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Mondo militare

Jerrycan: 20 litri di genio nella storia della logistica

Con i costi attuali del carburante e l’elettrificazione che avanza, probabilmente è già quasi un pezzo vintage. Eppure, dentro quella semplice tanica trovavano posto 20 litri di carburante e una delle più riuscite intuizioni del design militare del Novecento.

Gianluca Celentano · · 6 min di lettura

Tutti l’abbiamo vista almeno una volta nelle caserme, nelle officine, nelle competizioni 4×4 o semplicemente a bordo di qualche fuoristrada o agganciata a qualche moto. È verde militare, rettangolare, ha tre maniglie nella parte superiore e quelle caratteristiche nervature stampate sui fianchi che le garantiscono la necessaria rigidità.

Di cosa stiamo parlando? Della jerrycan, la discendente diretta della tedesca Wehrmacht-Einheitskanister, la tanica standard sviluppata nella seconda metà degli anni Trenta per le forze armate tedesche. Possiede una storia curiosa che dimostra come in guerra, anche un “semplice” recipiente, possa diventare una piccola innovazione strategica.

Scritte, colori e funzioni

Un po’ come avviene oggi, con sistemi naturalmente molto più evoluti come l’ADR (Accordo europeo che disciplina il trasporto internazionale di merci pericolose su strada), anche allora scritte e contrassegni aiutavano a capire cosa si stava trasportando.

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Kraftstoff 20 L indicava carburante e capacità, mentre Feuergefährlich avvertiva del pericolo d’incendio; anno, marchi e sigle permettevano inoltre di risalire alla produzione e al fabbricante. Non tutte le jerrycan, però, trasportavano carburante. Esistevano anche quelle per l’acqua, marcate Wasser 20 L e spesso rese immediatamente riconoscibili da una grande croce bianca.

Anche i colori potevano variare nel corso della guerra e secondo l’impiego, passando dalle tonalità grigio-verdi a quelle color sabbia. Insomma, anche una semplice tanica, al primo sguardo, doveva far capire cosa contenesse.

Venti litri progettati per la guerra

Lo sviluppo della jerrycan, letteralmente “tanica dei tedeschi”, come venne soprannominata dai soldati britannici, risale al 1936, quando la Schwelmer Eisenwerk Müller & Co., in Westfalia, realizzò la nuova tanica con un ruolo determinante dell’ingegnere Vinzenz Grünvogel. Circa 5.000 esemplari furono destinati alle prove militari e l’8 luglio 1937 arrivò l’adozione ufficiale; Ambi-Budd di Berlino contribuì alla configurazione definitiva.

Ma cosa rappresentavano 20 litri di benzina? Dipendeva naturalmente dal mezzo. Infatti, una leggera Volkswagen Kübelwagen consumava circa 8 l/100 km e, poteva percorrere teoricamente circa 250 km; un autocarro Opel Blitz (foto seguente), con consumi nell’ordine dei 25 l/100 km su strada, circa 80 km. Una sola tanica poteva quindi significare parecchi chilometri in più di autonomia operativa. Quindi, la capacità di 20 litri era azzeccata, ma la vera innovazione stava nell’insieme delle soluzioni.

Il corpo in lamiera d’acciaio stampata era formato da due metà saldate, mentre le nervature laterali ne aumentavano la rigidità senza rendere il contenitore eccessivamente pesante. La sua forma rettangolare consentiva di affiancare e accatastare facilmente le taniche su camion, nei depositi e sui veicoli, formando parallelepipedi compatti che permettevano di ottimizzare lo spazio disponibile.

C’erano inoltre le caratteristiche tre maniglie parallele, uno degli elementi distintivi della jerrycan originale, ripreso anche da molte versioni successive. Una soluzione studiata per facilitarne la presa, il passaggio rapido tra soldati e il trasporto di più taniche contemporaneamente. Sulla jerrycan era stata studiata l’utilità di un lungo passaggio di mano grazie alla catena umana per movimentarle in successione.

