Una matita scorre su una lavagnetta bianca, sott’acqua. L’allievo osserva cosa c’è sul fondale, poi torna al disegno e aggiunge un particolare. È una delle immagini che meglio raccontano l’addestramento degli allievi palombari della Marina Militare tra Riva del Garda e il lago di Ledro. Un gesto semplice, che racchiude attenzione, precisione e una responsabilità: raccogliere informazioni sulle quali lavorerà tutta la squadra, iniziando il primo approccio a una delle peculiarità del palombaro: l’Explosive Ordnance Disposal (EOD) che comprende il riconoscimento e la neutralizzazione degli ordigni esplosivi in ambiente marittimo.
Gli allievi si confrontano con gli istruttori, prendono appunti e illustrano il lavoro da svolgere. Si definiscono i compiti, si preparano le attrezzature e si organizza l’assistenza. Ciascuno impara a seguire il proprio incarico tenendo presente quello dei colleghi.

Il passaggio dal lago di Garda a quello di Ledro ha richiesto di portare questa attenzione anche nella preparazione delle immersioni in quota. Le caratteristiche dell’ambiente entrano nella pianificazione e accompagnano la gestione dell’attività, dalla superficie al fondale. È un esercizio che abitua gli allievi a collegare ciò che hanno studiato alle condizioni nelle quali si trovano a operare.
In acqua, il lavoro prosegue con la ricerca. Si avanza sul fondale con il metal detector, osservando tra i sassi. Quando viene individuato l’oggetto da riconoscere, l’attenzione si concentra sui dettagli, intenti a raccogliere tutti gli elementi e a riportarli sulle lavagnette: appunti e disegni che serviranno a descrivere quanto osservato.

Qui comincia il loro percorso nel riconoscimento degli ordigni subacquei. Durante l’addestramento hanno affrontato la gestione del pericolo e attuato le procedure previste dallo scenario organizzato dagli istruttori, imparando a seguire tutti gli step previsti lavorando come un team. La ricerca in acqua, il riconoscimento e le attività collegate al ritrovamento diventano così parti di uno stesso compito, questo legame tra chi si immerge e chi resta in superficie dà senso all’intera esercitazione. Sul battello gli altri elementi della squadra seguono l’attività e assicurano assistenza; sott’acqua gli operatori svolgono la ricerca e raccolgono le informazioni.
Gli allievi del Corso Ordinario Palombari hanno iniziato così a operare come una squadra, mettendo insieme capacità individuali, comunicazione e fiducia reciproca.
L’esperienza tra Garda e Ledro segna l’inizio della fase dedicata agli ordigni e agli esplosivi. Presto gli allievi raggiungeranno il poligono di Furbara, dove, sotto la guida degli istruttori, studieranno e impiegheranno esplosivi. Sarà il passo successivo di un percorso cominciato nei laghi, imparando a osservare con cura e a lavorare insieme.


