Phantoms of the world, episode 2: i “bunker buster” della Corea del Sud

(di Andrea Gaspardo)
29/11/20

Nel 1968, all'apice dell'impegno americano nella guerra del Vietnam, i cieli del Sud-Est Asiatico risuonavano del “rombo di tuono” proveniente dagli scarichi dei reattori J79 dei caccia tattici McDonnell Douglas F-4 Phantom II dell'USAF, della U.S. Navy e dello USMC impegnati in missioni sia di bombardamento strategico sopra i territori del Vietnam del Nord, del Laos e della Cambogia che di appoggio tattico a favore dell'Esercito e dei Marines americani, degli “Alleati del Mondo Libero” e delle Forze Armate Sudvietnamite impegnati nelle giungle del Vietnam del Sud.

Il massiccio schieramento e la duttilità operativa dimostrata dal possente bimotore della McDonnell Aircraft Corporation nel teatro di guerra asiatico impressionarono moltissimo i vari alleati locali di Washington tanto che, di lì a poco, il Giappone avrebbe preso la decisione di acquistare proprio l'F-4 per rafforzare la linea di combattimento della JASDF, dando inizio ad una fortunata carriera operativa che abbiamo già ampiamente analizzato in una precedente analisi. Nel medesimo momento però, anche un altro alleato degli Stati Uniti, che si trovava in una situazione strategica ben più delicata di quella del Giappone, la Corea del Sud, aveva posato i suoi occhi sul “Mattone Volante”, ed anche questa scelta avrebbe dato origine ad un'altra brillante carriera operativa che dura tutt'oggi.

I decenni precedenti al 1968 erano stati di vitale importanza per la Repubblica Sudcoreana. Uscita nel 1945 da cinquant'anni di rapace dominio coloniale giapponese (1895-1945), la penisola coreana era stata ben presto occupata e divisa da sovietici ed americani lungo la linea del 38° parallelo. Da tale suddivisione provvisoria nacquero due repubbliche concorrenti e nemiche: la Corea del Nord e la Corea del Sud, orbitanti nelle sfere d'influenza dei loro rispettivi “protettori”.

Già a partire dal 1945, i comunisti iniziarono a creare disordini nel territorio sudcoreano, ai quali il governo rispose con il pugno di ferro. Nel 1948 i disordini si tramutarono in una vera e propria insorgenza di guerriglia e, nel 1950, il Nord invase apertamente il Sud, dando inizio alla sanguinosissima “Guerra di Corea” che terminò solamente nel 1953 con l'armistizio di Panmunjeom.

Contrariamente all'opinione della vulgata popolare, l'armistizio del 1953 non fece veramente tacere le armi perché, pur in assenza di un conflitto convenzionale conclamato, la guerriglia comunista riprese immediatamente trascinandosi fin dentro agli anni '60.

Nel 1958, come forma di pressione diretta contro l'Unione Sovietica, la Cina (che pure proprio quell'anno aveva ritirato il suo contingente militare) e la stessa Corea del Nord, gli Stati Uniti decisero di schierare sul territorio della Corea del Sud diverse armi nucleari, in particolare i missili MGR-1 Honest John, i cruise Martin MGM-1 Matador ed i cannoni M65 “Atomic Annie” capaci di sparare proiettili nucleari da 280 millimetri. Sebbene l'apparizione di queste armi riuscisse a fungere da deterrente nei confronti di una nuova invasione convenzionale, gli americani ed i sudcoreani dovettero ben presto fare i conti con il fatto che le forze nucleari non erano di alcuna utilità contro la nuova strategia di Kim Il-sung mirante a rivitalizzare la guerriglia comunista nella Corea del Sud sul modello di quanto stava accadendo a quel tempo in Vietnam.

Le paure degli americani, dei sudcoreani e dei loro alleati facenti parte del comando delle truppe ONU di Corea vennero ulteriormente rafforzate quando, nel corso del 1966, le Forze Armate della Corea del Nord iniziarono una massiccia campagna di infiltrazioni che diede origine ad una sorta di “quasi guerra aperta” che si trascinò per i successivi oltre 3 anni.

Pesantemente impegnati nel Sud-Est Asiatico, gli americani non potevano assolutamente permettersi di essere coinvolti in una guerra parallela anche nella penisola coreana, onde per cui era di primaria importanza che la Corea del Sud (che stava anche contribuendo agli sforzi americani in Vietnam con un suo proprio numeroso contingente) fosse in grado di mettere in campo una forza convenzionale di deterrenza tale da potersi proteggere da sola o con un limitato supporto delle truppe a stelle e strisce. Per poter ottenere ciò, i sudcoreani, soldati unanimemente definiti eccellenti da tutti gli osservatori occidentali, avevano assolutamente bisogno di accedere alle più moderne tecnologie americane a 360°, soprattutto in campo aeronautico; era nato il programma “Peace Spectator”.

