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Prima donna premier in Marocco: El Mansouri al governo (ma la partita vera resta a Palazzo)

Fatima Ezzahra El Mansouri è la prima donna alla guida del governo marocchino. Ma le grandi direttrici strategiche restano saldamente nelle mani di Mohammed VI.

Maria Grazia Labellarte · · 3 min di lettura

Il re Mohammed VI ha nominato Fatima Ezzahra El Mansouri primo ministro, prima donna a ricoprire la carica. Prende il posto di Aziz Akhannouch, capo del governo dal 2021. Sul piano interno è una svolta simbolica, ma per la geopolitica conta il contesto: Rabat arriva a questo passaggio con una posizione internazionale più forte che in passato.

Nata nel 1976, avvocato, ha studiato giurisprudenza in Francia. Viene da una famiglia con radici nell’amministrazione territoriale: il padre fu governatore nella regione di Marrakech sotto Hassan II e poi diplomatico. Nel 2007-2008 è stata tra i fondatori del PAM (Parti authenticité et modernité) e dal febbraio 2024 fa parte della direzione collegiale ed è coordinatrice del partito. Nel 2009, a 33 anni, è diventata il primo sindaco donna di Marrakech; dopo una parentesi in Parlamento è tornata alla guida della città nel 2021, anno in cui è entrata nel governo come ministro dell’Urbanistica e delle Politiche abitative. Nel 2014 Forbes l’ha inserita tra le 20 giovani donne più influenti d’Africa, ed è stretta collaboratrice di Fouad El Himma, consigliere politico del re.

Politica estera

Il capo del governo dispone di importanti poteri esecutivi e presiede il consiglio di governo, ma l’architettura costituzionale marocchina conserva al re un ruolo dominante. Mohammed VI presiede il consiglio dei ministri, al quale spettano gli indirizzi strategici dello Stato e dossier sensibili come difesa, sicurezza e alcune delle principali nomine.

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Il ministro degli Esteri Nasser Bourita, figura tecnica vicina al Palazzo, resta l’architetto della linea diplomatica. Dal cambio di premier non è ragionevole aspettarsi discontinuità.

Il Sahara occidentale

Il 31 ottobre 2025 il Consiglio di Sicurezza ha adottato la Risoluzione 2797, che indica nell’autonomia sotto sovranità marocchina la soluzione più credibile. Oggi oltre 150 Stati ONU sostengono la sovranità marocchina o il piano di autonomia, e 25 dei 27 Stati UE lo hanno appoggiato a livello nazionale.

Restano due attriti: il Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria, chiede l’indipendenza, e la Corte di giustizia UE ha più volte affermato che il territorio e le sue acque non fanno parte del Marocco.

Gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina dal dicembre 2020, in cambio dell’adesione di Rabat agli Accordi di Abramo; la Francia ha compiuto il passo nel 2024. Con Madrid il quadro è delicato, la Camera bassa spagnola ha approvato una legge sulla cittadinanza per i saharawi nati in epoca coloniale, decisione che rischia di riaccendere le tensioni.

La vulnerabilità interna

Il PAM ha 97 seggi su 395, senza maggioranza assoluta, mentre l’affluenza, intorno al 38%, è stata una delle più basse degli ultimi decenni. Nel settembre 2025 le proteste del movimento GenZ 212 avevano chiesto la fine della corruzione e migliori sanità e istruzione. Disoccupazione giovanile, costo della vita e investimenti per i Mondiali 2030 sono le prove su cui sarà valutata.

El Mansouri, dunque, gestirà economia e aspettative sociali, mentre la proiezione esterna resta nelle mani del re. Il test sarà mantenere il consenso interno mentre Rabat capitalizza il momento diplomatico più favorevole da decenni.

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