Un modo un po' diverso per commemorare il centenario del 1918: i ricordi della leva obbligatoria!

(di Gianluca Celentano)
30/10/18

Associare i ricordi di caserma con le attività che svolgevamo durante il periodo di leva, magari come conduttori in un ufficio automezzi, è senz’altro una pagina suggestiva del secolo scorso che fa rivivere in ognuno di noi ricordi indelebili del servizio militare.

È anche un "atto dovuto", un omaggio a quelle gloriose pagine di storia delle nostre Forze Armate che si apprestano a festeggiare il Centenario della prima guerra mondiale, un conflitto che ci ha visto vincitori grazie al sacrificio di centinaia di migliaia di soldati provenienti da tutte le regioni d'Italia.

Descriveremo qui solo una parte della sana e comprensibile frenesia dei ragazzi di vent’anni sotto le armi, i quali dopo una giornata tra i compiti di caserma, sognavano la libera uscita delle 18, annotando soprattutto un giorno in meno di militare.

Prima avversione e poi nostalgia, ma lo rifarebbero

La realtà che descriverò si riferisce a grandi linee all’Esercito anni 80/90, quello che ho vissuto io e che il regista Marco Risi ha voluto ricreare con il film, “Soldati 365 all’alba” (immagine apertura). Sono quindi testimone, come ex volontario, e con i più recenti richiami, del drastico cambiamento subito dalle FF.AA, improntato su una nuova metodologia professionale e formale, ma anche su un rapporto con i superiori diverso e soprattutto più pratico e collaborativo.

Documentandomi e ascoltando esperienze dei più anziani si percepisce chiaramente che il servizio militare di leva ha subito diverse mutazioni più o meno ad ogni decennio.

Provate ad immaginare il servizio di leva nel dopo-guerra o, magari, negli anni ’60, dove a cambiare, oltre alle uniformi e al trattamento, era proprio il rapporto con i superiori. Superiori che un tempo potevano rivolgersi a noi con il “TU” legato alla supremazia più che alla collaborazione, o ritornate col pensiero al nostro “armadietto metallico” che, inizialmente, era la caratteristica borsa valigia in tessuto con la struttura interna da comporre per dargli la forma di parallelepipedo da appendere, ordinatamente, dietro alla propria branda: un letto senza molle e con un telo.

Ho incontrato molti scaglioni e centinaia di ragazzi. Li ricordo ancora con affetto. Anche se l'esperienza militare veniva vissuta più come un’imposizione - anche se al sevizio del Paese - e se per qualcuno di loro potrei sostenere che fosse traumatico l’abituarsi alle regole di caserma, la malinconia colpiva un po' tutti dopo l’ufficiosa "marcetta congedanti" serale che segnava, all’indomani, un risveglio come civili.

Suona il rancio e poi l’adunata

La mensa era già operativa alle undici, ma solo per le guardie e il personale di servizio; per tutti gli altri si attendeva il caratteristico segnale del RANCIO a mezzogiorno che stabiliva la cessazione delle attività per migliaia di giovani in servizio in battaglioni e reggimenti. Ufficiali e sottufficiali si dirigevano nei loro circoli mentre i militari di leva si accodavano in fila per accedere al sospirato pasto.

Qualcuno si attribuiva cariche o "servizi speciali" per passare davanti alla coda ma in realtà l’afflusso mensa era molto rapido e rigorosamente dentro i tempi previsti.

Nei reparti d’impiego e negli uffici automezzi, il lavoro non cessava mai e, quando non si doveva procedere alla manutenzione ordinaria o ai servizi fuori caserma, si stilavano liste di mezzi da alienare o inventari per l’approvvigionamento dei ricambi più comuni a livello di battaglione.

Era circa di un’ora e mezza il tempo a disposizione per il pranzo e il relax nelle camerate. Qualcuno ricorderà i vani tentativi di riposare in mimetica tenendo le gambe stese sopra la struttura della branda e la testa appoggiata ai materassi in lana ripiegati a cubo da sistemare con estrema precisione prima dell’adunata pomeridiana; l’ufficiale di servizio in compagnia era spesso inflessibile (anche se di leva) e magari un po' “troppo convinto”, ma in gioco c’era la libera uscita serale...

Il pomeriggio forse era il più pesante da affrontare ma l’inconfondibile suono dell’ADUNATA ci faceva scattare dal nostro dormiveglia facendoci riunire in piazza d’Armi inquadrati in ordine d’altezza e sul riposo, in attesa dei superiori che ci mettessero sull'attenti per comunicarci le consegne pomeridiane.