Dopo un breve periodo di valutazione, i primi 18 F-4D vennero ordinati e trasferiti, traendoli direttamente dalla prima linea dell'USAF, senza aspettare l'arrivo degli esemplari nuovi di fabbrica. I primi quattro arrivarono nell'agosto del 1969, presto seguiti da tutti gli altri, ed entrarono in forza tra i ranghi del 110° TFS (Tactical Fighter Squadron) parte dell'11° Fighter Wing basato a Taegu. Fortunatamente, gli F-4D nuovi arrivati non dovettero entrare nella mischia contro le forze irregolari nordcoreane perché, a partire dalla seconda metà del 1969, l'intensità dello sforzo bellico del Nord iniziò a scemare fino a scomparire del tutto, e con esso scomparve anche la guerriglia comunista. Tuttavia, il cammino per la modernizzazione delle Forze Armate di Seoul era oramai fissato, ed in fatti continuò a procedere a spron battuto anche negli anni successivi.

Nel 1972 l'Aeronautica Sudcoreana ricevette altri 18 F-4D, questa volta ceduti dal 3° TFW (Tactical Fighter Wing) dell'USAF di stanza in Corea, parte di un accordo-quadro in base al quale i sudcoreani avrebbero a loro volta ceduto 36 dei loro caccia Northrop F-5A Freedom Fighter all'Aeronautica del Vietnam del Sud nell'ambito del programma “Enhance Plus”.

Nuovi lotti di F-4D continuarono ad arrivare negli anni successivi, equipaggiando nel complesso 3 squadroni. L'ultimo, di 24 esemplari, venne consegnato tra il dicembre del 1987 e l'aprile del 1988, dopo di che si arrestarono le fornitore di F-4D.

Assieme ai suddetti velivoli, i Sudcoreani ricevettero anche i pod di puntamento elettro-ottici Ford Aerospace AN/AVQ-26 Pave Tack che aumentarono notevolmente le loro capacità di attacco ad obiettivi strategici mediante munizionamento di precisione, in particolare le bombe a guida laser della serie Paveway che la Corea del Sud ricevette in grandi quantità.

Vista l'eccellente prestazione fornita dagli F-4D, le autorità della “Casa Blu” decisero di “costruire sul successo” e, nel 1978, ordinarono il primo lotto, comprendente 37 esemplari, di F-4E nell'ambito dell'operazione “Peace Pheasant II” che furono inviati ad equipaggiare il 152° ed il 153° TFS del 17° TFW di base a Chongju. Una curiosità degna di nota è che l'ultimo esemplare di questo lotto, matricola identificativa coreana 78-0744, fu anche il 5057° ed ultimo Phantom prodotto negli stabilimenti di St Louis, là dove aveva sede la McDonnell Douglas (tuttavia è bene ricordare che non tutte le fonti concordano su questo punto, dato che alcune affermano che in realtà tale ultimo esemplare sia stato invece destinato all'Aeronautica Turca!).

Successivamente, la RoKAF prese in consegna numerosi altri F-4E, tutti provenienti dalle riserve dell'USAF e della ANG americana ed anche in questo caso, come in quello degli F-4D, i velivoli vennero ottimizzati per l'impiego di munizionamento di precisione mediante l'integrazione dei pod AN/AVQ-26 Pave Tack.

L'ultima versione del Phantom ad unirsi ai ranghi sudcoreani fu l'RF-4C da ricognizione. I primi 12 RF-4C furono acquisiti dalla RoKAF nel 1990 quando il 460° TRG (Tactical Reconnaissance Group) dell'USAF venne sciolto. Questi vennero seguiti da altri 11 esemplari di un secondo lotto e da 4 di un terzo.

Tutti gli RF-4C sudcoreani furono concentrati nel 131° TRS (Tactical Reconnaissance Squadron) parte del 39° TRG e dotati di pod per contromisure elettroniche AN/ALQ-131 al fine di incrementarne la capacità di sopravvivenza in azione in ambiente ostile caratterizzato da presenza di difese antiaeree ridondanti.

