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25 maggio 1911: nasce Daphne Pearson, la donna che sfidò le bombe per salvare un pilota

La caporale della WAAF entrò tra le fiamme di un Avro Anson precipitato a Detling e divenne la prima donna decorata per valore nella Seconda guerra mondiale

redazione · · 3 min di lettura

Ci sono storie militari che non hanno bisogno di enfasi. Basta raccontarle. Quella di Joan Daphne Mary Pearson, nata il 25 maggio 1911 a Christchurch, vicino Bournemouth, appartiene a questa categoria. Fu una donna della Women’s Auxiliary Air Force, la componente femminile ausiliaria della Royal Air Force britannica durante la Seconda guerra mondiale, e il suo nome resta legato a uno degli atti di coraggio più impressionanti del 1940. Fu una delle rarissime donne insignite della George Cross e la prima decorata per valore nella Seconda guerra mondiale.

Prima della guerra aveva lavorato come fotografa, aveva avuto un proprio studio e aveva coltivato anche la passione per il volo. Quando il conflitto travolse l’Europa, entrò nella Women’s Auxiliary Air Force come ausiliaria sanitaria. Era una delle tante donne chiamate a sostenere, spesso lontano dalla retorica del fronte, la macchina militare britannica: infermerie, basi aeree, comunicazioni, logistica, assistenza, disciplina quotidiana. Attività non sempre visibili, ma essenziali.

Nella notte del 31 maggio 1940, presso la base di RAF Detling, nel Kent, un aereo precipitò vicino agli alloggi della WAAF. Secondo la citazione pubblicata sulla London Gazette il 19 luglio 1940, Pearson corse verso il velivolo nonostante sapesse che a bordo vi erano bombe. L’aereo era in fiamme, il pilota era gravemente ferito, un altro ufficiale era morto sul colpo e due aviatori erano rimasti lievemente feriti. Pearson salì sul relitto, raggiunse il pilota stordito, lo liberò dall’imbracatura del paracadute e contribuì a trascinarlo lontano.

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Poi avvenne ciò che trasforma un gesto di soccorso in qualcosa di più grande. Quando il pilota era stato portato a una trentina di metri dal relitto, una bomba da 120 libbre esplose. Pearson si gettò sopra di lui per proteggerlo dalla deflagrazione e dalle schegge.

Dopo aver protetto il pilota dall’esplosione, Pearson tornò verso il velivolo in fiamme per cercare un altro membro dell’equipaggio, che purtroppo trovò già morto. Non fu quindi un solo atto impulsivo, ma una sequenza di decisioni prese in pochi minuti, sotto rischio estremo, mentre carburante, metallo e bombe trasformavano l’area dell’incidente in una trappola mortale.

Per quell’azione ricevette l’Empire Gallantry Medal, poi convertita nella George Cross, istituita da re Giorgio VI nel 1940. La George Cross era destinata a riconoscere atti di eroismo o coraggio estremo non compiuti direttamente “di fronte al nemico”, ambito nel quale rientrava tradizionalmente la Victoria Cross. La decorazione era pensata per civili e militari, uomini e donne, compresi i membri dei servizi ausiliari femminili.

La guerra moderna non è fatta soltanto da chi combatte in prima linea. È fatta anche da chi soccorre, trasporta, comunica, assiste, organizza e resta al proprio posto quando tutto sembra crollare. In questo senso, la sua storia mostra quanto il contributo femminile alla difesa non possa essere ridotto a una nota laterale. Pearson non era pilota da caccia, non comandava una formazione, non guidava un reparto al fronte. Eppure, in una notte di guerra, compì una scelta che nessuna gerarchia può imporre: rischiare la propria vita per salvarne un’altra.

Dopo il conflitto, la sua vita prese direzioni diverse. Lavorò in ambito rieducativo, poi ai Royal Botanical Gardens di Kew, quindi si trasferì in Australia, dove continuò a occuparsi di orticoltura e botanica. Morì a Melbourne nel 2000.

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