Il mondo al contrario: attenti al contrattacco del generale

(di Avv. Marco Valerio Verni)
20/08/23

Sia chiara una doverosa premessa: chi scrive non ha ancora finito di leggere il libro "incriminato", così come, sempre chi scrive, non ha intenzione di entrare nel merito delle azioni intraprese, o già intraprese, nei confronti del generale Vannacci da parte del Ministero della Difesa e della Forza Armata di appartenenza.

Lo stesso alto ufficiale ha affermato di aspettare le opportune sedi per far valere il proprio punto di vista e, quindi, di rispettare le superiori decisioni.

Quel che si vuole qui proporre sono solo alcuni aspetti generali per meglio ragionare su quello che, diventato un caso mediatico nazionale, rischia, per certi versi, di creare confusione ed approssimazione nel modo di pensare e, quindi, di "giudicare" lo scritto in questione e, di conseguenza, il suo autore, il cui notevole e prestigioso curriculum dovrebbe forse invitare i più ad una maggior cautela critica e ad evitare le parole fuori posto, che pure non sono mancate, da parte di qualcuno di essi. 

Prima questione: il generale poteva, a livello tecnico, pubblicare un simile libro?

Ebbene, come probabilmente già anticipato altrove, nel nostro ordinamento vige la libertà di pensiero, sancita dall'art. 21 della Costituzione, secondo cui “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”; per quanto riguarda i militari, nello specifico, vale quanto riportato nel relativo ordinamento, laddove, all'art. 1472 del C.O.M.- Codice dell’Ordinamento Militare, per l’appunto, si afferma che “I militari possono liberamente pubblicare loro scritti, tenere pubbliche conferenze e comunque manifestare pubblicamente il proprio pensiero, salvo che si tratti di argomenti a carattere riservato di interesse militare o di servizio per i quali deve essere ottenuta l'autorizzazione.”.

Ebbene, alla luce di ciò, quel che forse si potrebbe discutere non è tanto “se poteva a livello giuridico” (non pare, infatti, che le argomentazioni trattate siano di carattere riservato di interesse militare o di servizio), quanto piuttosto “se era opportuno” l’averlo fatto (ossia pubblicato, il libro in questione) in costanza del rapporto lavorativo, e non, magari, una volta svestita l'uniforme.

Più è alta la carica che si ricopre, maggiori sono le ripercussioni che, da quanto si dichiara, o si scrive, pubblicamente possano conseguirne, in un senso o nell’altro, sia all’interno del mondo in cui si lavora, sia al suo esterno.

Ma davvero un generale del calibro di Vannacci non ha valutato tutto ciò? Difficile crederlo.

Davvero un militare del suo rango, abituato ad operare in contesti multiculturali, e spesso per il bene di altri popoli, si può esser scoperto, all’improvviso, razzista, come qualcuno pure lo ha impietosamente definito? Questo, e altro, si valuterà a tempo debito e, come detto, nelle sedi opportune, ma intanto si possono già porre degli interrogativi tesi, quantomeno, a porre dei sani dubbi all’interno di una narrativa, soprattutto mediatica, che, invece, già descrive libro ed autore in questione in maniera graniticamente negativa. Il dubbio, infatti, è alla base di ogni contraddittorio teso all’accertamento della verità che, in questo caso, è ancora tutta da stabilire.

Seconda questione: al netto di quanto sopra, l'altro punto è se si possa imputare un danno di immagine all'Esercito, arma di appartenenza del generale, come pure ipotizzato da qualche commentatore, o se le sue affermazioni possano essere in certo modo ricondotte al suddetto (Esercito).

Al riguardo, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha voluto subito precisare la netta presa di distanza riguardo alle suddette, definite, addirittura "farneticazioni". Sulla stessa linea, gli altri vertici militari interessati.

A livello politico, un atto dovuto, si potrebbe dire, tanto più che nel libro e, soprattutto, nelle frasi da esso estrapolate e, quindi, finite nell'occhio del ciclone mediatico, si fa riferimento a tematiche per le quali il neo governo guidato da Giorgia Meloni è stato sin da subito, già di suo, sotto la lente di ingrandimento (Russia, immigrazione, etc.).