Il grande bocchettone con chiusura rapida a leva, anziché il tradizionale tappo da svitare, velocizzava apertura, versamento e rifornimento.

Quando il nemico copia

La conferma della bontà del progetto arrivò probabilmente proprio dagli avversari. Nel deserto nordafricano, infatti, i britannici utilizzavano anche i “flimsies” (foto seguente), contenitori in lamiera leggera, simili, per intenderci, alle classiche latte metalliche dell’olio d’oliva, che tendevano a danneggiarsi e a perdere il loro prezioso contenuto.

Il National Army Museum britannico ricorda esplicitamente come le taniche tedesche fossero considerate preziose dai soldati britannici e venissero recuperate quando possibile, a tal punto che finirono anche loro per adottare e produrre contenitori derivati dal progetto tedesco.

Anche gli Stati Uniti studiarono nel 1940 un esemplare tedesco presso l’Office of the Quartermaster General. La storia ufficiale dell’U.S. Army descrive infatti il successivo 5-gallon “blitz” can americano come una rivisitazione della tanica tedesca, adattata alle proprie esigenze operative. Il Transportation Museum dell’U.S. Army riporta che, alla fine della guerra in Europa, sul continente erano disseminate quasi 21 milioni di queste taniche alleate da 5 galloni, quindi circa 19 litri.

Insomma, furono proprio gli inglesi, che fino ad allora utilizzavano anche i poco robusti flimsies, a battezzare la tanica tedesca jerrycan. Jerry era il soprannome utilizzato per indicare i tedeschi (probabilmente derivato da German e con una sfumatura spregiativa; secondo un’altra interpretazione richiamava il jerry, il vaso da notte, per la presunta somiglianza con l’elmetto tedesco), mentre can significa contenitore o tanica. Britannici e americani finirono poi per riprenderne il riuscito progetto, realizzandone proprie versioni.

Ricapitolando, i tedeschi la inventarono, gli inglesi le diedero il nome e la copiarono quasi integralmente, mentre gli americani ne realizzarono una propria versione da 5 galloni. Una piccola invenzione militare tedesca destinata, alla fine, a fare scuola anche tra gli avversari.

Dalla Wehrmacht al garage di casa

Dopo il 1945 la guerra finisce, la Wehrmacht scompare, eserciti e veicoli cambiano, ma la jerrycan rimane, iniziando una nuova vita anche nel mondo civile. La forma viene ripresa in numerosi Paesi, standardizzata, modificata e prodotta per decenni. Il principio costruttivo della jerrycan continua a essere utilizzato ancora oggi anche in ambito militare; la stessa documentazione contemporanea del Ministero della Difesa britannico continua a utilizzare ufficialmente il termine jerrican per i contenitori destinati ai carburanti.

Le sue discendenti finiscono sui fuoristrada, nelle officine, nei garage, nelle aziende agricole, nelle spedizioni e nei negozi di bricolage. All’acciaio si affiancano nel tempo le versioni in materiali plastici più leggeri, soprattutto polietilene ad alta densità (HDPE), più leggere e adatte a differenti impieghi. Eppure la sagoma di base rimane sorprendentemente familiare. Quando si parla di tecnologia militare pensiamo immediatamente a carri armati, aerei, radar, missili e sistemi d’arma. Ma qualsiasi esercito sa che un mezzo senza carburante perde la sua funzione operativa e diventa un problema logistico da recuperare.

La lezione della jerrycan racconta qualcosa di meno spettacolare, ma di prettamente pratico facendo capire come una buona logistica può dipendere anche dal buon progetto di un oggetto apparentemente insignificante.

Dopo novant’anni, mentre discutiamo di batterie, colonnine, idrogeno e nuovi sistemi di propulsione, quella vecchia tanica continua a comparire su mezzi militari, fuoristrada e scaffali. Chissà se un giorno l’elettrificazione riuscirà davvero a mandarla in pensione.

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