Difesa Online intervista ex comandante U.S. Army Europe: "forniture di armi moderne all’Ucraina per far collassare la Russia"

(di David Rossi)
16/05/22

Difesa Online ha intervistato Ben Hodges, tenente generale in pensione ed ex comandante generale dell'Esercito degli Stati Uniti in Europa, uno dei militari più ascoltati in questo periodo.

Consigliamo ai lettori di leggere in particolare quello che scrive su risposta a un attacco nucleare tattico russo, sviluppo della regione del Mar Nero e condizione delle forze di Mosca...

Generale Hodges, come è stato capace di anticipare, potremmo dire di predire, le mosse delle forze russe e, in definitiva, il loro collasso durante il mese di marzo? (Per coloro che non hanno letto i nostri articoli in materia - vedi link 1, vedi link 2, vedi link 3 -, l’esercito di Putin nell’ultima settimana di marzo si è ritirato dai territori settentrionali dell’Ucraina: Kiev, Chernihiv e Sumy.)

C’erano tre indicatori, secondo me, che avrebbero fallito.

Prima di tutto, non c’erano abbastanza truppe: ero stato a Kiev due settimane prima dell’inizio della guerra e sapevo quanto è grande la città. Avevo ben chiaro che con quelle poche truppe circondarla e prenderla sarebbe stato impossibile.

Poi, il clima e le difficoltà di spostarsi sulle strade, riducevano molto le vie di accesso per le forze russe e facilitavano il lavoro dei difensori nel fermarli. Tutto il mondo ha potuto vedere la confusione di quella colonna di mezzi e uomini.

Infine, ero certo che gli ucraini (N.d.R. le truppe) avrebbero combattuto bene: non avevo idea di quanto sarebbero stati capaci e determinati a resistere i civili.

Certo, questa è una foto del primo mese di guerra. Molti lettori ci chiedono quanto durerà questa guerra. Ci sono dei commentatori che ritengono che durerà per anni. Altri - e io sono uno di questi - ritengono che potrebbe interrompersi all’improvviso. Per altri ancora, inclusi i russi, avrà termine in un momento fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

Molti fattori influiscono su questo. Innanzitutto, l’Ucraina è uno stato sovrano e ha il diritto di negoziare quando lo ritiene. È mia impressione che non sia loro interesse di negoziare finché la loro posizione sarà forte nel trattare: lo stesso presidente Zelenski ha detto che le forze russe devono andarsene prima che lui cominci a negoziare.

Non penso che (N.d.R. la guerra) durerà per anni nella sua forma attuale, anche perché non ritengo che sia sostenibile per la Russia. In effetti, fra la fine dell’estate e l’inizio di settembre vedremo il collassamento delle forze russe, con gli Ucraini che li ricacceranno nei territori posseduti fino al 23 febbraio. Lo penso perché la guerra mette alla prova la volontà e la logistica: chiaramente, già adesso l’Ucraina ha la superiorità nella forza di volontà.

La logistica degli Ucraini migliora ogni giorno di più: hanno appena cominciato a far arrivare al fronte gli equipaggiamenti, le munizioni e l’artiglieria di cui hanno bisogno.

La logistica dei Russi peggiora, invece, ogni giorno che passa. Gli Ucraini non hanno un problema di risorse umane: i Russi ce l’hanno.

Vedremo una controffensiva ucraina che alla fine dell’estate spingerà i Russi nei confini che avevano il 23 febbraio.

In un tale scenario, come reagirà Putin? Esiste il pericolo che usi armi chimiche o nucleari?

Certamente, il rischio c’è. Però, ci sono persone attorno a lui che vogliono che ci sia la vita anche dopo Putin. Poi, ci sono i vertici militari, che non vogliono assistere all’annientamento di tutto il loro esercito: hanno altre preoccupazioni (N.d.R. oltre all’Ucraina) per il loro gigantesco Paese. Consideri che nei prossimi tre o quattro mesi l’intero esercito russo potrebbe essere distrutto: devono pensare a questa cosa.

Ritengo che probabilmente i Russi continueranno a lanciare minacce e avvertimenti sull’uso di armi nucleari, ma non penso che le useranno perché non gli daranno nessun vantaggio sul campo di battaglia. Non ci sarà nessun beneficio: se le useranno, sarà impossibile per gli Stati Uniti e gli alleati stare a guardare. Questo perché (N.d.R. se stessimo a guardare), il segnale che manderemmo all’Iran, alla Cina e alla Corea del Nord sarebbe: tutto quello che dovete fare è minacciare l’uso delle armi nucleari e gli Stati Uniti non faranno niente per fermarvi.

