Cara Europa ti scrivo...

(di Denise Serangelo)
04/09/15

Cara Europa, sono una tua grande sostenitrice da quando alle scuole elementari mi dissero che oltre ad italiana potevo essere europea.

Mi dissero che un giorno avrei viaggiato senza dogane, che avrei pagato con la stessa moneta in ogni paese e che sarei stata difesa dall'esercito italiano e da quello europeo.
Mi hanno detto che nessun bambino nel mondo avrebbe più patito la fame, perché tutti insieme si potevano aiutare più bambini.
Mi hanno detto che se qui non potevo fare un lavoro, potevo rivolgermi a te e sarei andata da qualche altra parte "in Europa".
Mi hanno fatto vedere la tua bandiera che sventolava accanto a quella del mio amato Paese e mi hanno spiegato perché esistevi.
Dovevi rappresentare tutti gli Stati - dal più piccolo al più grande - e con te nessuno sarebbe stato diverso, discriminato oppure cacciato. Con te, la democrazia poteva funzionare davvero.
Lo diceva anche la tua bandiera, tutta blu, con quel cerchio perfetto nel mezzo, dove ogni stella era uguale alle altre.
Quando io sono cresciuta, sei cresciuta anche tu, ma mentre io studiavo e mi divertivo, tu già dovevi far fronte a problemi immensi.

Credevo che l'orrore della seconda guerra mondiale avesse davvero salvato le nostre coscienze dalla tragedia della guerra.
Da quelle armi usate con troppa leggerezza e dall'odio profondo e immotivato pensavo che potesse nascere qualcosa di buono, tu.
Tu, Europa, saresti dovuta essere l'esempio imperituro della Pace che vince (o tenta di vincere).
Saresti dovuta essere il simbolo dell'adesione ad una forma di governo più evoluta e più alta, in cui ognuno lascia qualcosa che non gli serve per prendere qualcosa di cui ha bisogno.
Tu, forse, sapevi anche cosa fare quando in Somalia i bambini morivano di fame ma non l'hai fatto.
Forse, dopo l'11 Settembre sapevi come si poteva reagire diversamente, lenendo gli animi e usando la Storia per evitare un altro eccidio. Eppure niente, ti sei accodata al carrozzone.
Forse ora, lo sai che cosa bisogna fare per fermare questa ondata migratoria che subissa le nostre coste.
Tu, vorresti accogliere tutti, ma lo spazio per tutti non esiste e allora non sai che cosa fare se non tradire i tuoi ideali e permettere che si costruiscano muri, si marchino persone e si rimpolpino treni carichi di disperati.

Era tutto un bel sogno? Oppure cara Europa puoi esistere davvero?
No, non mi dire che già esisti perché se davvero esistessi non saremmo a questo punto.
Hai la stessa consistenza delle idee platoniche, sei perfetta solo nella mente di chi ti immagina.
Esisti sulla carta ma non nella realtà e invece di essere la più grande delle vittorie sei diventata la più grande delle sconfitte.

Ora mia cara Europa, sei solo un groviglio viscido fatto di economia, finanza e introiti, sei burocrate, ti lamenti di tutto e non sopporti nulla.
Sei diventata pigra, non sprechi fiato per nessuno, nemmeno quando questo nessuno bussa alla tua porta, costruita sulle vite di chi si è sacrificato in tuo nome.

Sei vittima di una politica che si definiva tua amica, ma che invece ha violentato i tuoi ideali, storpiandoli.
Vorresti essere colei che aiuta a capire gli errori ma sei diventata tu stessa un tragico errore, perché non esiste ma esisti, perché vuoi ma non dai.

Gli errori però non sono solo tuoi Europa, sono degli Stati che ti appartengono e per cui dovresti essere un faro brillante.
Non sono sempre facili da gestire questi Stati Sovrani, dopo la guerra in ginocchio, pregavano perché non si ripetesse tutto questo dolore.
E oggi? Oggi se ne sono dimenticati, tutto qua.

Oggi quel dolore che prima dilaniava i volti dei loro nonni è dipinto su altri visi, per altre ragioni, ma nessuno si muove.
Non può essere solo colpa della Germania, se il tuo portafoglio piange e non aiuti più nessuno.
La Germania, grazie a te, ha avuto la seconda vita che tanto sperava, si è pentita e si è tirata su le maniche per essere di nuovo grande. Ma senza di te, oggi non ci sarebbe nessuna Germania.
Non può essere solo colpa della Francia, che ti ha desiderato come una figlia.
Non può essere colpa dell'Italia per cui non ci sono mai parole.
Non può essere solo colpa della società o dell'economia fatta di parole incomprensibili.

No, mia cara Europa diciamoci la verità: ti hanno tradita tutti, te stessa compresa.
Ogni volta che qualcosa non andava bene, perdevi un pezzo dei tuoi ideali e ogni volta ti dicevi che non era nulla di importante. Fino a perdere tutto e fino a dire che non sei mai esistita.

Tu, Europa, non dovresti essere la foto di un bambino morto su una spiaggia.
Tu dovresti essere quella mano che quel bambino lo salva, una mano le cui dita rappresentano uno Stato Sovrano che ha deciso di non usarti come scusa per fregarsene del prossimo.
No Europa, non puoi averci tradito tutti, da qualche parte in quella matassa deve esserci ancora quel pilastro universale che ti ha fondato.
Quel bisogno di aggregazione, di collaborazione e di coesione che solo tu rappresentavi per tutti.
Noi, da soli, siamo troppo piccoli per un mondo che urla vendetta da ogni parte.
Noi abbiamo lasciato a te un pezzetto di noi, della nostra Storia e delle nostre generazioni, noi abbiamo creduto che insieme si potesse scrivere una Storia nuova e anche migliore.
Ma che vuoi, quando si tratta di cambiare, siamo tutti un po’ egoisti e ci piace che siano sempre gli altri a cambiare per primi.

Ora che sono adulta, mia cara Europa, avrei voluto tanto vederti forte abbastanza da combattere le tue battaglie da sola.
Avrei voluto vederti impegnata in progetti importanti per salvare altri Paesi dalla guerra, dalla fame e dalla morte. Proprio come hai salvato quegli stati che ti appartengono, solo per modo di dire.
Invece ti ritrovo, invecchiata precocemente, ancora a diramare quelle quisquiglie su chi deve fare cosa al posto di chi.
Invece di trovarti impegnata in prima linea, portando le tue idee, ti trovo divisa, insicura, letargica.
Invece di salvare bambini li guardi morire chiedendo agli altri cosa bisogna fare, ma tu lo sai già cosa bisogna fare.

Mia cara Europa non avrei voluto vederti morire ancora prima di vederti grande, eppure così hai voluto.

(foto: europa.eu)