Nel 1989 l'Agenzia per lo Sviluppo della Difesa della Corea del Sud emanò una direttiva in base alla quale avrebbe esplorato la possibilità di investire tempo e risorse in un ambizioso piano di modernizzazione della propria flotta di F-4D/E per dotarli di nuovi radar ed avionica allo stato dell'arte seguendo lo stesso percorso che nel medesimo periodo stavano percorrendo altri utilizzatori del bimotore a stelle e strisce come il Giappone, la Germania, la Grecia, Israele e la Turchia. Due proposte, rispettivamente da parte della tedesca DASA e dall'americana Rockwell, centrate sulla possibilità di rendere i Phantom sudcoreani in grado di competere nei moderni scenari di combattimento aereo BVR mediante l'integrazione del radar AN/APG-66 e dei missili AIM-120 AMRAAM (che li avrebbero resi in tutto e per tutto comparabili, in termini di prestazioni, agli F-4F ICE tedeschi ed agli F-4EJ Kai giapponesi già descritti nella precedente analisi) furono prese seriamente in considerazione, ma la scarsità di fondi e la successiva crisi economica delle “Tigri Asiatiche” degli anni '90 obbligò la RoKAF a ripiegare verso soluzioni meno ambizione che prevedessero unicamente interventi strutturali per aumentare la vita delle cellule e l'installazione di nuova avionica e strumentazione per l'integrazione di nuovi armamenti per le missioni aria-suolo. E fu proprio nel ruolo aria-suolo che gli F-4 sudcoreani hanno, dai primi anni '90 fino ad ora, espresso il loro valore aggiunto, nell'ambito del complesso sistema di dissuasione strategica convenzionale creato dalla Corea del Sud nei confronti dei suoi pericolosi vicini.

Nel corso di poco più di due decenni, l'Aeronautica Sudcoreana ha ricevuto in tutto 222 McDonnell Douglas F-4 Phantom II ripartiti tra 92 F-4D, 103 F-4E e 27 RF-4C, e nei primi anni 2000, al momento del massimo splendore della flotta dei Phantom nazionali, la Corea del Sud allineava non meno di 6 unità basate sul bimotore di St Louis:

  • 110° TFS/11° TFW su F-4D basato a Taegu;
  • 151° TFS/11° TFW su F-4D basato a Taegu;
  • 132° TFS/17° TFW su F-4E basato a Chongju;
  • 152° TFS/17° TFW su F-4E basato a Chongju;
  • 153° TFS/17° TFW su F-4E basato a Chongju;
  • 131° TRS/39° TRG su RF-4C basato a Suwon.

L'intensissimo impiego operativo ha comportato un certo attrito nel numero di cellule disponibili con il passare degli anni. Le fonti aperte a nostra disposizione sull'Aviation Safety Network parlano di circa 10 F-4 andati perduti per incidenti di varia natura negli ultimi 30 anni, dal 1990 ad oggi. Tuttavia non è facile avere accesso ai dati anteriori a questa data, ed in ogni caso, a differenza di quanto avviene per altre aeronautiche del mondo avanzato, quella della Corea del Sud non riceve di solito l'attenzione che meriterebbe visto la sua importanza.

Tuttavia c'è da notare che il personale militare sudcoreano si è guadagnato un'eccellente fama per quanto attiene la disciplina e le capacità operative e ciò ha fatto sì che la manutenzione dei velivoli non venisse mai meno, anche in anni di scarsità di risorse finanziarie. Non solo, le industrie aeronautiche della Corea del Sud si sono dimostrate in grado di produrre tutte le componenti per i velivoli in servizio e ad uno standard di fabbrica persino superiore a quello di molti paesi occidentali, tanto che diversi “stati canaglia” quali Turchia, Iran e Pakistan si sono a più riprese rivolti (sotto banco) proprio alle industrie sudcoreane per ottenere le parti di ricambio necessarie a garantire il funzionamento dei propri aerei di origine occidentale come F-4, F-5 ed F-16.

Nel corso della guerra Iran-Iraq, l'Iran si spinse persino ad acquistare 12 F-4D dalla Corea del Sud, ma ogni fornitura successiva venne bloccata dopo l'intervento diretto dell'allora amministrazione Reagan.

Con il passare del tempo, il logorio delle cellule e l'entrata in servizio di nuovi modelli di aerei da combattimento hanno comportato un inevitabile diminuzione nel numero di F-4 in servizio tanto che oggi, su 222 F-4 complessivamente consegnati, ne restano in servizio 71 (concentrati nel 10° TFW basato a Suwon), tutti della versione F-4E, mentre tutti gli F-4D, gli RF-4C ed un buon terzo degli F-4E sono già stati radiati.

