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Ventisei anni fa le prime donne varcarono il portone dell’Accademia Militare

Maria Grazia Labellarte · · 4 min di lettura

Era ottobre del 2000 quando 41 allieve iniziarono il 182° corso “Onore” a Modena. Da allora le donne in uniforme sono diventate oltre 25mila: la storia di una svolta arrivata tardi, ma arrivata per restare.

Diciamolo subito, il 16 ottobre 2000 non fu un giorno come gli altri per la storia secolare dell’Accademia Militare di Modena. Per la prima volta, nel cortile d’onore del Palazzo Ducale, sede della formazione militare dalla seconda metà dell’Ottocento, entravano 41 giovani allieve del 182° corso “Onore”. Un’immagine che oggi ci sembra normale, ma che solo ventisei anni fa era una rivoluzione.

Un cammino lungo decenni

La strada non fu breve. Del servizio femminile nelle Forze Armate italiane si parlava già nel 1963, anno in cui una legge aprì alle donne l’accesso alla maggior parte degli impieghi pubblici, ma non alla carriera militare.

Nel 1992 l’Esercito realizzò il primo esperimento. Ventinove ragazze vissero 36 ore nella caserma dei Lancieri di Montebello, a Roma, svolgendo normali attività di addestramento. Un assaggio, poco più di un weekend.

La svolta arrivò con la legge 380 del 20 ottobre 1999, che aprì finalmente la carriera militare alle donne. L’anno successivo furono pubblicati i primi bandi di concorso per le Accademie dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica. L’Italia era arrivata tra gli ultimi Paesi a compiere questo passo, ma lo fece gradualmente. Inizialmente, le ammissioni femminili nelle Accademie erano limitate al 20%. Uomini e donne seguirono gli stessi percorsi formativi, pur con parametri differenziati per alcune prove fisiche.

La risposta: più domande delle donne che degli uomini

Chi pensava che le candidate sarebbero state poche rimase smentito. Secondo i dati del Ministero della Difesa, l’Accademia di Modena ricevette 22.692 domande, il 54,91% delle quali presentate da donne, per 295 posti disponibili. All’Accademia Navale di Livorno le domande furono 7.444, con il 57,04% di candidate per 155 posti. Una partecipazione che superò, per numeri, quella di analoghe istituzioni europee.

In altre parole… il Paese aveva aspettato e le donne erano pronte da tempo.

Dai plotoni ai battaglioni

Chi entrò in Accademia nell’autunno del 2000 ha oggi oltre venticinque anni di servizio alle spalle. Quelle allieve sono diventate ufficiali, hanno comandato plotoni e compagnie, hanno partecipato alle missioni internazionali. Nel 2022, a ventidue anni dall’apertura delle carriere, le prime ufficiali dell’Esercito hanno cominciato ad assumere il comando di battaglioni. La progressione è proseguita: nel 2026 Monica Segat, entrata in Accademia nel 2000 e prima donna a comandare un battaglione degli alpini, ha raggiunto il grado di colonnello ed è stata nominata prima assistente militare donna per l’Esercito presso il Quirinale.

I numeri raccontano il resto. Come ricordato dal sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti il 5 marzo scorso, nelle Forze Armate e nell’Arma dei Carabinieri prestano servizio oltre 25mila donne, circa il 9% del personale militare, con un trend di crescita. Sono ormai presenti ufficiali donne anche nei gradi superiori. Siamo lontani dalle poche decine di allieve del 2000, ma la strada verso la piena parità nei vertici è ancora in corso: le prime ufficiali formate in Accademia stanno ora maturando i tempi per i gradi più elevati.

Donne, pace e sicurezza

Il calendario ha voluto una coincidenza: pochi giorni dopo l’ingresso delle prime allieve a Modena, il 31 ottobre 2000, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approvava all’unanimità la risoluzione 1325 “Donne, Pace e Sicurezza”, la prima a riconoscere il contributo delle donne nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti. Due eventi distinti, ma legati dallo stesso principio: la sicurezza di un Paese e del mondo non si costruisce senza metà della popolazione.

Nelle missioni internazionali le donne in uniforme offrono anche una capacità operativa specifica: possono dialogare con le comunità femminili locali, rilevarne i bisogni di sicurezza, costruire quella fiducia che spesso fa la differenza sul terreno.

Il messaggio di una giornata

Quelle 41 allieve del 182° corso non erano solo le prime, erano la dimostrazione che il merito non ha genere. Oggi, quando una ragazza varca il portone dell’Accademia, lo fa su una strada che altre hanno aperto con coraggio e con la serenità di chi è convinta di meritare il proprio posto.

Ricordarlo è il modo migliore per far sì che il cammino continui.

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