Breaking
VSHORAD e SHORAD riscritti • Un “Granatiere” inglese per l’Esercito: ecco cosa c’è davvero sotto • La guerra prima della guerra: l’allarme del BND sulla minaccia russa • Senza peso e senza freni: il moto in assenza di atmosfera • Hormuz, Teheran rivendica due missili contro unità navale USA: nessuna conferma da Washington • Il prezzo della pace: oggi il Donbass, domani le Hawaii? • L’Italia riceve da Rheinmetall il primo sistema di difesa aerea Skynex • Vigilanza privata, Cecconi (AISS): «Chi viola le regole tradisce un intero settore» • Mosca sotto attacco: l’eliminazione del generale Sarvarov e le ombre sui negoziati • 18 dicembre 1941: la Notte di Alessandria, un’impresa leggendaria • Il mortaio da 81mm americano cambia categoria? • KNDS e Leonardo: accordo per lo sviluppo congiunto di un nuovo programma • Accademia Aeronautica: consegnati i gradi di sottotenente agli aspiranti del Corso Drago VI • Avvicendamento al comando della brigata paracadutisti “Folgore” • VSHORAD e SHORAD riscritti • Un “Granatiere” inglese per l’Esercito: ecco cosa c’è davvero sotto • La guerra prima della guerra: l’allarme del BND sulla minaccia russa • Senza peso e senza freni: il moto in assenza di atmosfera • Hormuz, Teheran rivendica due missili contro unità navale USA: nessuna conferma da Washington • Il prezzo della pace: oggi il Donbass, domani le Hawaii? • L’Italia riceve da Rheinmetall il primo sistema di difesa aerea Skynex • Vigilanza privata, Cecconi (AISS): «Chi viola le regole tradisce un intero settore» • Mosca sotto attacco: l’eliminazione del generale Sarvarov e le ombre sui negoziati • 18 dicembre 1941: la Notte di Alessandria, un’impresa leggendaria • Il mortaio da 81mm americano cambia categoria? • KNDS e Leonardo: accordo per lo sviluppo congiunto di un nuovo programma • Accademia Aeronautica: consegnati i gradi di sottotenente agli aspiranti del Corso Drago VI • Avvicendamento al comando della brigata paracadutisti “Folgore” •
Mondo militare

Racconti di un sottufficiale: dalla Battaglia di Natale a un parco nel sud Italia

Gianluca Celentano · · 5 min di lettura

Lo avevate già incontrato nel mio articolo “ITALCON: nel cuore del conflitto, la semplicità e il coraggio degli italiani”: lui è Pasquale Rapio, oggi luogotenente in congedo, ma all’epoca sergente maggiore. Un trasmettitore militare con una personalità fuori dagli schemi, poliedrica e – forse – un po’ inquieta.

All’epoca, i sottufficiali incutevano timore, soprattutto i sergenti. Salendo di grado si addolcivano un po’, ma il “cazziatone” era sempre dietro l’angolo. Bastava uno sguardo per capire chi avevi di fronte: “Questo è buono, ma se s’incazza…” oppure “Con questo, la giornata non passa più”.

Pasquale era diverso: pragmatico, brillante, gentile. Originario di Bitonto, trasferito al nord per inseguire la sua vocazione. Mi colpì per l’intelligenza operativa e la calma in situazioni complesse.

Racconta Rapio: “Con tenacia e passione mi dedicai allo studio, arrivando terzo alla Scuola TLC di Chiavari. Da sergente, scelsi Milano per stare vicino a mia sorella, che oggi non c’è più. Lì, al 3° battaglione trasmissioni “Spluga”, mi sentii a casa. Le mie giornate cominciavano alle 6 e finivano alle 23. Spesso mi addormentavo in treno e mi svegliavo a Novara, ma trovavo sempre un passaggio per tornare a Magenta.”

(Beirut, 1983)“Roma… Roma da Beirut, passo… Avanti Beirut” – risposero. La voce tremava appena, ma il collegamento satellitare di emergenza con lo SME rispondeva forte e chiaro in meno di due secondi. Ci chiesero, cercando di mantenere la calma: “Nessuna novità?”

“Nessuna… buona giornata”, rispondemmo.

(24 dicembre, missione Italcon 2 – raggruppamento Condor) – Il clima a Beirut è teso: due mesi prima, un attentato suicida ha fatto strage di francesi e americani. L’Italia presidia postazioni sensibili.

