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Diritto

La nuova Difesa italiana entra nell’era del dominio cyber: il disegno di legge che punta a cambiare il modello militare nazionale

Il disegno di legge sulla capacità di difesa nazionale punta a rafforzare integrazione interforze, comparto cyber, professionalità specialistiche e disciplina dei sistemi senza equipaggio

Avv. Marco Valerio Verni · · 7 min di lettura

La sicurezza nazionale del XXI secolo non può più essere interpretata esclusivamente attraverso la disponibilità di mezzi e sistemi d’arma tradizionali. I conflitti contemporanei hanno dimostrato come la competizione strategica si sviluppi ormai in una pluralità di ambienti: terrestre, marittimo, aereo, spaziale, informativo e cibernetico.

È in questo scenario profondamente mutato che si colloca il disegno di legge approvato dal Governo per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale, un intervento normativo che prospetta un’evoluzione di alcuni assetti organizzativi della Difesa italiana in relazione alle nuove esigenze operative e strategiche.

È tuttavia necessario ricordare che il provvedimento si trova ancora nel proprio iter legislativo e che la sua concreta portata dipenderà sia dall’esame parlamentare sia dalla successiva fase attuativa.

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La rilevanza del testo non risiede quindi soltanto nelle singole disposizioni previste, ma nella direzione strategica che sembra delineare: una Difesa sempre più integrata, interforze e orientata alla gestione di capacità multidominio.

Il rafforzamento della dimensione interforze

Uno degli elementi centrali del disegno di legge riguarda l’evoluzione dell’organizzazione del vertice della Difesa.

Gli scenari operativi contemporanei richiedono infatti una capacità crescente di integrare componenti, competenze e strumenti differenti, superando una concezione nella quale ciascuna Forza armata operava prevalentemente secondo una logica verticale.

Il modello multidominio presuppone invece la capacità di trasformare assetti diversi in una capacità operativa complessiva, attraverso una maggiore integrazione tra pianificazione, preparazione e impiego delle forze.

La prospettata evoluzione dell’assetto dei vertici della Difesa si inserisce in questa prospettiva, mirando a rendere più efficace il rapporto tra sviluppo dello strumento militare e conduzione delle attività operative.

Si tratta di una tendenza coerente con quanto già avvenuto nelle principali organizzazioni militari alleate, nelle quali la dimensione interforze costituisce ormai un elemento essenziale della pianificazione strategica.

Il comparto cyber: rafforzamento delle capacità e distinzione delle competenze

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il dominio cibernetico.

Il cyberspazio rappresenta oggi un ambiente nel quale si sviluppano attività profondamente diverse: dalla protezione delle reti e delle infrastrutture digitali all’acquisizione informativa, dalla resilienza dei sistemi alla conduzione di eventuali operazioni.

Proprio per questo è necessario mantenere una distinzione chiara tra funzioni differenti.

Il disegno di legge interviene sul comparto cyber della Difesa attraverso un rafforzamento e una ridefinizione degli assetti e delle competenze del Comando interforze cyber intel, struttura già inserita nell’organizzazione della Difesa.

Tale componente deve essere distinta dalle attività operative nel dominio cibernetico, riconducibili al Comando per le operazioni in rete (cor).

La distinzione non è soltanto terminologica: la cyber intelligence riguarda l’acquisizione, l’analisi e la valorizzazione informativa delle minacce e degli attori presenti nello spazio cibernetico; le cyber operations riguardano invece attività operative condotte attraverso specifiche capacità e secondo le attribuzioni previste dall’ordinamento della Difesa.

Una corretta separazione concettuale tra questi ambiti è essenziale per comprendere l’architettura della risposta militare alle minacce digitali.

Il cyberspazio nella competizione strategica internazionale

La centralità attribuita al dominio cyber non costituisce una peculiarità italiana, ma si inserisce in un processo già avviato dalle principali potenze occidentali.

Negli Stati Uniti è stato il Dipartimento della difesa (Department of defense) a riconoscere il cyberspazio quale dominio operativo della competizione strategica, mentre lo United States cyber command rappresenta il comando operativo incaricato di condurre le relative attività.

La distinzione è fondamentale: da un lato vi è la definizione strategica del dominio, dall’altro la struttura militare incaricata delle operazioni.

Anche diversi Paesi europei hanno sviluppato architetture dedicate alla cyber defence, all’intelligence digitale e alla protezione delle infrastrutture critiche.

Tale evoluzione si colloca inoltre nel quadro degli indirizzi Nato e dell’Unione europea, che hanno progressivamente riconosciuto la necessità di sviluppare capacità integrate nei domini cyber, spaziale e informativo.

