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Brevi estero

Gaza in fiamme: Israele scatena ‘Forza e Spada’ tra ostaggi, accuse e guerra totale

Gino Lanzara · · 3 min di lettura

La tregua gazawi crolla come da presentimenti. Scatta l’operazione israeliana “Forza e Spada”, sull’onda delle accuse mosse dal premier Netanyhau contro Hamas, rea di aver “ripetutamente rifiutato di liberare gli ostaggi e respinto le proposte ricevute dall’inviato statunitense, Steve Vitkoff”.

Gli attacchi, sotto l’ottica israeliana, sono stati parte di operazioni preventive volte a “neutralizzare la prontezza a sferrare attacchi terroristici, l’accumulo di forze e il riarmo di Hamas”. Secondo le IDF (Israel Defense Forces) i bombardamenti arerei hanno colpito “comandanti militari di medio rango, funzionari di leadership e infrastrutture terroristiche”.

Alla luce della situazione sembra, ancora una volta, poco incisivo l’intervento dell’ONU, rivedendo peraltro le scene della parziale liberazione degli ostaggi israeliani. Il teatro internazionale si anima ulteriormente e se la Turchia da un lato condanna di nuovo Israele, dall’altro Tel Aviv rimarca la possibilità che Hamas fosse pronta ad attaccare di nuovo, in un revival del 7 ottobre 2023, dunque passibile di un’azione preventiva che, mai come ora, pone gli altri ostaggi in vita, di fronte ad una sorte incerta. Ma è tutta l’area ad essere sconvolta, basti guardare allo Yemen, oggetto di attacchi ben più decisi mentre i ribelli filo iraniani Houthi annunciano escalation nel Mar Rosso; alla Giordania, sempre più sotto pressione; alla più che instabile Siria, lacerata da contrasti interni e da violenti attriti confinari con Hezbollah dal Libano.

È dunque palese che l’accordo in tre fasi, portato avanti da Trump, posasse su basi fragili, non in grado di garantire il passaggio a fasi utili successive.

Apparentemente, detenuti dai miliziani di Hamas dovrebbero esserci ancora 59 ostaggi, di cui 22, probabilmente, ancora in vita. Una fonte di Hamas ha fatto sapere che il movimento “sta lavorando per frenare l’aggressione di Israele”.

Riprendendo le operazioni Netanyahu ha minacciato Hamas di attacchi di violenza inaudita se non rilascerà tutti i rapiti, assecondando l’approvazione dell’estrema destra di Itamar Ben-Gvir. La Casa Bianca ha comunque confermato di essere stata preavvisata, mentre il comando dei raid è stato affidato al nuovo capo di stato maggiore delle IDF, Eyal Zamir, ed al politicamente pericolante direttore dello Shin Bet (agenzia di intelligence che si occupa della sicurezza interna), Ronen Bar. Tsahal ha chiarito che le operazioni, oltre agli attacchi aerei, proseguiranno “finché necessario”.

Non c’è dubbio che la ripresa dei combattimenti, oltre alla liberazione degli ostaggi, si proponga di distruggere Hamas come forza politica e militare. Impossibile non ricordare l’appena decaduto capo di stato maggiore Herzi Halevi che, in un raro rigurgito di dignità, assumendosi la responsabilità di non essere riuscito a difendere la popolazione israeliana, ha preferito rassegnare le dimissioni, anche alla luce dei non sereni rapporti intercorsi con il primo ministro, basati sulla mancanza di una strategia post bellica.

Di altra tempra il generale Eyal Zamir, autore di una strategia aggressiva volta a contrastare il regime iraniano, ed a combattere su sette fronti esteri ed uno interno, caratterizzato dal respingimento delle pressioni politiche concretizzatesi nell’attribuzione di pesanti responsabilità a FA ed Intelligence per la debacle del 2023.

Foto: IDF

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