Quel giorno, i francesi abbandonano senza preavviso la Torre, posizione strategica, affidandola di fatto agli italiani, già decimati dalle licenze natalizie. Le milizie sciite di Amal approfittano del vuoto e attaccano. È l’inizio dell’inferno.

Traccianti e colpi da 155 mm illuminano il cielo. Le granate colpiscono vicino all’ospedale da campo. Rapio decide di non rifugiarsi nel bunker e rimane nella sua tenda, protetta da un terrapieno. Ma una scheggia colpisce una sentinella, un colpo distrugge la tenda amministrativa, e una granata esplode a pochi metri dalla sua branda. Sale un panico che paralizzerebbe, tenta istintivamente di scavare nel terreno con le mani. Fugge poi al bunker, dove un RPG gli sfreccia vicino al volto.

Fuori e dentro la battaglia, Rapio rimane lucido. Forse – come lui stesso scrive – è stato solo fortunato. Ma ha saputo trasformare quella paura in esperienza.

Negli anni successivi, al 1° reggimento trasmissioni, Rapio si dedica alla formazione dei conducenti di automezzi. Intuisce che senza autisti, un reparto non si muove. Centralizza la gestione dei corsi, aumentando il numero di patentati. Non mancano le polemiche.

Quando nel 1997 parte per l’operazione “Alba” in Albania, la sua previsione si dimostra però essenziale: il reparto riesce a operare grazie alla disponibilità di personale addestrato. Rientrato, assume l’incarico di capo ufficio OAI, ricevendo un elogio ufficiale per il suo impegno.

Un giorno scopre una borsa di studio del ministero della Difesa per i militari in servizio. Non ci crede troppo, ma partecipa. Il suo comandante – a sua insaputa – il tenente colonnello Pietro Alamia, gli scrive una nota di presentazione. Seppur incredulo, vince. Riceve un premio da un milione di lire, davanti a ufficiali e al sindaco di Milano, Pillitteri.

La vittoria non è per il voto, ma per il percorso. Questo è ciò che gli dice la commissione quando – forse con un po’ di ingenuità – domanda se non ci sia stato un errore.

Partecipa poi al concorso per diventare “aiutante di battaglia”. Al primo tentativo non passa, ma al secondo arriva terzo. Una dimostrazione – ci tiene a sottolineare – che l’impegno conta più delle “conoscenze giuste”. Insomma, non è soggetto da raccomandazioni.

Dopo il matrimonio con Maddalena e il trasferimento a Bari, trova un ambiente freddo e tecnicamente arretrato rispetto a Milano, sede del 1° reggimento. Ma non si scoraggia: impara a usare Windows 95, crea software per la gestione delle patenti. Tuttavia, una commissione lo dichiara “non idoneo all’uso del PC”. Un paradosso che vive – “stranamente” – come mobbing.

Congedato nel 2013, Pasquale si reinventa. Denuncia lo sversamento di rifiuti in un presidio sanitario e per questo viene intervistato dal TG5 condotto da Andrea Pamparana, in un servizio di Rossella Grandolfo: (YouTube – Servizio TG5)

Con la tenacia militare che lo ha sempre contraddistinto – un po’ come un personaggio cordiale e ironico – contribuisce alla nascita di un parco urbano, promuove le comunità energetiche e partecipa attivamente alla vita politica del suo comune pugliese. Ogni giorno percorre 100 chilometri. Non per dovere, ma per non conoscere la noia.

Pasquale Rapio è stato un militare fuori dagli schemi, e lo è anche da civile: poco incline ai dogmi, attivo, capace di vedere oltre. Seppur non abbia sempre ricevuto il riconoscimento che meritava, ha sempre camminato a testa alta, con resilienza e concretezza.

Alla luce della sua storia, per quanto sintetica, viene da chiedersi: oggi l’Esercito è cambiato davvero?

Sostieni il Giornalismo Indipendente

Difesa Online è libero e accessibile a tutti grazie ai lettori come te. Ogni contributo ci aiuta a continuare il nostro lavoro di informazione e analisi.

Dona ora con PayPal

Pagamento sicuro e protetto

Testo:
Ti piace quello che leggi? Sostieni Difesa Online con una donazione