L’Esercito su 2 ruote: ruoli logistici per le moto

(di Gianluca Celentano)
07/11/22

Come abbiamo visto nel corso degli anni il motociclo come mezzo individuale per il trasporto tattico è stato massicciamente soppiantato dagli autoveicoli, senz’altro più versatili e con maggior possibilità di carico, oltreché più sicuri. Tuttavia le due ruote non sono state completamente congedate dalla forza armata, ma utilizzate per compiti specifici non propriamente bellici e l’incarico 48, motociclista moviere, compare nella lunga lista delle mansioni del militare.

Arrivano le Cagiva T4 e w12

Attualmente sul sito dell’esercito il motociclo non è più visualizzato tra i veicoli logistici, ma le Cagiva sono ancora presenti in qualche caserma. In realtà il progetto di militarizzazione della civile Cagiva Ala Rossa 350 risale al 1983. In quel periodo l’azienda motociclistica Cagiva fondata a Varese nel’50 era già famosa per la qualità delle sue moto che divennero ancor più famose con le innumerevoli vittorie nelle competizioni e per la partecipazione alla alla Parigi-Dakar.

Il nome Cagiva nasce dall’unione di tre sigle, il nome del fondatore e la località dell’azienda cioè, Castiglioni Giovanni Varese. La sua T4 prodotta a partire dal 1987 è stata il primo enduro riservato al mondo militare estrapolato dalla versione E, la più rustica di Ala Rossa, ma fu la sua evoluzione w12 sviluppata a partire dal 1991 a essere commercializzata in diversi eserciti, tra cui l’Armée Française (foto seguente).

Il suo schema e struttura erano moderne ed estremamente elastiche e robuste e, come propulsione, la scelta ricadde su monocilindrico superquadro a 4 valvole di 343 cc con un alesaggio di 82 mm e una corsa di 65. Arrivò nei reggimenti alla metà degli anni ‘90 come veicolo assegnato alle squadre comando e per compiti esplorativi nei reparti logistici.

Le scarse notizie che si riescono avere sulla w12 la vedrebbero comunque prescelta nei reggimenti di cavalleria e paracadutisti essendo predisposta di supporti per l’aviolancio. Senz’altro un mezzo di esplorazione con pochissime pretese e ideale per le aree impervie.

Dalle trincee al servizio logistico ed emergenziale

Dopo la caduta del muro di Berlino e con la missione fuori area in Bosnia del 1995 l’Esercito italiano fu obbligato a cambiare drasticamente la sua organizzazione.

Pur con investimenti non all’altezza delle esigenze cui è (e sarà) chiamato a intervenire, il settore dei mezzi è sempre stato tra quelli più sotto i riflettori di un rinnovamento: va aggiornato e reso più efficiente, specifico e professionale, con una mentalità più duttile e meno formale.

Queste sono le esigenze per adattarsi al quadro internazionale, mentre in ambito nazionale la formazione e l’aggiornamento si incrementano diventando essenziali per la cultura specifica e la sicurezza degli operatori.

Un filmato del 6° reggimento alpini girato nel 2019 ci mostra gli step addestrativi per la conduzione della Cagiva T4 che prevedono inizialmente lezioni in osservanza al codice della strada per comprendere la dimestichezza degli allievi con il mezzo a due ruote soprattutto grazie ai ripetuti slalom tra birilli sempre più vicini. Poi si alza la posta e si passa allo sterrato e alla guida in piedi sulle pedane in percorsi piani e poi inclinati.

Insieme ai sentieri pieni di massi arriva anche il fango e i soldati indossano la mimetica, casco e il giacchetto arancione catarifrangente seguiti a breve distanza dal VM90 con a bordo l’istruttore in contatto radio con loro.

Ma non è finita, c’è anche la guida di notte, ancora più attenta nell’off-road. È importante saper cadere in queste condizioni senza farsi male e saper rimettere in piedi la moto con il minor sforzo. Infine il tanto atteso esame che sancirà quale alpino sarà o meno patentato.

Gli Alpini sono tester e precursori di altre novità nei confronti delle due ruote che, come vedremo, in ambito tattico sembrano avere ancora qualcosa da offrire.

Già prima dell’inizio del nuovo millennio l’impiego del giro posta o del porta dispacci, hanno per lo più ceduto il passo a internet, mentre l’ambito logistico ha visto (forse per testare un nuovo metodo) l’impiego delle Cagiva 350 come veicolo di scorta tecnica in supporto agli spostamenti su strada di pesanti mezzi tattici e logistici. Un concetto che correlativamente ha evidenziato come le caratteristiche di una moto enduro possano essere idonee per raggiungere le abitazioni e le persone dopo importanti calamità naturali, alla pari del servizio aereo.

Un autiere racconta

La famiglia degli autieri è tra le più attive anche sui social dove ho l’opportunità di conoscere il caporale Alberto Piccinini ex vfp1 del 3° blc 2006.