Il dato comune è il superamento progressivo di una concezione esclusivamente territoriale della sicurezza, in favore di un modello nel quale resilienza tecnologica e superiorità informativa costituiscono elementi essenziali della capacità nazionale.

Il fattore umano e le nuove professionalità

La tecnologia, tuttavia, non può prescindere dal fattore umano.

Una delle principali criticità delle moderne Forze armate riguarda la disponibilità di personale altamente qualificato in settori nei quali esiste una forte competizione con il mercato civile.

Il disegno di legge prospetta quindi una maggiore valorizzazione delle professionalità specialistiche nel settore cyber, attraverso percorsi dedicati e strumenti finalizzati a garantire capacità adeguate alle nuove esigenze operative.

La Difesa del futuro richiederà infatti non soltanto operatori militari preparati secondo i modelli tradizionali, ma anche analisti, specialisti tecnologici e personale capace di integrare competenze diverse nei processi decisionali.

Sistemi unmanned e sistemi autonomi: due concetti distinti

Il provvedimento affronta inoltre il tema dei sistemi privi di equipaggio umano.

È necessario, tuttavia, distinguere correttamente tra sistemi unmanned e sistemi autonomi.

Un sistema unmanned è una piattaforma priva di equipaggio umano a bordo, che può essere controllata da remoto o integrare differenti livelli di automazione, senza che ciò comporti necessariamente una capacità decisionale autonoma.

Diverso è il caso dei sistemi d’arma autonomi, nei quali assume rilievo il dibattito internazionale relativo al controllo umano significativo, alla responsabilità giuridica e alla compatibilità con il diritto internazionale umanitario.

La distinzione è essenziale perché coinvolge problematiche operative, etiche e giuridiche profondamente diverse.

Gli effetti sull’organizzazione e sui percorsi professionali

Ogni trasformazione ordinamentale può produrre, nel tempo, riflessi anche sulle modalità di valorizzazione delle professionalità interne.

Tuttavia, rispetto ai percorsi di carriera degli ufficiali, è necessario mantenere una corretta prudenza interpretativa.

Il disegno di legge non determina automaticamente nuovi criteri di avanzamento o di selezione degli incarichi apicali.

È possibile, invece, che la progressiva evoluzione verso un modello maggiormente interforze e multidominio possa incidere, nella fase attuativa e organizzativa, sul peso attribuito a determinate esperienze professionali, quali incarichi interforze, multinazionali o collegati ai nuovi domini strategici.

Si tratta, tuttavia, di una possibile evoluzione conseguente alle future scelte ordinative e non di un effetto immediato del provvedimento.

La fase attuativa: il momento decisivo della trasformazione

Come avviene per ogni intervento normativo complesso, il disegno di legge definisce principi e obiettivi generali, mentre la concreta configurazione del nuovo modello dipenderà dagli atti successivi di attuazione.

Saranno questi ultimi a definire aspetti essenziali quali:

  • organizzazione delle strutture;
  • attribuzione delle competenze;
  • articolazione degli organici;
  • modalità operative;
  • disciplina applicativa per il personale.

La fase attuativa rappresenterà quindi il momento decisivo per comprendere la reale profondità della trasformazione.

Cybersecurity, giurisdizione e tutela degli interessi nazionali

Il cyberspazio costituisce oggi un ambiente nel quale gli Stati cercano di tutelare i propri interessi strategici, proteggere infrastrutture essenziali e affermare le proprie competenze giuridiche, in un contesto caratterizzato dalla natura transnazionale delle reti digitali e dalla presenza di una pluralità di attori pubblici e privati.

La dimensione cyber pone quindi una sfida complessa: garantire sicurezza e resilienza senza trasporre automaticamente nel dominio digitale categorie proprie degli spazi fisici tradizionali.

Conclusioni: verso una Difesa integrata e multidominio

Il disegno di legge sulla Difesa si inserisce in un processo più ampio di trasformazione dello strumento militare nazionale.

La sfida non è soltanto tecnologica, ma soprattutto organizzativa e culturale.

La sicurezza del futuro richiederà la capacità di integrare domini diversi, unire competenze specialistiche e sviluppare una leadership militare adeguata alla complessità degli scenari contemporanei.

Il cyberspazio, l’ambiente informativo e le nuove tecnologie non sostituiscono i domini tradizionali, ma li completano, creando un sistema nel quale la superiorità dipende sempre più dalla capacità di acquisire conoscenza, proteggere informazioni e trasformarle rapidamente in decisioni operative.

La Difesa del futuro sarà quindi una Difesa capace di coniugare tradizione militare, innovazione tecnologica e cultura strategica.

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