Antonella Orefice: Le Austriache - Maria Antonietta e Maria Carolina, sorelle regine tra Parigi e Napoli

Antonella Orefice
Ed. Salerno, Roma 2022
Pagg.206

“Due città, Napoli e Parigi, e due regine, Carolina e Antonietta, i cui opposti destini si intrecciano nell’Europa rivoluzionaria, sono al centro di questo racconto a due voci”. L’una sposò Ferdinando IV di Borbone, divenendo la regina di Napoli, l’altra Luigi XVI, divenendo regina di Francia.

Appartenenti agli Asburgo-Lorena, le due sorelle “non furono mai amate dai loro sudditi, né si prodigarono più di tanto per farsi accettare, attirandosi l’epiteto di Austriache”, a indicare “l’incapacità di farsi accogliere in una nazione straniera”. A organizzare la loro vita, e soprattutto i loro matrimoni sacrificandole alla ragion di Stato, fu la madre, Maria Teresa, imperatrice del Sacro Romano Impero. “Fu lei l’unico deus ex machina che previde e pilotò ogni respiro dei suoi figli, dai rapporti coniugali alle ingerenze politiche”.

Il casato Asburgo – Lorena ebbe inizio il 12 febbraio 1736, quando Maria Teresa, una Asburgo, sposò il figlio di Luigi XV di Francia, Francesco Stefano di Lorena. Un matrimonio dal quale nacquero sedici figli.

Nel 1765, dopo la perdita del marito, “una delle maggiori preoccupazioni di Maria Teresa, […] fu l’unione coniugale dei figli. […] Suggellare delle alleanze attraverso i matrimoni significava acquisire potere”. E così, quando Giuseppa, la promessa sposa di Ferdinando IV, morì prematuramente, “Charlotte venne usata come pedina di rimpiazzo” e, mentre “si avviava a diventare Maria Carolina regina di Napoli, fu pubblicato l’annuncio della promessa di matrimonio tra Antoine e il Delfino di Francia. Fu la separazione definitiva delle due sorelle, il sofferto addio in quel punto fatale oltre il quale il destino le condusse per strade drammaticamente opposte”.

Il matrimonio tra Charlotte e Ferdinando IV di Borbone fu celebrato, per procura, il 7 aprile 1768 e, “nello stesso giorno […], la giovane arciduchessa intraprese il suo lungo viaggio verso la capitale borbonica. […] Maria Teresa accompagnò la sposa alla carrozza reale con il cuore in pena, perché era consapevole dei limiti di Ferdinando e delle difficoltà che Charlotte avrebbe incontrato per il resto della sua vita. […] Ma la ragion di stato non contemplava la pietà. […] E fu così che a sedici anni Charlotte cedette il passo a Maria Carolina.” Dopo oltre un mese di viaggio gli sposi si incontrarono a Portella, vicino Terracina. “Ferdinando le era già apparso brutto nei ritratti, ma da vicino fu una doccia fredda, e poi quei modi irriverenti e grossolani non onorarono di certo le aspettative di una regina”. In effetti, Ferdinando, “non essendo stato designato da subito come successore al trono, non aveva ricevuto strumenti culturali adeguati al suo futuro ruolo”.

Maria Carolina, una volta insediatasi a Napoli, “superato il primo infelice impatto e valutando a suo vantaggio le palesi carenze del consorte, si concentrò sull’acquisizione di potere negli affari di Stato”, quindi non fu disposta a sopportare, più di tanto, la presenza di Tanucci, uomo di fiducia dei Borbone, “che quotidianamente rendicontava a Carlo III, padre di Ferdinando, finanche i respiri del Regno”.

Due anni dopo il matrimonio di Charlotte, fu Antoine a sposarsi, a Versailles, il 16 maggio 1770, dopo aver lasciato definitivamente Vienna, appena quindicenne, il 21 aprile. “La condizione più frustrante del suo esordio a Versailles fu la coltre di ghiaccio tra lei e il Delfino Luigi Augusto, che era stato cresciuto nell’odio verso l’Austria”.

Maria Teresa, intanto, “per esercitare un perfetto controllo sull’andamento dei matrimoni diplomatici, si era affidata a una serie di ambasciatori molto scrupolosi, incaricandoli di riportarle notizie dettagliate, consigliare e controllare la vita delle giovani coppie”.

