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Opinione

Antonio Perrotta non è morto in una rissa. È morto sul lavoro.

AISS denuncia chi presidia la sicurezza degli altri va protetto dall'ordinamento, il governo intervenga.

Claudio Verzola Claudio Verzola · · 4 min di lettura

“La morte di Antonio Perrotta impone una risposta normativa. Serve la qualifica di incaricato di pubblico servizio per gli addetti ai servizi di controllo e la dotazione di bodycam”

Roma, 10 agosto 2026

L’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria esprime il proprio cordoglio alla famiglia di Antonio Perrotta, 34 anni, addetto ai servizi di controllo deceduto questa mattina all’ospedale di Cosenza dopo il violento pestaggio subito nella notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto in un locale di Sangineto, sulla costa tirrenica cosentina.

AISS esprime piena fiducia nel lavoro della Squadra Mobile di Cosenza, dei Carabinieri della Compagnia di Paola e della Procura della Repubblica di Paola, e si astiene da ogni valutazione sulla dinamica, che spetta esclusivamente all’autorità giudiziaria. Ma un dato non attende l’esito delle indagini: un lavoratore è stato aggredito mentre svolgeva una funzione di sicurezza, ed è morto.

Non è un incidente. È un rischio strutturale del settore.

L’addetto ai servizi di controllo è la prima e spesso l’unica interfaccia tra il gestore di un locale e il pubblico. Interviene sui conflitti, gestisce i flussi, applica i limiti di capienza, allontana chi non è ammesso. Svolge, di fatto, una funzione di interesse collettivo che il legislatore ha riconosciuto istituendo, con l’articolo 3, commi 7-13, della legge 15 luglio 2009 n. 94 e con il decreto ministeriale 6 agosto 2009, un elenco prefettizio con requisiti soggettivi, formazione obbligatoria e controlli.

A questo riconoscimento funzionale non corrisponde però alcuna tutela rafforzata. Chi aggredisce un addetto ai servizi di controllo nell’esercizio delle sue funzioni risponde come se avesse aggredito un passante qualsiasi, e l’attività professionale dell’operatore viene messa a rischio perche ad un ASC basta una semplice denuncia per perdere l’autorizzazione della Prefettura.

Le due richieste di AISS

  1. Riconoscimento della qualifica di incaricato di pubblico servizio.
    Chiediamo al Parlamento e al Ministero dell’Interno un intervento normativo che attribuisca all’addetto ai servizi di controllo iscritto all’elenco prefettizio la qualifica di incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle funzioni di cui al DM 6 agosto 2009, con conseguente applicabilità degli articoli 336 e 337 del codice penale e dell’aggravante prevista dall’articolo 61 n. 10.

Non è una richiesta eccentrica: è la stessa qualifica già riconosciuta alle guardie particolari giurate ai sensi del TULPS e agli Steward calcistici, ed è la stessa logica che ha condotto il legislatore a rafforzare la tutela penale del personale sanitario aggredito nell’esercizio delle proprie funzioni. Chi presidia la sicurezza di migliaia di persone in un luogo di pubblico spettacolo merita almeno la stessa protezione.

  1. Dotazione di videocamere indossabili (bodycam).
    Chiediamo l’introduzione di una base normativa primaria che consenta la dotazione di bodycam al personale addetto ai servizi di controllo, con attivazione non permanente e limitata alle fasi di intervento.

Le bodycam producono un doppio effetto documentato: riducono l’escalation aggressiva e forniscono all’autorità giudiziaria prova oggettiva della dinamica, tutelando allo stesso tempo il pubblico da eventuali eccessi dell’operatore. AISS ne chiede l’adozione entro un perimetro rigoroso: norma abilitante espressa, valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’articolo 35 del GDPR, tempi di conservazione minimi e predeterminati, accesso limitato all’autorità giudiziaria e alle forze di polizia, informativa e segnaletica adeguate, divieto assoluto di funzioni di riconoscimento biometrico in coerenza con il Regolamento UE 2024/1689. Sicurezza e tutela dei diritti non sono alternative: sono la stessa cosa, se il quadro giuridico è scritto bene.

Le due misure non sostituiscono il lavoro di fondo che AISS conduce da anni: contrasto all’abusivismo nel settore dei servizi di controllo, applicazione effettiva del CCNL di categoria, adeguato rapporto numerico tra addetti e capienza, formazione qualificata e norme tecniche di riferimento. Le completano.

“Ogni volta che un addetto muore o resta ferito gravemente, si ripete lo stesso rituale di cordoglio e poi non accade nulla,” dichiara Franco Cecconi, Presidente dell’associazione. “Chiediamo due cose concrete, tecnicamente scrivibili e a costo pressoché nullo per lo Stato. Antonio Perrotta stava lavorando. Chi lavora per la sicurezza degli altri ha diritto a essere protetto dall’ordinamento, non solo compianto.”

AISS si rende disponibile al confronto con il Ministero dell’Interno, con le competenti Commissioni parlamentari e con le organizzazioni datoriali e sindacali del settore per la definizione tecnica di entrambe le proposte.

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