La risposta americana non sarebbe necessariamente nucleare e non sarebbe solo americana: la risposta verrebbe dall’intera alleanza. Potrebbe essere una risposta non cinetica, come un devastante attacco cyber, che provocherebbe danni devastanti all’economia e al governo della Russia. Potrebbe anche essere cinetica, come la distruzione della flotta russa nel Mar Nero o delle forze russe in territorio ucraino. È importante far sapere al Cremlino che ci sarà una risposta e che potrebbe anche non essere nucleare.

E se impiegassero le così dette armi nucleari tattiche, quelle meno potenti?

Come ho già detto, ci sarebbe una risposta. Ma per loro l’uso di qualsiasi arma nucleare non comporta alcun vantaggio: riescono già a distruggere intere città con l’artiglieria e i missili.

L’unica ragione per usarle sarebbe di tentare di dividere l’alleanza, di portare alcuni Paesi a dire che non intendono continuare il confronto per paura di una guerra nucleare. Questo è il motivo per cui i nostri leader devono sforzarsi di lavorare insieme e di mantenere questa unità in modo che la minaccia o l’uso di armi nucleari tattiche non porti benefici ai Russi.

Che cosa pensa dell’allargamento della NATO a Svezia e Finlandia?

È molto importante che Svezia e Finlandia aderiscano all’alleanza. È davvero molto importante, per quello che questi due Paesi portano: due democrazie molto forti, due società civili molto resilienti, due forze armate molto moderne e capaci con enorme potenziale di mobilitazione di risorse. Inoltre, trasformerebbe interamente la geometria della regione baltica e di quella artica in un ambiente più stabile e sicuro per tutti noi. Deve essere fatto.

Nove-dieci mesi fa il mondo ebbe uno shock da quello che successe in Afghanistan e qualcuno pensò che gli Americani non fossero più intenzionati a proteggere gli alleati o le democrazie. Poi, a partire dallo scorso autunno l’intelligence americana ha saputo anticipare molto bene le intenzioni dei Russi in Ucraina e, più tardi, fornire a Kiev. Che cosa è successo? C’è stato un cambio di passo o sono due storie differenti?

L’amministrazione americana è fatta di molte persone e molte strutture: non sono sempre le stesse a decidere, ora in Afghanistan e dopo in Ucraina. Quello che sono certo è che l’amministrazione, con un vasto sostegno parlamentare, crede e sostiene l’Ucraina. Consideri l’enorme investimento finanziario, approvato in modo bipartisan. Credo sia un impegno di lungo termine per noi e per i nostri alleati perché ha un impatto enorme sulla stabilità e la sicurezza in Europa: il danno economico, i milioni di rifugiati e la presenza di un regime autocratico che odia la democrazia e persino l’idea che le persone possano fare le loro scelte. Non si fermerebbe solo dandogli il Donbass!

È importante che l’amministrazione americana sia determinata a sostenere l’Ucraina fino alla vittoria: in vent’anni in Iraq e in Afghanistan nessuno ha mai parlato di vincere, nemmeno una volta. Quello che emerge è anche che dobbiamo avere una strategia per il Mar Nero, che comprenda il ricostruire la relazione con la Turchia, lo sviluppo economico della regione dalla Romania alla Georgia. L’Ucraina non è un’isola: deve essere parte di una strategia più ampia che portiamo avanti nel tempo.

Pensa che ci sarà un nuovo Piano Marshall per sostenere e sviluppare quei Paesi?

Quei Paesi furono esclusi dal Piano Marshall perché erano sotto il controllo sovietico e non ne hanno mai avuto i benefici, come invece è successo in Occidente dopo la Seconda guerra mondiale. Qui l’Unione Europea può giocare un ruolo importante, anche se secondo il presidente Macron ci vorranno anni, forse decenni, prima che l’Ucraina possa aderire all’Unione Europea. Non è stata certo una dichiarazione utile, quella del leader francese! Dopo tutto, l’Unione Europea finirà per fondersi con l’Ucraina anche se l’Ucraina non diventa uno stato membro: avete milioni di rifugiati ucraini e avete interesse a farli tornare nel loro Paese. Il ché significa che dovete dare una mano a ripulire il Paese, ricostruire le infrastrutture, ricostruire le abitazioni.

