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Zelensky obiettivo militare legittimo per la Russia

Avv. Marco Valerio Verni Avv. Marco Valerio Verni · · 3 min di lettura
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“Volodymir Zelensky, in quanto capo di un regime ostile, è un obiettivo militare legittimo per la Russia”: è questo ciò che, nelle scorse ore, avrebbe dichiarato Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, all’agenzia Tass.

Il momento non è casuale: proprio ieri, infatti, sarebbe scaduto il mandato presidenziale del leader ucraino, se non fosse che, chiaramente a causa della guerra, non sono state indette nuove elezioni.

Ma, anche nel caso di elezioni, nulla sarebbe cambiato per Mosca: sempre Medvedev avrebbe continuato – a proposito di Zelensky – affermando che “È già a capo di un regime politico ostile alla Russia, che ci fa la guerra, e i leader dei paesi che fanno la guerra vengono sempre considerati un legittimo obiettivo militare. Per noi è già un criminale di guerra e la perdita del suo status ufficiale non cambia nulla”.

In punto di diritto, in effetti, tale minaccia trova fondamento giuridico: premesso che, secondo la normativa che regola i conflitti armati, possono essere attaccati solo gli obiettivi militari, sono da considerarsi tali tanto le persone quanto le cose. Tra le prime, quelle che qui interessano, rientrano

  • i membri delle forze armate nemiche e le altre categorie di combattenti legittimi, riconosciuti tali dalle norme specifiche;
  • i c.d.combattenti non privilegiati (spie, sabotatori e mercenari), mentre prendono parte ad un’operazione;
  • i contractor non formalmente inquadrati nelle forze regolari nemiche.

Ed i capi di Stato?

La risposta è duplice: costoro potranno essere considerati – legittimamente – obiettivo militare quando essi siano anche comandanti delle proprie Forze Armate, come spesso accade; altrimenti, potrebbero essere fatti prigionieri di guerra, per la loro importanza politica, ma non uccisi. Stessa sorte, potrebbe spettare agli altri membri del governo.

Nel caso del presidente ucraino, dunque, essendo costui anche capo delle proprie forze armate, potrà certamente essere preso di mira dalla Federazione Russa, sempre che la sua eventuale uccisione avvenga, però, ad opera delle forze regolari di Putin e non, ad esempio, tramite spie o sabotatori.

Lo stesso discorso, naturalmente, potrebbe valere al contrario, così come, in caso di intervento della Nato, per tutti quei capi di Stato della coalizione che, come detto, dovessero essere anche comandanti in capo delle rispettive forze armate.

Concetti cinici quelli espressi: ma, purtroppo, è la guerra!

Il diritto non può fare altro che cercare, nei limiti del possibile, di regolamentarla evitando – o “tentando di evitare” – che, già nella sofferenza della stessa, si possa ulteriormente degenerare, senza alcun freno. Facendo affidamento, sempre e da ultimo, alla coscienza dei decisori, politici e militari.

Foto: archivi presidenza del consiglio dei ministri / Quirinale

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