Il lavoro nei reparti

Nei reparti più formali ci si congedava dall’inquadramento uno in fila all’altro e con il più alto in grado che guidava la squadra sino al magazzino o ufficio d’impiego.

Spesso c’era un’apparente calma piatta. Una volta al mese il magazzino e le camerate venivano completamente ripulite e ordinate di fino. Le "saponate", i secchi d’acqua con stemperato all’interno le saponette militari, capitavano un po' a tutti.

Qualcuno riusciva a dare una seconda - innocua - vita ai bossoli del 7,62 Nato, trasformandoli abilmente in accendini.

Nelle officine di reparto il livello d’intervento meccanico sui mezzi aveva dei limiti nelle attività, mentre nei reparti logistici “di Manovra” si aveva carta bianca per tutti i tipi di riparazione. Ricordo la registrazione della carburazione delle AR76 a benzina o la sostituzione delle crociere, uno dei punti dolenti della Campagnola, ma anche il cambio delle cinghie e le cabine reclinate degli ACM80 per gli interventi di sostituzione filtri o di registrazione delle tiranterie.

I mezzi più impegnativi come manutenzione, ATC 81, Astra BM tanto per citarne qualcuno, venivano trasferiti nei reparti di Manovra, attrezzati come veri e propri centri assistenza Iveco. Ma gli uffici automezzi dovevano soprattutto programmare con ampio anticipo, anche di mesi, l’attività dei veicoli in forza al reparto e la capacità del suo responsabile, un maresciallo, risiedeva nel prevedere possibili inconvenienti prima dell’utilizzo previsto, situazioni che imponevano sempre almeno due soluzioni alternative... L’ingegno italico sotto questo aspetto era unico e invidiabile!

Ad ogni grado un mezzo

Un’usanza che, per certi versi, è andata a sfumare era l’assegnazione di particolari classi di autovetture agli ufficiali. Se le utilitarie erano a disposizione con il conduttore per trasportare i comandanti di compagnia, le berline più grandi venivano assegnate ai comandanti di battaglione e reggimento che si avvalevano di un militare di leva fisso come autista; magari quest’ultimo poteva risultare un po' privilegiato rispetto agli altri militari ma il suo incarico, per contro, stabiliva una flessibilità oraria molto più impegnativa e soprattutto un’impeccabile formalità.

Le riuscite Fiat 124, 128, Ritmo e Uno seguite successivamente dalla Fiat Tipo, erano le medie utilitarie a livello di battaglione, per utilizzare una terminologia interna, ovvero quelle vetture ad uso principale del comandante del reparto, generalmente un tenente colonnello.

La AR76, dai chiari connotati operativi, era invece utilizzata indistintamente da tutta la gerarchia del reparto. Ricorderemo le immagini del generale Angioni, che ho avuto per altro il piacere di conoscere, quando a Beirut rilasciò una lunga video intervista al giornalista Enzo Biagi mentre era alla guida di una Campagnola verniciata di bianco per la missione Italcon.

Tuttavia per rappresentanza e in contesti non operativi, i generali in base alla loro categoria, potevano disporre in livrea rigorosamente blu ministeriale, di Alfasud o Alfa 33 piuttosto che delle Fiat Ritmo, Bravo, Brava e Croma con motorizzazioni a benzina.

I generali di corpo d’armata, per i compiti e rapporti chiaramente più istituzionali, erano spesso assoggettati alle ammiraglie italiane del periodo, come la Fiat 130 e 131 oppure le Alfette, ma nel caso avessero compiti di comando le auto “a tre e quattro stelle” erano spesso l’Alfa 164, Fiat Croma o magari l’Alfa 90 o la Lancia Thema che in taluni casi potevano essere bianche splendenti o addirittura blindate e guidate da un carabiniere.

Poco dopo il ‘90, il mercato automobilistico per le istituzioni subì come sappiamo la liberalizzazione del mercato, che seppur opinabile per molti versi, portò obbligatoriamente a un netto e graduale miglioramento su qualità, rifiniture e costi dell’automotive italiano.

Estere e leasing

Oggi non è difficile incontrare un ufficiale superiore a bordo di una Fiat Panda verde lucido (peraltro eccellente auto) magari condotta proprio da lui per qualche servizio o addestramento fuori dal reparto.

È un aspetto che va di pari passo con la professionalizzazione delle FF.AA dove, gerarchia a parte, contano i risultati più che la forma dai caratteri magari troppo miopi. Nello U.S. Army, ad esempio, questo è sempre avvenuto.