Ci sono, poi, milioni di persone che vivono grazie al cibo esportato dall’Ucraina: anche questo deve funzionare di nuovo. Credo che sia nell’interesse dell’Unione Europea essere coinvolta negli investimenti per far tornare l’Ucraina a muoversi sulle sue gambe.

L’Ucraina era già una democrazia: non ci sono dubbi sulla legittimità dell’elezione del presidente Zelensky o del suo predecessore Poroshenko. Anche se era stata una democrazia solo per trent’anni, non c’erano dubbi sul suo status di regime democratico (N.d.R. prima della guerra): l’Ucraina, pur imperfetta, era già proiettata verso una condizione di democrazia a livello politico e sociale. Sarà ancora di più così se avrà successo nella guerra con la Russia.

Il Cremlino sostiene che la Russia avrebbe ricevuto minacce dalla NATO e che si sente sotto assedio a causa dei ripetuti allargamenti a Est. Alcuni lettori ci hanno fatto notare che sono i Russi ad aver puntato di nuovo i loro missili verso l’Occidente e non il contrario. Chi ha ragione?

Non ci sono né missili americani né missili della NATO puntati contro la Russia: questa è una favola messa in giro dal Cremlino per giustificare quello che stanno facendo. Il presidente Putin non ha paura della NATO: quello che teme è che l’Ucraina entri nell’Unione Europea. Non vuole lungo la frontiera un Paese in cui la qualità della vita migliori sensibilmente e i giovani possano sviluppare i loro talenti grazie all’integrazione del Paese con l’Occidente e l’Europa in particolare. Che lui abbia dovuto invadere l’Ucraina per colpa della NATO non ha senso: quando alla fine della guerra fredda l’Unione sovietica si dissolse e la Russia era in ginocchio, era al momento di massima debolezza, che cosa abbiamo fatto? Abbiamo attuato un disarmo: la Germania ha attuato un disarmo della sua Bundeswehr, l’esercito britannico lasciò l’Europa, l’U.S. Army ha ridotto la presenza del 90%. Cercavamo un dividendo della pace, secondo la definizione del presidente Clinton: è l’opposto di accerchiare o minacciare la Russia!

Nessun mezzo della NATO è entrato nel territorio russo quando erano al culmine della loro debolezza: nessuno! La domanda che dovremmo porci è: perché tutti gli ex Paesi membri dell’Unione sovietica o del Patto di Varsavia chiesero immediatamente di entrare nella NATO? La risposta è: perché sapevano bene che cosa significa vivere vicino alla Russia.

Ora, devo farle una domanda su questa guerra, per così dire, vecchio stile a cui stiamo assistendo e che non ci aspettavamo. Vediamo scene di combattimento che riportano alla memoria la Seconda, ma a volte anche la Prima guerra mondiale. Perché è così?

In fine dei conti, devi cercare di sconfiggere le capacità che ha il tuo avversario. Io stesso ho sovrastimato la capacità della Russia di fare certe cose: pensavo ci sarebbe stato molto più cyber, che avrebbero preso il totale controllo dello spazio aereo, che avrebbero fatto pressioni economiche e che avrebbero fatto tante altre cose della così detta Dottrina Gerasimov.

Adesso conosciamo meglio che cosa è la Dottrina Gerasimov: assassinare civili innocenti, distruzione di villaggi e città e bombardamenti indiscriminati su aree densamente abitate.

Le forze militari russe sono sempre state costruite attorno all’artiglieria e a grandi formazioni di terra. La marina non è mai stata protagonista, perché non hanno molti porti di mare: loro stessi non hanno mai investito molto nell’ammodernamento della marina. Viceversa, hanno investito molto nella forza aerea, soprattutto nelle piattaforme, ma molto poco nell’addestramento. Così, hanno molti caccia moderni, ma pochi piloti con esperienza di combattimento e capaci di fare operazioni sul territorio. Questo spiega perché hanno fallito nel raggiungere la superiorità aerea quando avrebbero dovuto, all’inizio della guerra.

Trovandosi davanti a tanta resilienza e tenacia da parte degli Ucraini, i Russi al momento in cui hanno abbandonato il loro piano iniziale hanno cominciato a fare quello che fanno sempre: a usare la massa. Ecco perché la guerra ha preso questa piega! Hanno tank, artiglieria, e sistemi di missili che producono scene che riportano alla mente la Seconda guerra mondiale; tuttavia, ci sono anche le comunicazioni satellitari, i droni, missili di precisione a lunga gittata, che hanno cambiato l’aspetto della guerra, ma non ne hanno cambiato la natura. La guerra è violenta, è brutale, produce incertezza e mette a dura prova sia la forza di volontà dei civili sia la logistica (N.d.R. dei combattenti).