Secondo i piani di ammodernamento delle Forze Armate Sudcoreane, tra un paio d'anni l'Aeronautica dovrebbe giungere al suo massimo livello di potenza, schierando non meno di 712 velivoli divisi tra 162 KAI T-50 Golden Eagle, 193 Northrop F-5 Tiger II, 167 General Dynamics F-16 Fighting Falcon, 71 McDonnell Douglas F-4 Phantom II, 59 McDonnell Douglas F-15K Strike Eagle e 60 Lockheed Martin F-35 Lightning II (foto). È interessante però notare che, nonostante il loro numero totale assommi solamente al 10% della linea da combattimento complessiva, gli F-4 mantengano ancora oggi un indiscutibile ruolo di primo piano nel sistema di deterrenza convenzionale sudcoreano. Secondo i piani degli strateghi di Seoul infatti, nel caso che i delicati equilibri nella penisola coreana dovessero vacillare e le armi tornassero a tuonare, toccherà proprio agli F-4, assieme agli F-15K e agli F-35 (questi ultimi quando diventeranno pienamente operativi) il compito di effettuare missioni a penetrazione profonda per attaccare gli obiettivi strategici situati ben all'interno del territorio della Corea del Nord, senza dimenticare le missioni di supporto alla fanteria nelle quali l'F-4 ha sempre eccelso.

Gli “strumenti del mestiere” con i quali gli F-4 porterebbero a compimento le loro missioni spaziano dai dispenser lanciarazzi multipli come i LAU-3 ed i LAU-68, le bombe a grappolo CBU-58, CBU-87 e CBU-97, le bombe convenzionali della serie Mark 80 (in particolare le Mark 84, dette anche BLU 117) e quelle a guida laser della serie Paveway (delle quali la Corea del Sud ha acquistato tutti i modelli che sono stati sviluppati), i missili antiradiazioni AGM-88 HARM, le bombe anti-bunker ad alta penetrazione GBU-28 e GBU-38 JDAM, le bombe plananti a diametro ridotto (SDB) GBU-39B e KGGB (queste ultime di sviluppo interamente nazionale), i missili da crociera aviolanciati Taurus KEPD 350 e Hyunmoo III (nella sua versione aerea), ed i missili guidati aria-suolo come il veterano AGM-65 Maverick, l'AGM-130, l'AGM-84K SLAM-ER e, soprattutto, il Lockheed Martin/Rafael AGM-142 Raptor/Popeye/Have Nap. Quest'ultimo è un missile di origine israeliana acquistato in grandi numeri e poi prodotto su licenza dalla Corea del Sud unicamente per essere impiegato dall'F-4, al contrario di tutti gli altri armamenti sopra menzionati che sono stati integrati in tutto o in parte anche sugli altri tipi di aerei da combattimento della RoKAF.

Ufficialmente accreditato di una gittata operativa di 78 chilometri, è assai probabile che l'AGM-142 sia in grado di colpire obiettivi situati anche a 100, 320 o addirittura 1500 chilometri a seconda della letteratura a tema consultata. Sommata alla capacità di rifornimento in volo garantita dai 4 Airbus A330 Multi Role Tanker Transport (MRTT), ciò rende l'accoppiata F-4E/AGM-142 una combinazione letale dalla formidabile valenza strategica che permetterebbe ai Sudcoreani di colpire obiettivi situati ovunque sul territorio nordcoreano, ma anche in Cina, in Giappone e persino nell'Estremo Oriente Russo, con testate convenzionali ad alto potenziale oppure nucleari, qualora Seoul dovesse scegliere la via del nucleare per rafforzare la sua capacità di deterrenza nei confronti di tutti i suoi ingombranti vicini.

Nonostante i suoi oltre 51 anni di servizio presso la RoKAF, il McDonnell Douglas F-4 Phantom II continua a servire, seppure a ranghi progressivamente più ridotti, con orgoglio nella prima linea di combattimento, e se tutto procederà secondo i piani dello stato maggiore, verrà definitivamente ritirato nel corso del bienni 2024-25 quando entrerà in servizio quello che, si spera, sarà il suo degno successore, il primo caccia di quinta generazione interamente “made in Korea”: il KAI KF-X “Boramae” (Falco). Tuttavia, aspettando quella data, e considerando che l'area estremo-orientale continua ad essere una delle più calde del pianeta, con le politiche destabilizzanti ed erratiche della Cina e della Corea del Nord sempre sul punto di far saltare i fragili equilibri locali e globali, i “Bunker Buster” della “Daehanminguk Gong-gum” continueranno a volare, pugnaci ed armati di tutto punto, a protezione dell'integrità della loro nazione.

Foto: ROKAF / USMC / U.S. Air Force / McDonnell Douglas Corporation