Un'esperienza di volontariato, tra ottimi mezzi e una logistica un po' discutibile

(di Gianluca Celentano)
22/06/18

La premessa è d’obbligo: l’Italia affida una enorme percentuale di attività a costo zero al volontariato, ma verso gli stessi operatori sembra esserci una grande indifferenza.

Tra le varie mansioni c’è il conducente...

Essere autista non si improvvisa e spesso i colleghi del Tpl – trasporto pubblico locale – o del trasporto merci che scelgono di svolgere un’attività di volontariato extra lavoro, sono impegnati nel ruolo professionale di conducente. Si pensi infatti alla responsabilità di condurre un'ambulanza, un pullman sanitario, un camion, un’autopompa o un 4x4... tutte situazioni che, in condizioni di forte stress operativo/emotivo, sono sicuramente più controllabili da parte di chi quotidianamente si destreggia con un mezzo pesante nella giungla urbana e autostradale dove deve seguire regole ben precise e fin troppo penalizzanti. La competenza del responsabile della gestione dei volontari all'interno di associazioni, assume quindi un ruolo importante nell’individuare e valorizzare queste persone tenendo conto magari anche dell'aspetto meritocratico.

L’attenzione per tutti

L’incidente è sempre possibile anche per il più completo e preparato conduttore tuttavia quando si opera volontariamente come autista e con la sicurezza di un “logo istituzionale” di qualche importante associazione alle spalle che è in grado di tutelare ogni mancanza parando il fondo schiena - con i soldi pubblici s’intende – al malcapitato, forse la preparazione passa in secondo piano.

I conducenti di bus e camion in virtù delle normative fin troppo rigide sono abituati a prevedere e pianificare qualsiasi spostamento logistico o una semplice manovra di parcheggio, ma ciò nonostante questi settori sono sempre più nell’occhio del ciclone spesso per un eccesso di zelo nei controlli che molte volte sono interpretati come un metodo di cassa sicura e non come metodo preventivo verso le scorrettezze di aziende e conducenti. Perdere il lavoro è infatti troppo facile e scarsamente tutelato quando si azzerano i punti sulla patente.

In tutti i Paesi d'Europa le mancanze stradali di un mezzo adibito a un servizio di pubblica utilità, sono sanzionati senza andare troppo per il sottile e senza troppe attenuanti. Da noi forse si osserva ancora il fastidioso metodo di due pesi e due misure e che in molti casi garantisce di farla franca a chi indossa qualche uniforme.

Richiami in servizio

In questo contesto si possono capire le motivate perplessità di un'azienda nei confronti della concessione di un nulla osta per svolgere la mansione di autista presso un’organizzazione di volontariato. In effetti, escludendo gli Enti pubblici che provvedono al rilascio di una loro patente di guida - art 138/05 CdS - nelle altre realtà il volontario utilizza la propria patente - come nella protezione civile - con tutti i rischi connessi una volta terminato il periodo di servizio volontario.

Tuttavia sia nell’Esercito a partire dai Vfp4 sia in organizzazioni volontaristiche pubbliche, la tendenza è orientata verso l’impiego dei loro dipendenti per i compiti più delicati, ma va ricordato sempre che è la strada percorsa tutti i giorni con bus o camion che affina le caratteristiche del conduttore e non la guida di un Daily o un camion saltuariamente per qualche viaggio.

Un mio anziano istruttore mi diceva, grazie all'esperienza dei suoi trent’anni di autista di bus, che nessuno è bravo ma si impara sempre sulla strada.

Sul campo

Durante una recente attività volontaristica civile ho osservato che, nonostante le condizioni meteo pessime e il terreno umido, si perseverava nel far sostare gli autoarticolati -bilici - in un campo per lo scarico dei container pur potendo disporre in caso di necessità di una strada asfaltata al confine del campo, dove lo scarico poteva avvenire più agevolmente regolando magari con un senso unico alternato il limitato traffico locale.

Il risultato non si è fatto attendere, soprattutto con i bilici: dal primo all’ultimo si sono “piantati” nel fango almeno fino a quando il calore del sole non ha ricompattato il terreno. Grazie ai Manitou si è riusciti a ristabilire le attività, anche se si è verificato qualche imbarazzante danno. Io, non facendo parte dello staff di gestione, osservavo i potenti Manitou al lavoro nel traino dalla parte anteriore dei mezzi impantanati. Avevo notato che il cuneo di fango che bloccava i mezzi si era sviluppato sulla parte anteriore delle ruote motrici dei bilici e, con un certo imbarazzo, ho suggerito al capo di turno di trainare posteriormente i mezzi, vista la scarsa aderenza anche per i grossi sollevatori.

Sono stato ammonito anche se, dopo un quarto d'ora di tentativi, la mia idea sembrava stesse dando i risultati desiderati.

A fronte di situazioni a volte imbarazzanti ho notato con piacere una grande attenzione alle normative anti infortunistiche 81/08 anche se, a mio avviso, in certe situazioni teoria e pratica risultano un po' contraddittorie.

Qualche soddisfazione

Questa mia attività di volontariato mi ha comunque procurato un viaggio breve, poco più di 200 chilometri, con un carico sotto le 15 tonnellate tra curve appenniniche e gallerie osservate da un imponente posto guida a 2 metri da terra.

