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Il capo di stato maggiore dell’Esercito in visita ai reggimenti addestrativi di Capua, Ascoli e Verona

Stato maggiore dell'Esercito italiano Stato Maggiore Esercito · · 2 min di lettura

Proseguendo il ciclo di visite presso i principali poli addestrativi dell’Esercito, il capo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Carmine Masiello, ha fatto tappa al 17° RAV “Acqui” di Capua, al 235° RAV “Piceno” di Ascoli Piceno e all’85° RAV “Verona” di Montorio Veronese (VR), per incontrare i giovani volontari in ferma iniziale (VFI) e il personale impegnato nella loro formazione.

Nel corso delle visite ai tre Istituti, il generale di corpo d’armata Masiello, accolto dai comandanti e dopo aver rivolto il proprio saluto alle Bandiere di Guerra, ha incontrato il personale in addestramento e seguito dei briefing illustrativi sulle attività formative in corso. In particolare, la visita alla caserma “Oreste Salomone” è stata occasione per rendere omaggio alla memoria della Medaglia d’oro al valore dell’Esercito caporal maggiore Gerardo Antonucci, già frequentatore del reggimento.

Il capo di stato maggiore dell’Esercito, rivolgendo il suo messaggio d’incoraggiamento a tutti i neo-arruolati, ha sottolineato: “La strada del soldato è fatta di sacrificio e dedizione. È una vita dura, bisogna abituarsi alla regola del ‘Noi’, che è la forza superiore che ci rende ciò che siamo, da anteporre sempre al ‘sé stessi’, come i doveri ai diritti. Se vissuto con i nostri valori, è il più bel lavoro del mondo. Vi darà soddisfazioni che non hanno prezzo. Davanti ai valori non ci sono gradi. Avete fatto una scelta che vi fa onore. Portatela sino in fondo, non risparmiatevi, miglioratevi, preparatevi e addestratevi, senza scorciatoie, e avrete sempre la grande famiglia dell’Esercito accanto a voi. Benvenuti! A nome della Forza Armata e mio personale, vi auguro una vita di felicità, qualunque sarà il vostro futuro”.

​Le visite hanno rappresentato un’occasione per rafforzare il legame tra i vertici della Forza Armata e i giovani che si affacciano alla vita militare, confermando la centralità della formazione basica nella costruzione dell’identità professionale dei volontari dell’Esercito.

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