Attacco nel Mediterraneo: Droni Ucraini partiti dalla Libia centrano una nave russa tra Sicilia e Malta
L’affondamento della metaniera Arctic Metagaz nel Mediterraneo centrale, nella notte tra il 3 e il 4 marzo 2026, non è un episodio isolato. È l’ultimo e più spettacolare atto di una campagna sistematica che Kiev conduce da oltre un anno contro la flotta energetica ombra di Mosca, una campagna che ha già toccato le acque territoriali italiane.
L’affondamento dell’Arctic Metagaz. La metaniera russa, carica di 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto del produttore Novatek e sottoposta a sanzioni dal 2024, è affondata nel tratto di mare tra Malta e la Libia dopo una serie di esplosioni e un violento incendio sviluppatosi intorno alle 4:00 ora locale. I 30 membri dell’equipaggio, tutti russi, sono stati tratti in salvo grazie al coordinamento tra le forze armate maltesi e i servizi di soccorso russi. Il ministero dei Trasporti di Mosca ha accusato Kiev di aver colpito la nave con droni marini lanciati dalla costa libica, definendo l’episodio un “atto di terrorismo internazionale e pirateria marittima”. L’Ucraina non ha né confermato né smentito. La nave era diretta a Bengasi dopo aver caricato GNL nel porto di Murmansk e, secondo fonti OSINT, le immagini aeree mostravano un enorme squarcio nello scafo compatibile con un’esplosione esterna.
Il precedente italiano: la Seajewel a Vado Ligure. Un anno prima, nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 2025, la petroliera Seajewel, lunga 245 metri e battente bandiera maltese, veniva colpita da due esplosioni mentre era all’ancora al largo di Vado Ligure, in provincia di Savona, a poche centinaia di metri dalla costa italiana. Lo squarcio nello scafo, lungo 1,2 metri e largo 70 centimetri, era stato aperto esattamente al centro della chiglia con le lamiere piegate verso l’interno, una moria di pesci attorno allo scafo e due detonazioni distanziate di circa 20 minuti. La nave non è affondata, ma la natura dolosa dell’episodio era inequivocabile. I sommozzatori del COMSUBIN di La Spezia, intervenuti il 18 febbraio per esaminare la chiglia, hanno escluso incidenti o residuati bellici. La procura di Genova ha aperto un fascicolo per “naufragio aggravato da finalità di terrorismo”, ipotizzando mine magnetiche applicate da sommozzatori specializzati arrivati da terra con un gommone, con possibile impiego di esplosivo al plastico ad alto potenziale e innesco a distanza. La pista convergeva sul 73° Naval Special Operations ucraino, addestrato dai Navy SEAL americani.
Una campagna seriale. L’attacco di Savona non era isolato nemmeno allora. La gemella Seacharm era stata colpita il 17 gennaio 2025 mentre era ormeggiata in Turchia, una terza petroliera, la Grace Ferrum, era stata sabotata il 1° febbraio a Tripoli in Libia. Tutte e tre avevano recentemente toccato porti russi. Nel dicembre 2024 era toccato alla Qendil, petroliera ombra battente bandiera omanita, colpita tra Creta e Malta. Con l’Arctic Metagaz, il pattern si consolida: Kiev ha costruito negli anni una capacità di guerra marittima asimmetrica che non conosce confini geografici, passando dal Mar Nero alle coste liguri fino al Mediterraneo centrale, con la Libia utilizzata come piattaforma logistica avanzata per droni navali.
Il nodo libico e le implicazioni per l’Italia. La scelta della Libia come base operativa per i droni che hanno affondato l’Arctic Metagaz introduce una variabile di destabilizzazione diretta per Roma. L’Italia è il principale interlocutore europeo di Tripoli, ha interessi energetici primari nel paese attraverso ENI e presidia quelle acque con unità navali nell’ambito delle missioni di controllo dei flussi migratori. Un teatro operativo ucraino attivo nel Mediterraneo centrale, condotto senza coordinamento né notifica agli alleati NATO della regione, pone interrogativi seri sulla sovranità degli spazi marittimi e sulla catena di comando nell’Alleanza. L’attacco alla Seajewel nelle acque territoriali italiane nel febbraio 2025 era già stato un segnale inequivocabile, rimasto senza risposta istituzionale pubblica. L’affondamento dell’Arctic Metagaz al largo di Malta, lungo il corridoio energetico tra il Canale di Sicilia e Suez, lo trasforma in una questione di sicurezza nazionale che non può essere ulteriormente elusa.