Nelle circostanze prettamente formali, invece, la metodologia sull’assegnazione veicoli sembra essere rimasta quella precedente, ma a cambiare sono i marchi delle auto. Le Audi A4, A5 e A6 sembrerebbero le più gettonate, in versione chiaramente ministeriale e magari grigie metallizzate. Utilizzate per gli spostamenti dei vertici delle Forze Armate, sono guidate non necessariamente da un carabiniere, ma anche da un graduato in SPE di Esercito Marina o Aereonautica, che ha superato diverse selezioni e corsi. O almeno così dovrebbe essere.

Alcune di queste auto appartengono a società di leasing prescelte dalla Difesa, a loro carico, come con un normale autonoleggio, ricadono i costi di assicurazione e manutenzione ma anche la sostituzione del veicolo con modelli più recenti. Dati chiari non li abbiamo e gli scarica barile sul tema sono diversi... tuttavia una certa quantità di queste super ammiraglie sembrerebbe sia di proprietà pubblica.

Termine attività e libera uscita

Per chi non aveva un permessino dalle 17 a mezzanotte, la libera uscita era alle 18 e, se faceva buio presto, l’ammaina bandiera era un rito inderogabile prima di uscire dalla caserma, dove si stava formalmente sugli attenti in borghese.

Arrivati nelle camerate verso le cinque, ci spogliavamo passando dalla mimetica scbt verde oliva - la "Roma 75" - all’accappatoio e le docce di battaglione erano sempre nello stesso posto ad aspettarci, generalmente con l’acqua calda. Ma non era una regola...

Tra i vari profumi che aleggiavano in camerata, tra cui quelli di bagnoschiuma e deodoranti, le radio stereo spuntavano fuori dagli armadietti emettendo i motivi più in voga ai tempi. Ricordo “Teorema” di Marco Ferradini... l'avrò ascoltata centinaia di volte!

Si riponevano poi nell’armadietto grigio metallico gli indumenti militari, indossando quelli civili che, vuoi per i capelli corti, i jeans e maglietta o il muoversi tutti in gruppo, ci rendevano inconfondibili e riconoscibili da tutti in libera uscita. Anche dalla ronda militare poi soppressa.

Usciti dalla caserma si andava verso il centro cittadino. I più fortunati prendevano l’auto, magari per andare a casa. Non era difficile cenare in qualche osteria economica in alternativa al rancio serale di caserma, spesso poco ricco, almeno quando non c’erano le pennette cacio e pepe; durante queste cene in lunghe tavolate, i gestori ci aspettavano con ansia e poteva capitare di alzare un po' troppo il gomito... A me capitò una volta uscendo con dei bresciani.

Ritirata

Le 22 arrivavano velocemente e, nel fine settimana, l’ideale era avere un 36 o un 48 ore, che permettevano un po' più di libertà fuori dalla caserma. L’ufficiale di picchetto controllava in porta centrale i tesserini dei soldati al loro rientro e, se arrivavi due minuti dopo, eri punito con qualche giorno di consegna e privazione della libera uscita.

In camerata c’era chi indossava il pigiama, ma i più preferivano slip e maglietta per attendere il CONTRAPPELLO delle 22 e 30. In certi reparti il contrappello era in uniforme e il capo campata doveva mettere sugli attenti tutti gli altri quando entrava l’ufficiale di giornata e presentargli la forza presente, effettiva e assente. Allo spegnimento delle luci però c’era una sorta di ufficiosa seconda libertà… qualcuno si alzava, qualcuno parlava ma sempre in maniera contenuta.

Il segnale del SILENZIO obbligava al riposo e se qualcuno non faticava ad abbandonarsi tra le braccia di Morfeo, qualcun altro simpaticamente chiedeva magari le chiavi del carro armato o faceva la rivista cingoli al prescelto di turno già nel mondo dei sogni… Non vi dico che sobbalzi dalla branda!

  

6.30 sveglia

6.35 (quasi fino alle 7?) visita o rapporto
7.00 colazione
7.45 pre-adunata (si chiamava così?)
8.00 adunata ed alzabandiera 
8.15 circa fine adunata e inizio attività 
10.00 (10.30?) pausa spaccio
12.00 rancio
13.15 pre-adunata (idem come sopra)
13.30 adunata pomeridiana
13.45 circa fine adunata ed inizio servizi
16.30 fine delle attività 
18.00 ammaina-bandiera 
18.05 libera uscita
19.00 rancio (forse iniziava già  alle 18.30?)
22.00 ritirata
22.30 contrappello
23.00 silenzio

(foto: web / Esercito / Difesa)

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