Stiamo parlando della versione BM dell’Astra ACTL 6X6, una serie che potremmo definire ancora “analogica” in quanto meno ricca di elettronica rispetto alle serie SM. La trasmissione è posteriore e solo il conduttore può scegliere il passaggio del moto all’asse anteriore e i blocchi trasversali dei differenziali ripartitori. Si tratta del BM 309 con motore Cursor 6 cilindri 10300 cc che eroga 400 cv. Un certo imbarazzo c’era, se consideriamo che guido prevalentemente autobus, più bassi e disposti diversamente in cabina, ma l’emozione di usare il cambio ZF a schiaffo e sentire la potenza del motore mi hanno subito catturato, soprattutto dopo aver scaricato di gusto diverse doppiette, percependo il suono dei suoi sei cilindri in piacevole simbiosi con il mio istinto.

E qualche delusione

L’adrenalina del viaggio è rimasta alta una volta giunto nell’area di dispiegamento, dove un collega, anche lui volontario e autista di bus, mi ha chiesto di dargli una mano per pulire i filtri di un Renault Magnum, tra cui quello nascosto sotto la pompetta della pompa d’iniezione. Il filtro a rete stretto in precedenza non a mano, ci ha fatto esclamare qualche colorita imprecazione, almeno fin quando non abbiamo avuto la meglio con gli attrezzi a disposizione.

Subito dopo però mi è toccato subire un sonoro cazziatone da parte di un responsabile che mi chiedeva di trovare su un semirimorchio delle zeppe, arnesi che in ambito dei trasporti sono delle travi da apporre sotto le ruote gemellari interne o le zampe dei semi rimorchi. In realtà l’incomprensione dipendeva dal fatto che il responsabile cercava dei cunei fermaruota tra l’altro dello stesso colore del telaio e quindi mimetizzati. Ho notato da parte del giovane coordinatore un atteggiamento eccessivamente autoritario e a tratti intimidatorio almeno nei toni, un metodo a mio avviso che suscitava imbarazzo e incertezza durante il delicato lavoro del personale.

Iveco 190

Avevo scelto di non dare troppo nell’occhio agli addetti ai lavori qualificati, tuttavia mi hanno incaricato di portare una motrice con rimorchio Iveco 190 in un’area di sosta remota e chi conosce l’evoluzione dei camion Iveco sa bene che, seppur superato, il 190 è e rimane un’icona della produzione Fiat Veicoli Industriali. Un 13.000 cc 6 cilindri con 330 cavalli e cambio Ecosplit Zf a 16 rapporti. I rallentamenti li ho gestiti con scalate e freno motore, visto l’assenza del retarder, e sono stato conquistato chilometro dopo chilometro sia dalla meccanica diretta e precisa sia dalla sua maneggevolezza.

Sono le retromarce con rimorchio quelle che hanno bisogno di esperienza specifica il che mi ha fatto decidere di parcheggiarlo di testa in uno stallo per evitare di perdere tempo, anche se ammetto avrei voluto.

Scania P 94

Molto diffuso negli eserciti del nord Europa, ho avuto modo di spostare anche il Re della strada, credo uno Scania P94 con 280 cv, un 5 cilindri in versione autocarro con cambio meccanico semiautomatico, un sistema che cambia la marcia premendo solo il pedale della frizione. Non sono un appassionato di questi cambi che sono un po' una via di mezzo tra manuale e automatico e sui bus un sistema analogo l’avevo provato con il Mercedes 450 su una linea ostica verso San Pellegrino Terme. Questo cambio è poco istintivo e adatto all’autostrada, mentre nei contesti impegnativi il robotizzato, l’automatico ma soprattutto il manuale sono ovviamente i più gettonati.

Tuttavia il posto di guida è del tipo automobilistico con volante inclinato verso il conduttore e con comodità e affidabilità sopra la media, ma per familiarizzare con la sua ergonomia particolare occorre fare strada e esperienza. Verrebbe da dire che chi è abituato a Scania difficilmente cambia veicolo rimanendo magari spaesato.

Una coordinazione che valorizza

È una semplice idea rispetto al ruolo di coordinazione dei lavori che forse potrebbe essere impostato diversamente, anche per salvaguardare lo stesso coordinatore peraltro costantemente sotto i riflettori dei capi.

Se si dispone di persone capaci e autonome nella gestione di mezzi, materiali, etc, forse un preventivo briefing potrebbe essere la risposta dopo aver ascoltato i pareri degli addetti ai lavori e le loro perplessità in certe manovre. A volte infatti si genera un ambiente dispersivo e contraddittorio e la frenesia generata non sempre è d’aiuto.

I giorni passano sotto sole e pioggia...

Nonostante qualche ritardo nella logistica, si è lavorato sodo con lo spirito d’adattamento che deve sempre prevalere in situazioni addestrative/operative. Ho conosciuto volontari davvero preparati e in gamba e anch’io mi sono adattato a tutte le mansioni necessarie per il campo. Mi ha colpito molto il container con all’interno le lavatrici e asciugatrici, un modulo già utilizzato dalla U.S. Army durante il secondo conflitto mondiale. Una particolarità infatti della U.S. Army è di shelterizzare un po' tutto grazie al grande numero di autocarri e uomini.

Alla sera, dopo cena, la stanchezza prendeva il sopravvento e nella mia branda a castello dentro il sacco a pelo mi lasciavo catturare senza fatica da un profondo sonno rigenerante.

Ai volontari

Ammirevoli donne e uomini che per lodevoli ideali in tutti i settori offrono ogni giorno il loro lavoro, molto spesso verso chi soffre; eroi senza mezzi termini spesso sottovalutati ai quali la parola grazie non è sempre scontata ne tantomeno ricercata.

A voi tutti GRAZIE!

(foto: autore / web)

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