Per cui, in tale ottica, si è probabilmente ritenuto necessario “sgombrare subito il campo da ogni dubbio”, anche se poi, lo stesso ministro, ha altresì tenuto a precisare che “solo alla fine delle opportune verifiche interne, che verranno condotte con serietà e scrupolo, e non sull’onda emotiva del momento e delle polemiche di questi giorni, ove venissero ravvisate delle serie e valide contestazioni, ai sensi del Codice dell’Ordinamento militare, verranno avviati i procedimenti disciplinari previsti in ordinamento”.

Ma, detto ciò, leggendo il libro, ci si accorge che, già nella “nota dell’autore”, lo stesso generale Vannacci si sia premurato di chiarire che "Quest'opera rappresenta una forma di libera manifestazione del pensiero ed espressione delle personali opinioni dell'autore e non interpreta posizioni istituzionali o attribuibili ad altre organizzazioni statali e governative. Se ne consiglia la lettura ad un pubblico adulto e maturo in grado di comprendere gli argomenti proposti senza denaturarli, interpretarli parzialmente o faziosamente compromettendone, cosi, la corretta espressione e l'originale significato. L'autore declina ogni responsabilità in merito a eventuali interpretazioni erronee dei contenuti del testo e si dissocia, sin d'ora, da qualsiasi tipo di atti illeciti possano da esse derivare."

In claris non fit interpretatio, direbbero i raffinati e ad essi, sommessamente, ci si riporta anche qui.

Terza questione: diversi commentatori, di varia natura (giornalistica, televisiva, intellettuali appartenenti ai più disparati settori del sapere scientifico) hanno basato le loro riflessioni pubbliche su delle frasi estrapolate, senza leggere il libro nella sua interezza.

Magari, nel loro giudizio, nulla sarebbe cambiato, così come, chi scrive questo contributo - è bene ribadirlo - ancora non si è fatto una idea compiuta, in un senso o nell'altro, ma la buona regola sarebbe appunto quella di leggere, prima, ciò che si intende commentare, e, semmai, solo dopo esprimere il proprio pensiero al riguardo.

Un ragionamento basato unicamente sull'estrapolazione di alcune frasi, non è oggettivamente affidabile in maniera assoluta: poi, magari, a lettura ultimata, nessuno vieta che un giudizio inizialmente negativo lo possa essere ancora di più, ma può esser vero anche il contrario e, comunque, si tratta di rigore metodologico che, necessario sempre, lo è ancor di più quando, in gioco, vi sia l’onore e la rispettabilità di una persona chiamata in causa (anche) nella sua veste di alto rappresentante delle Istituzioni, per la salvaguardia, oltre che della suddetta (persona), anche di queste stesse ultime.

Quarta ed ultima tematica, per il momento: a prescindere da cosa vada incontro il generale in questione (ciò dipenderà soprattutto dalla valutazione complessiva delle affermazioni riportate nel libro da lui pubblicato), bisogna domandarsi cosa possano rischiare, invece, i suoi detrattori "a prescindere".

Perché, richiamandosi ai principi del nostro ordinamento democratico, anche nella critica, non si possono superare certi limiti.

Da quel che si è ascoltato in qualche trasmissione televisiva, ad esempio, o letto su qualche commento "social" o articolo di stampa, alcuni termini o, peggio, concetti, potrebbero benissimo considerarsi "fuori dalle righe" e penalmente rilevanti. Le stesse accuse di “omofobia” o di “razzismo”, tanto per fare degli esempi, potrebbero rivelarsi un boomerang per chi le dovesse aver lanciate in maniera, diciamo così, sconsiderata o, peggio, infondata.

Di conseguenza, il richiamo è al rispetto delle regole che deve essere sempre e comunque garantito, e non solo, invece, ritenuto importante solo a fasi alterne ed a seconda dei casi.

Altrimenti, non si farebbe che confermare il fatto di vivere in un “mondo al contrario” rispetto alla coerenza ed al giusto ricondursi a determinati valori che, soprattutto da chi si ritiene strenuo difensore degli stessi, dovrebbero a maggior ragione essere garantiti nei confronti di chi si accusa di esserne, al contrario, un clamoroso trasgressore. Proprio per non scenderne allo stesso livello e mantenere quel senso di civiltà per cui tanto si dice di battersi.

Foto: Difesa Online / X (il social un tempo conosciuto come "Twitter")