendo, e con l'aiuto di un interprete, Eisenhower spiegò al sovietico che la sua reazione era stata normale perché quello era stato il suo “primo sorso” e che sarebbe stato meglio per lui continuare a bere piano e, eventualmente, “tirare qualche rutto” per abituarsi. Zhukov seguì il consiglio e, l'incontro fortuito che apparentemente era iniziato in maniera catastrofica diede invece inizio ad un'autentica “storia d'amore”.

Dire che il Maresciallo avesse un debole per la bevanda della compagnia di Atalanta è dire poco; egli infatti sviluppo un'autentica dipendenza per essa, tanto che nelle successive conferenze e tour sia diplomatici che operativi in Germania, Austria e nelle capitali dell'Europa occidentale fece sempre in modo di procurarsi ingenti quantitativi di Coca-Cola che sorseggiava poi nelle pause di lavoro e nel corso dei trasferimenti.

Gli Alleati occidentali erano a conoscenza di questo “vizietto” sviluppato da Zhukov, ma pare che non abbiano dato una grande importanza alla cosa dato che tale passione era condivisa da tutto l'establishment militare d'oltre oceano. I generali americani, anzi, presero ad invitare regolarmente Zhukov a essere loro compagno di bevute a base di Coca-Cola e condite dagli immancabili rutti finali dei quali abbiamo notizia grazie alle colorite testimonianze rese dai diari del generale inglese Bernard Law Montgomery e di quello francese Jean de Lattre de Tassigny, entrambi riluttanti testimoni di tali “prestazioni”.

Tuttavia, non tutte le stelle brillano per sempre, ed anche quella di Zhukov stava per avviarsi lungo la via del tramonto. Nell'aprile del 1946 infatti, Zhukov venne sostituito dal Maresciallo Vasily Danilovich Sokolovsky (nella foto, seduto) in qualità di comandante delle forze d'occupazione sovietiche in Europa orientale e richiamato a Mosca. In tale frangente Zhukov avrebbe dovuto dire addio non solo al suo comando ma anche alla sua passione per la Coca-Cola dato che, secondo la propaganda ufficiale sovietica, essa rappresentava la “bevanda imperialista” per antonomasia ed ovviamente qualsiasi idea di importarle nel cuore dell'impero sovietico era pura eresia. Mentre era infatti assolutamente normale per i leader sia politici che militari dell'Impero Rosso farsi fotografare in pubblico nell'atto di sorseggiare la patriottica vodka, il solo pensiero che un Eroe dell'Unione Sovietica e Maresciallo dell'Esercito venisse immortalato nell'atto di consumare la “bevanda proibita” avrebbe provocato un terremoto. Nonostante questo, Zhukov non demordette, decidendo di agire d'astuzia. Contattò infatti la sua controparte americana, generale Mark Weyne Clark, comandante delle forze d'occupazione alleate in Italia ed Austria chiedendo di poter ottenere una partita di Coca-Cola speciale per lui. Da entusiasta consumatore di Coca-Cola, Clark acconsentì e girò la domanda direttamente al presidente degli Stati Uniti d'America, Harry S. Truman il quale contattò a sua volta la Coca-Cola Company la quale, mediante la sua succursale in Austria si adoperò per venire incontro ai desiderata del Maresciallo sovietico.

Le direttive di Zhukov erano semplici: la nuova Coca-Cola doveva avere tutte le caratteristiche organolettiche della precedente, tuttavia doveva essere trattata in modo tale da perdere completamente il suo colore marrone-caramellato e risultare trasparente come la vodka, inoltre doveva essere imbottigliata in bottiglie dalla silhouette tradizionale e non nelle “strane bottiglie” che l'avevano resa iconica.

Ovviamente la Coca-Cola Corporation non dette niente per niente dato che un tacito termine dell'accordo prevedeva che Zhukov avrebbe dato disposizioni affinché, da quel momento in poi, tutte le spedizioni di Coca-Cola dirette verso l'area d'Europa sotto occupazione sovietica non sarebbero più state sottoposte alle lungaggini doganali previste dalle autorità comuniste.

L'autore del “miracolo” fu infine Mladin Zarubica, supervisore tecnico della Coca-Cola Company in Austria che, grazie all'aiuto dei chimici locali riuscì ad ottenere quella che è passata alla Storia come “Coca-Cola Bianca” (in inglese “White Coke” ed in russo “Бесцветная Кока-Кола”, letteralmente “Coca-Cola Senza Colore”). Essa venne prodotta nello stabilimento della Coca-Cola Company in Austria e seppur esteticamente chiara e trasparente come la vodka o la semplice acqua, lasciava inalterate tutte le caratteristiche originali. Le bottiglie invece erano fornite dalla Crown Cork and Seal Company di Bruxelles ed erano esteticamente molto simili a quelle utilizzate per imbottigliare il super alcolico sovietico. Dulcis in fundo, i tappi utilizzati per sigillare il prodotto erano bianchi e presentavano una scintillante stella rossa al centro.

Della “Coca-Cola Bianca” ne venne prodotto un quantitativo di 50 casse che Zhukov poté portare con sé in Unione Sovietica beffando tutti i controlli e potendo così continuare a coltivare il suo “vizio” in privato. A quanto pare però, la sua cautela si dimostrò eccessiva dato che, ben presto, anche attraverso la “Cortina di Ferro” la Coca-Cola riuscì a filtrare all'interno dell'Unione Sovietica grazie alle infinite vie del mercato nero diventando abbondantemente disponibile anche se il Maresciallo non riuscì a vivere tanto a lungo da vedere il giorno in cui la sua tanto amata bevanda venne finalmente legalizzata anche nel suo paese, nel 1985.

La vicenda della “Coca-Cola Bianca” ci dimostra che, al di là delle forze soverchianti della Storia, anche i grandi uomini che la Storia la fanno, sono caratterizzati dagli stessi “vizietti” privati di tutti quanti e per essi sono spesso disposti a rischiare il collo e la fama. Nel caso di Zhukov, il “frutto proibito” fu un molto prosaico bicchiere di Coca-Cola.

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