La morte di Luigi XV, nel 1774, portò sul trono di Francia il Delfino, poco più che ventenne. “Giovani e impreparati Luigi e Maria Antonietta si ritrovarono con una pesante corona sul capo e l’ombra fosca di un malcontento sociale che iniziava minaccioso a serpeggiare”. E mentre l’impotenza di Luigi XVI non stava consentendo alla corona di Francia di avere un erede, a Napoli, dopo 4 anni di matrimonio, Maria Carolina diede alla luce la prima figlia. La successiva nascita del primo figlio maschio le permise di poter entrare a far parte del Consiglio di Stato e di esautorare Tanucci. Finalmente anche Maria Antonietta, nel 1778, diede alla luce la prima figlia.

Due anni dopo, il 29 novembre 1780, l’imperatrice Maria Teresa, punto di riferimento per i suoi figli, venne a mancare.

Nel 1781 vide la luce Luigi Giuseppe, il tanto agognato erede al trono di Francia. Maria Antonietta, però, incurante del grave deficit del paese, continuava a spendere e a spandere, alimentando l’avversione del popolo nei suoi confronti, fino ad arrivare al giorno della sua fine, preceduta da quella del marito, condannato a morte il 20 gennaio 1973, condanna eseguita il giorno dopo, in una piazza gremita, Piazza della Rivoluzione, dove venne decapitato. Il 16 ottobre toccò a lei. Il tribunale rivoluzionario la ritenne “colpevole di tutti i mali che avevano afflitto il paese fin dal giorno del suo arrivo, sanguisuga delle casse dello Stato, cospiratrice e nemica della repubblica, e soprattutto Austriaca”. Trasportata anche lei, tra le grida assordanti del popolo, su una sudicia carretta del letame, in Piazza della Rivoluzione, “tutto si risolse in un attimo con dignità e compostezza. Finiva l’Ancien regime e la lama impietosa della ghigliottina consegnava l’Austriaca al tribunale della Storia”.

Maria Carolina, che non superò mai il dolore della perdita della cara sorella, “non si diede pace, giurò vendetta e maledisse i giacobini e i loro fautori. Terrorizzata dall’incombente minaccia di un’invasione, seguiva costantemente gli sviluppi delle imprese belliche sul fronte francese,” trasformandosi in una temuta austriaca, dispotica e reazionaria. Ma le vittorie dell’armata napoleonica e la notizia dell’imminente arrivo dei francesi spinse la corte, il 21 dicembre 1798, a fuggire, in nave, a Palermo. E così, il 24 gennaio 1799, con l’arrivo dei francesi a Napoli, fu proclamata la Repubblica Napoletana. “Le migliori menti della borghesia e della nobiltà napoletana vennero chiamate a collaborare”.

La repubblica, però, ebbe breve vita e, con la restaurazione della monarchia, Maria Carolina consumò la sua vendetta con la condanna a morte di tutti coloro che ne avevano preso parte. Il popolo napoletano non dimenticò che “lei e il suo consorte se ne erano stati al riparo a Palermo, tra feste e balli, […] ed erano tornati a Napoli solo per godersi i patiboli e vendicarsi dei rei, ma per coloro che avevano combattuto contro i francesi, sacrificando vite e perdendo tutto, nulla era tornato, se non l’amarezza di una guerra fratricida”.

Dopo l’abdicazione di Ferdinando, nel 1813, che la privò di qualsiasi influenza politica sulle sorti del regno, dal castello di Hötzendorf, a Vienna, dove stava soggiornando, cercò di avviare dei negoziati per rimettere Ferdinando sul trono, ma oramai “nessuno era più disponibile ad assecondare le sue manovre diplomatiche e darle ancora la possibilità di esistere a comandare”. In quel castello morì, in totale solitudine, l’8 settembre 1814. Quelle che quindi descrive, in questo suo saggio, Antonella Orefice, storica e scrittrice, nonché direttore del “Nuovo Monitore Napoletano”, sono le vicissitudini di due sorelle che, appena adolescenti, si ritrovarono, per volere della madre, ad affrontare la vita di corte accanto a uomini che Maria Teresa aveva scelto per loro.

Maria Antonietta e Maria Carolina “furono le facce opposte di una stessa medaglia, una vittima, l’altra carnefice, indissolubilmente unite, ma contrapposte nel destino e nel giudizio storico, un Giano bifronte con Maria Antonietta cristallizzata nella morte dell’Ancient régime e Maria Carolina sulla soglia di un’epoca nuova destinata a stravolgere gli equilibri politici dell’Europa e del mondo”.

Gianlorenzo Capano