Alberto, oggi 35enne, è di Tortona e si mostra disponibile a raccontarmi la sua interessante esperienza militare come motociclista moviere all’interno delle caserme. Dopo il RAV all’85° di Verona all’età di 19 anni, è stato assegnato al 1° reggimento trasporti di Bellinzago Novarese e precisamente nel 2° btg trasporti nella compagnia CT, controllo traffico. Una destinazione azzeccata per Alberto e un’individuazione professionale coerente da parte dell’Esercito in termini di mansioni e motivazione.

Alberto proviene da una famiglia di camionisti, è abituato a lavorare con i mezzi ed è felice di continuare la tradizione. Il 1° reggimento è il posto giusto per conseguire la patente mod. 3 dopo l’assegnazione all’incarico 48, motociclista moviere. Mi racconta che buona parte del servizio lo ha passato a fare “il ricognitore” e sostiene che la figura del moviere è una sorta di vigile speciale dell’esercito.

Organizzazione del servizio

In un reparto specialistico della Tramat la procedura prevede che, prima di ordinare il movimento di un convoglio pesante, il maresciallo responsabile del CT ordini ai motociclisti movieri di fare un sopralluogo lungo il percorso riportando anche via radio tutte le variabili del tragitto segnalando eventuali pericoli come limiti architettonici, ponti, linee elettriche o corsi d’acqua. Non esiste un unico percorso ma diverse varianti per la sicurezza dei residenti e della merce trasportata. Trasportando ad esempio merci pericolose in ADR (così come previsto dalle direttive CdS e ADR) l’itinerario subisce variazioni o viene scortato, dovendo invece trasferire un rimorchio ingombrante (carri armati) o Shelter, è indispensabile capire oltre agli ostacoli, le possibilità di manovra ma anche le condizioni del fondo stradale, come mi racconta Alberto. Ad esempio, in presenza di aree paludose, è essenziale inserire preventivamente nel trasferimento uno o più veicoli con un argano.

Equipaggiamento e attività

Alberto mi racconta che l’uniforme del moviere non era la classica mimetica, ma dei pantavento verdi con bretelle e un giacchetto con un casco e interfono a cui si aggiungevano (almeno nel 2006) degli occhiali a maschera, un corredo molto simile a quello dei carristi, ma con l’aggiunta di paramano catarifrangenti. Mi confessa che casco e interfono non sono affatto comodi, ma spera che dal lontano 2006 l’equipaggiamento sia stato aggiornato.

Quando c’è il via libera da parte del comando il convoglio parte; qui il ruolo del moviere è di vigilare con funzioni di scorta tecnica l’avanzamento dei mezzi o della colonna se autorizzata. In alcuni casi si è armati con un fucile Beretta SC70/90 e un distintivo a paletta bianca/rossa. Si viaggia su Cagiva w12 munite di lampeggiante giallo e di una piastra porta radio. I motociclisti movieri sono formati anche per effettuare sensi unici alternati in caso di necessità allertando tempestivamente i conduttori dei mezzi pesanti tipo ACTL SM 44.30 BAD.

Ancor oggi la Scuola Trasporti e Materiali si occupa di istruire e addestrare il personale deputato all’uso e all’impiego di mezzi, merci pericolose e materiali. Per questo motivo l’appellativo di “autiere” (incarico specifico) è ancora utilizzato, ma gli appartenenti alla Tramat possono anche chiamarsi “logisti”.

Un elogio e un’opinione

Il caporale Alberto Piccinini mi mostra con orgoglio il basco che ha mantenuto la piega e la spilletta di autiere e condivide con me anche un elogio del settembre 2007 a firma dell’allora ten. col. Tramat C. Sirocchi. Emerge un’altra competenza di Piccinini, quella di radioamatore svolta a lungo nel suo trascorso nella protezione civile. Nel suo battaglione, su richiesta del comandante di compagnia che aveva coadiuvato, suggerì un’ottimizzazione per le comunicazioni del reparto in epoca di aggiornamento del sistema Sop 06 della brigata logistica di proiezione.

Essendo un camionista esperto a bordo del suo Volvo FH, prima di salutarci vuole rilasciare una sua opinione sulla tipologia di servizio in vigore in quegli anni, promuovendo la moto e mostrandosi scettico sui Quad 4x4. “Il Quad seppure su 4 ruote non è sicuro come una moto. Infatti in partenza strappa e non è difficile che impenni inoltre, dove passa una moto, il Quad non va. Credo che una squadra di movieri dovrebbe avere una motocicletta e un Side by Side (mini 4x4 protetto con argano) molto più versatile nelle operazioni off road”.

Nell’Esercito ci sarà un nuovo ruolo per le due ruote?

Leggi la prima parte "L’Esercito su due ruote: dalla bicicletta alla motocicletta"

Leggi seconda parte "L’Esercito su 2 ruote: la motorizzazione si espande"

Leggi la seconda parte (bis) "L'Esercito su 2 ruote: Il successo delle moto “Palpitando Irrompo"

(Segue quarta e ultima parte)

Foto: Esercito Italiano

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