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Mezzi

Energia, batterie e potere. La nuova sovranità passa dal riciclo

Gianluca Celentano Gianluca Celentano · · 4 min di lettura

Sdrammatizzando – ma solo fino a un certo punto – ciò che è sotto gli occhi di tutti, anche le recenti uscite pubbliche di Donald Trump segnalano una fase di riassestamento dell’equilibrio economico e geopolitico globale, in cui forza e comunicazione tendono ormai a precedere regole, norme e strategia, e dove la semplificazione diventa uno strumento di pressione più che di analisi. Un equilibrio che oggi passa sempre più dall’energia, non solo da quanta se ne produce, ma da come viene trasformata, accumulata e riutilizzata.

In sostanza, la vera domanda è chi controllerà l’elettrico, cioè chi governerà le filiere industriali, tecnologiche e delle materie prime che rendono possibile la mobilità, l’industria e la transizione energetica del futuro.

L’elettrificazione totale resta un miraggio nel breve periodo, ma a decidere il futuro dei veicoli elettrici saranno il controllo delle materie prime critiche (litio, nichel, cobalto), della raffinazione, del riciclo delle batterie e delle infrastrutture industriali ed energetiche che tengono insieme l’intero sistema.

Un problema strutturale

Uno studio coordinato dall’Università degli Studi di Brescia, a firma della professoressa Elza Bontempi, evidenzia un dato chiaro. Il riciclo delle batterie agli ioni di litio è dominato dalla Cina che controlla circa il 90% della capacità mondiale di raffinazione. L’Europa, con una capacità di riciclo stimata in circa 0,5 milioni di tonnellate, esporta oltre il 50% della black mass in Asia per poi riacquistarla come materia prima raffinata. Lo studio, pubblicato su Resources, Environment and Sustainability del gruppo Elsevier, sostiene che in questo modo, l’Europa perde valore e sovranità industriale. I pre-trattamenti sono diffusi, mentre la raffinazione resta concentrata soprattutto in Paesi extra-UE, con norme frammentate e senza linee guida comuni. In assenza di una governance europea condivisa, il riciclo rimane un obbligo ambientale e non una strategia.

La proposta è creare un centro di riciclo europeo modulare che integri ricerca, industria e politiche pubbliche, trasformando un rifiuto costoso in una risorsa strategica e riducendo la dipendenza dall’estero.

Il monovolume del futuro

Sul piano tecnico l’auto elettrica non rappresenta solo un cambio di motore, ma un cambiamento di ingombri e proporzioni. L’assenza di motore termico, cambio e scarico accorcia i cofani, avanza il posto di guida e semplifica le superfici. Le batterie collocate nel pianale allungano il passo e ampliano l’abitacolo a parità di dimensioni esterne, aprendo a configurazioni che ricordano un vero e proprio “salotto su ruote” vicino per concezione a un monovolume, con architettura a sogliola tipica dei pianali elettrici. È inoltre plausibile che un passo più lungo, combinato con quattro ruote sterzanti e sistemi ADAS avanzati, non incida negativamente sulle prestazioni di guida per l’automobilista medio. Le auto ibride restano invece un compromesso tecnico, costrette a integrare due sistemi di propulsione differenti.

In questa traiettoria si colloca la visione del professor Sergio Matteo Savaresi del Politecnico di Milano, secondo cui la mobilità futura sarà elettrica, condivisa e autonoma. La guida autonoma permetterà di aumentare l’utilizzo dei veicoli e di ridurne il numero complessivo, ribaltando il modello attuale: non più l’automobilista alla ricerca dell’auto, ma l’auto condivisa in grado di raggiungere l’utente.

Veicoli militari termici, ibridi ed elettrici

Nel settore militare continuano a prevalere architetture endotermiche tradizionali, con blocco motore, area abitativa e spazio di carico nettamente separati, per esigenze di autonomia operativa, affidabilità e logistica in teatro.

I mezzi leggeri, come l’Iveco LMV, restano compatti e altamente mobili, mentre i carri armati mantengono volumi massicci e corazzature pesanti. Tuttavia, anche in ambito militare è in atto un adattamento progressivo. Soluzioni ibride ed elettriche sui veicoli leggeri e medi stanno introducendo nuove linee, maggiore modularità e una riduzione della segnatura termica e acustica, con benefici operativi concreti.

La direzione è chiara e il cambiamento delle motorizzazioni procede in parallelo a quello delle forme e delle dotazioni. In questo quadro, il controllo delle materie prime critiche e delle filiere di riciclo diventa un fattore di potere industriale e strategico, comune al settore civile e a quello militare, destinato a incidere sugli equilibri energetici e geopolitici dei prossimi decenni.

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