La Trenta lascia o raddoppia?

(di David Rossi)
18/06/19

Leggete bene questo cartello: “Non disturbare il guidatore”. Ecco, per chi fa giornalismo questo NON vale: parafrasando una nota sentenza della Corte Suprema americana, la stampa è al servizio dei governati e non dei governanti, ha per dovere rivelare i segreti del governo e servire il popolo, non il contrario. Per questo, non è accettabile quanto ci ha chiesto di fare un attivista del Movimento 5 Stelle nei giorni scorsi: di smettere di “puntare il dito contro un Ministro della Repubblica e per giunta della Difesa”.

A forza di accusare il leader leghista di essere neofascista, un po’ di ideologia mussoliniana deve essere rimasta attaccata a certi grillini: guai a toccare il “capo” quando è uno dei nostri. O forse è solo un po’ di malsana ipocrisia: quando il bersaglio sono stati i ministri e i sottosegretari di Lega, PD e FI, gli attacchi da parte dei seguaci del comico genovese erano sacrosanti.

Tutto ciò, si guardi bene, non ci indigna: è successo ai socialisti, ai comunisti, ai democristiani e a tutti i partiti della prima repubblica di avere una paura matta delle elezioni, sapendo di aver dilapidato come minimo la metà del consenso. Dopo tutto, deputati, senatori e ministri sono persone come noi, che hanno conti da pagare, accendono mutui e in definitiva… tengono famiglia1.

Perché disturbare il navigatore, ora che le cose - tra pochi alti e moltissimi bassi - vanno comunque avanti, soprattutto per gli eletti? Finché la barca va, lasciala andare. E poi, a parte l’ingenuo Tofalo che si è candidato per il posto della Trenta senza che nessuno ci avesse messo ancora il cartello: “vacante”, nessuno si è ancora messo a fare il gioco delle sedie musicali, anche perché ce ne sono due (commissario europeo e ministro per i rapporti con l’Europa) ancora da riempire, non due in meno. Tanto vale, quindi, non disturbare chi sta al potere. Anche perché un ministro tecnico e che ha conosciuto una stagione di grande popolarità - anche se ormai completamente sfumata - come la Trenta fa sempre comodo: nel caso in cui Conte preferisse trasferirsi a Bruxelles a fare il presidente del consiglio europeo2, la si potrebbe far scivolare in avanti.

Presidente del consiglio a Roma? Nuovo leader del M5S? L’importanza dell’attuale ministro della Difesa non deve essere sottovalutata, anche se politicamente lo scrivente l’ha sempre giudicata “leggerina”: altrimenti, non si spiegherebbe come mai sia stato messo a tacere il buon Tofalo, ormai un politico esperto dopo due legislature. Né si capisce come mai decine di attivisti la osannano sui social media di Difesa Online e non solo. Poi, la prospettiva va al di là del “governo del cambiamento”: in un ipotetico governo col PD e altri esponenti politici, poi, certe sue prese di posizione sul tema dei migranti, della pace e dei diritti civili sarebbero spendibilissime, per dimostrare come M5S e sinistra possano andare d’amore e d’accordo.

Insomma, è una… donna per tutte le stagioni, il ché non è certo un’offesa: quando si pensa a nuovi accordi fa sempre comodo una figura-cerniera. Idem quando si deve far scivolare qualcuno in avanti e non si vuol cedere il posto a chi sta di lato: promosso Conte, perché non sostituirlo con Trenta invece che con quel Di Maio3 che va di sconfitta in sconfitta e con quel Di Battista che pare troppo posizionato su posizioni antiamericane? E poi, si potrebbe dare alla Lega il ministero della Difesa, che è pure una patata bollente.

Fantasie? Secondo qualcuno, tendenze, per lo meno scenari possibili. Insomma, come la regina negli scacchi, la Trenta si può muovere in tutte le direzioni e occupare tutte le caselle, mangiando gli avversari. Può dare persino scaccomatto al re (Salvini), se si trova a giocare con dei principianti: il ministro della Difesa, non i leader del PD e della sinistra, è stato il più aspro avversario della politica di chiusura dei porti tanto cara alla Lega e lo scorso 2 giugno ha ricevuto parole di miele dal presidente Mattarella, sul tema dell’inclusione.

Eppure, Elisabetta Trenta, nonostante i tanti possibili “avanzamenti” e il gioco “su tutti i fronti”, purtroppo per lei, continua a essere pesantemente disturbata da tutti i media “non allineati” al M5S, “sia che si tardi con un programma sia che si vari un programma”, per usare le sue parole. Questo succede perché, al di là delle mosse difensive dei grillini, la sua debolezza politica è strutturale: a differenza del premier Giuseppe Conte, che ha saputo fare della mediazione e del non schierarsi apertamente uno strumento di governo, il ministro della Difesa ha spaccato senza cercare di ricucire, ha fatto un uso più fazioso della comunicazione, non è stata capace di trasformare molte prese di posizione in atti concreti e alla fine non è riuscita a rendersi fino in fondo credibile, al di là del sempre più piccolo mondo dei Cinque stelle.

Finisce così per essere continuamente bersaglio di critiche, anche quando - col vicepremier Di Maio -, mette sul tavolo la bellezza di 7 miliardi di euro di fondi per la Difesa. II fatto è che nessuno, ma proprio nessuno, tra i nostri lettori e tra quelli di tutti i media, pur se lusingati dalla profferta di tanti investimenti, vuole che i militari e la Difesa finiscano nella lista delle promesse annunciate e non realizzate, perché non ci sono fondi o mancano i decreti attuativi, tra piano famiglia e reddito di cittadinanza per tutti, terremotati e disoccupati, truffati dalle banche e vittime dell’ILVA. Le promesse stanno a zero. Disturbiamo il ministro Trenta, mi si permetta il paragone, proprio come è successo al vicepremier Di Maio a Taranto, per chiederle di guardare i nostri lettori in faccia quando le parliamo.

Sì, l’attivista un po’ servile ha ragione: da parte dei media, non c’è proprio rispetto per le autorità, anche per quelle destinate a un (possibile) grande avvenire.

1 Cfr. “Onorevoli grillini: quelle restituzioni ferme da mesi”, Repubblica, 15 giugno 2019.

2 Ipotesi probabile, dato che l’altro “papabile” Giorgetti si è autoescluso, appoggiando prudentemente i mini BOT: in sede di revisione della candidatura nell’Europarlamento, non avrebbe chance!

3 Ricordiamo che è stato lo spin doctor della Trenta a consigliare la strategia che poi ha portato Di Maio al disastroso risultato delle recenti elezioni europee.

Foto: google streetview / presidenza del coniglio dei ministri / camera dei deputati