Gentile direttore, le scrivo da lettore milanese e da cittadino che ha sempre guardato all’Arma con rispetto. In questi giorni su Facebook gira un reel di una quarantina di secondi, girato domenica 18 ottobre in via Orefici, nel pieno dei disordini. Un signore in giubbino blu, jeans e scarpe da ginnastica si pianta davanti a un gruppo di manifestanti, li invita ad andarsene a casa e, quando una ragazza lo manda a quel paese, le risponde con un insulto da curva. Fin qui, Milano in una serata storta.

Poi si leggono i commenti. Sotto i vari reel, sempre più persone fanno lo stesso nome: quel signore sarebbe il generale di brigata Rodolfo Santovito, comandante provinciale dei carabinieri di Milano. Ieri sera il Tg1 delle 20 ha mandato in onda le immagini del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con il sindaco Sala che si intravede al tavolo. Seduto lì accanto c’è un ufficiale dell’Arma in uniforme, alamari e greca in bella vista. Le allego il fotogramma.

Il volto lo giudichi lei, insieme ai suoi lettori: a me pare lo stesso uomo, stavolta vestito da generale. Le confesso un certo smarrimento, perché i casi possibili sono due e nessuno dei due consola.
- Se era in servizio, abbiamo il comandante provinciale che, nella serata più calda dell’anno, lascia la sala operativa, dove arrivano le immagini di tutta la città e si decide chi mandare dove, per fare ordine pubblico in borghese, senza radio, senza scorta, a mani nude e a voce alta. Nel frattempo in piazza del Duomo una gazzella senza grate e senza copertura veniva ridotta a un rottame, e la foto dell’auto dell’Arma sfasciata sotto la cattedrale ha fatto il giro dei siti. Viene da chiedersi chi l’abbia mandata lì, mentre il generale era impegnato nel dibattito con una ventenne.
- Se era fuori servizio, la faccenda resta grave. Un ufficiale di quel grado, con quel volto noto, va da solo in mezzo a una piazza in tensione, lontano dai suoi uomini, e provoca chi ha davanti. Chiunque abbia fatto un giorno di ordine pubblico sa che un gesto del genere può bastare a farsi piovere addosso di tutto, e a trascinare nel guaio i colleghi costretti a tirarlo fuori. Provi a immaginare il comandante della compagnia competente su San Siro che, in licenza, si siede in tribuna in jeans durante il derby e si mette a litigare con la curva, insulti compresi. Lo prenderemmo per una scena da commedia all’italiana. A Milano, domenica, la commedia l’abbiamo vista dal vivo, con un generale al posto del capitano e una piazza in fiamme al posto della partita.
Resta una terza ipotesi, che mi vergogno quasi a scrivere. Chi ha un minimo di esperienza di piazza in mezzo alla folla non si comporta così. Un generale che perde le staffe in 40 secondi davanti a una telecamera pronta a riprendere tutto lascia due spiegazioni: o i nervi gli hanno ceduto del tutto, o qualcuno ha costruito la scena. Mi piacerebbe che fosse la seconda, solo perché almeno avrebbe una logica.

Sabato 24 la manifestazione si replica, con piazze annunciate più affollate e meno educate di quella ragazza. Il ministro Crosetto ha disposto l’invio di 500 paracadutisti della Folgore e lamenta che non gli si concedano taser, spray al peperoncino e manette. Lo capisco, ma la domanda viene prima delle dotazioni: chi coordina? Mettere i ragazzi col basco amaranto, addestrati per ben altri teatri, in una piazza diretta da un comandante che con un insulto si è giocato l’autocontrollo in un tempo inferiore a una pubblicità è una scommessa che nessuno dovrebbe fare sulla pelle dei militari e dei manifestanti. Se sabato qualcuno finisce in ospedale, con quale credibilità l’Arma potrà difendere i propri uomini?
Le chiedo quindi, direttore, di girare la domanda a chi di dovere. Il comando generale dell’Arma ha qualcosa da dire? Il generale Santovito era in servizio domenica sera? Sarà lui a guidare il dispositivo dei carabinieri sabato? E il ministro Crosetto, che ai militari tiene davvero, ritiene adeguato affidarne l’impiego a questa catena di comando?
L’Arma ha costruito la sua reputazione in due secoli di compostezza. Sarebbe un peccato vederla consumata in un reel.
Con stima,
Giovanni B.
Gentile Giovanni, la ringrazio per la lettera e per le osservazioni.
Dalle immagini, in effetti, sembrerebbe trattarsi della stessa persona. Mi permetta però di spezzare una lancia in favore del generale, qualora confermata l’identita. Da anni si invoca un’Arma più vicina ai cittadini e, quando un comandante decide di accorciare le distanze fino al confronto verbale diretto, non possiamo certo rimproverargli un eccesso di prossimità.
Quanto al linguaggio, forse si tratta semplicemente di un innovativo tentativo di comunicare con i manifestanti utilizzando il loro stesso registro. Naturalmente, prima di esprimere giudizi, occorre verificare che il protagonista del video sia effettivamente il generale Santovito. Per questo interpelleremo il comando generale dell’Arma dei carabinieri, al quale offriremo volentieri la possibilità di chiarire l’accaduto e fornire una replica.
Sarebbe ingiusto negare al generale il diritto di spiegare una “tecnica di gestione della piazza” che, qualora fosse confermata, appare quantomeno originale.
Quanto all’impiego di soldati in ambito civile con funzioni di ordine pubblico, se è davvero un nostro lettore, saprà bene con quanta fermezza denunciamo da sempre l’incompetenza di chi confonde la Difesa nazionale con la sicurezza interna. Impiegare paracadutisti addestrati al combattimento per supplire alle carenze nella gestione dell’ordine pubblico non è una dimostrazione di forza ma dell’ennesimo fallimento politico e organizzativo. Le cui conseguenze, come sempre, rischiano di pagarle uomini in uniforme…
Andrea Cucco