Negli ultimi giorni ho provato a tracciare gli edifici colpiti da missili di precisione di lungo raggio russi e ho contato un teatro, un centro culturale e un paio di scuole. Siamo di fronte a una guerra terroristica o a tecnologia non veramente "di precisione"?

La risposta è: entrambe. Anche quando avevano tanti missili di precisione colpivano scuole, centri culturali e aree abitate da civili. Stavano usando missili da crociera: non c’è altra spiegazione che abbiano colpito edifici civili tranne che il fatto che non intendessero farlo.

Hanno già “speso” tantissimo: forse il 70-80% delle loro armi di precisione. Stanno usando sempre più bombe “stupide”, munizioni non guidate. Questo sarà sempre più un problema perché la loro forza aerea dovrà andare sempre più vicino agli obiettivi, anche se non vogliono (N.d.R. per il rischio di diventare a loro volta degli obiettivi). Ci saranno sempre più danni collaterali o danni alle aree abitate da civili. Questo non è un qualcosa che loro considerano come preoccupante, al contrario delle nostre forze armate, quelle americane, britanniche, italiane, tedesche, polacche ecc.: abbiamo fatto degli errori ovviamente, ma ci siamo sforzati sempre di evitare di avere dei target civili. A volte abbiamo aumentato il rischio per i piloti allo scopo di diminuire il rischio per i civili: i Russi non avranno scrupoli come questi.

Ora ho un’ultima domanda. Credo che siano stati i Britannici, di recente, ad affermare che con questa guerra la Russia di Putin si è auto-umiliata. Lei è d’accordo?

Ho letto il suo eccellente articolo sul tentativo di attraversare un fiume del Donbass (vedi link). Probabilmente, centinaia di soldati giacciono morti nel fango o non esistono più nemmeno come cadavere per via delle esplosioni. La maggior parte di loro non avevano la benché minima idea di dove fossero o di perché fossero là. Questa è la differenza fra loro e quelli contro cui combattono (N.d.R. gli Ucraini).

Credo che il presidente Putin, senza preoccuparsi del suo popolo o dei suoi soldati, stia portando avanti una guerra che ha già perso. Ma lui continua a sterminare e ha nominato un comandante (N.d.R. il generale Dvornikov) che è famoso per quello. Non posso immaginare dove Putin stesso, il ministro degli esteri Lavrov, il ministro della difesa Shoigu saranno i benvenuti a livello internazionale. Quest’uomo ha fatto lanciare un missile su Kiev durante la visita del segretario generale delle Nazioni Unite, subito dopo che aveva visitato Mosca: e la Russia è un membro permanente del Consiglio di Sicurezza!

Partecipano all’OSCE e non permettono alla commissione speciale dell’OSCE di fare il suo lavoro in Donbass!

Le costanti violazioni del diritto internazionale e l’uccisione di civili innocenti sono tutte azioni che il presidente russo potrebbe fermare se volesse. Perciò, sono convinto che il governo britannico avesse ragione al 100%: Putin umilia sé stesso, nessuno gli crede più, nessuno lo rispetta più.

Ci sono stati dei cambiamenti, alcune persone sono state rimosse. Alla parata del 9 maggio non si sono visti né Lavrov - ho cercato dappertutto, ma niente: non l’ho visto - né tantomeno Gerasimov, il capo di stato maggiore interforze. Si rincorrono le voci che sarebbe rimasto ferito.

Che cosa sta succedendo dentro il Cremlino? Immagino che molte persone si sentano non a loro agio perché capiscono che stanno perdendo e vogliono avere un futuro dopo questo. Lo stesso Lukashenko vede che cosa sta succedendo e sta cercando di prendere le distanze perché, una volta che l’Ucraina l’avrà fatta finita con la Russia, potrà esserci una punizione anche per lui. Non ha mandato le sue truppe in Ucraina: anche lui sta cercando di allontanarsi dal presidente della Federazione russa.

Grazie per questa intervista. Continueremo a seguirla su Twitter e nelle interviste. Ci ha ricordato che certe volte bisogna combattere per avere la pace.

È vero. Ed è una massima valida da secoli.

Foto: archivio U.S. Army / Difesa Online

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