Breaking
Il mondo al contrario, ovvero come si nega l’evidenza Yemen: minaccia reale? “Non siamo in guerra con gli Houthi”. Stiamo solo difendendo chi li bombarda Stanislav Petrov: la notte in cui il mondo non finì Hormuz, Teheran rivendica due missili contro unità navale USA: nessuna conferma da Washington Il prezzo della pace: oggi il Donbass, domani le Hawaii? L’Italia riceve da Rheinmetall il primo sistema di difesa aerea Skynex Vigilanza privata, Cecconi (AISS): «Chi viola le regole tradisce un intero settore» Mosca sotto attacco: l’eliminazione del generale Sarvarov e le ombre sui negoziati 18 dicembre 1941: la Notte di Alessandria, un’impresa leggendaria Il mortaio da 81mm americano cambia categoria? KNDS e Leonardo: accordo per lo sviluppo congiunto di un nuovo programma Accademia Aeronautica: consegnati i gradi di sottotenente agli aspiranti del Corso Drago VI Avvicendamento al comando della brigata paracadutisti “Folgore” Il mondo al contrario, ovvero come si nega l’evidenza Yemen: minaccia reale? “Non siamo in guerra con gli Houthi”. Stiamo solo difendendo chi li bombarda Stanislav Petrov: la notte in cui il mondo non finì Hormuz, Teheran rivendica due missili contro unità navale USA: nessuna conferma da Washington Il prezzo della pace: oggi il Donbass, domani le Hawaii? L’Italia riceve da Rheinmetall il primo sistema di difesa aerea Skynex Vigilanza privata, Cecconi (AISS): «Chi viola le regole tradisce un intero settore» Mosca sotto attacco: l’eliminazione del generale Sarvarov e le ombre sui negoziati 18 dicembre 1941: la Notte di Alessandria, un’impresa leggendaria Il mortaio da 81mm americano cambia categoria? KNDS e Leonardo: accordo per lo sviluppo congiunto di un nuovo programma Accademia Aeronautica: consegnati i gradi di sottotenente agli aspiranti del Corso Drago VI Avvicendamento al comando della brigata paracadutisti “Folgore”
Mezzi

Sandro Munari, il Drago dei rally: l’uomo che trasformò la Stratos in leggenda

Gianluca Celentano · · 4 min di lettura

Era il 1997, non avevo molti soldi e poche possibilità, ma una passione sfrenata per i motori e per la guida. In tasca, però, avevo già le mie patenti professionali e facevo già l’autista. Ma non mi bastava, volevo “specializzarmi” di più e così mi iscrissi a un’opportunità di Mercedes-Benz, reclamizzata dal Corriere credo: “Pilota per un giorno”. Mi selezionarono e scesi in pista.

A fianco a me, su una Kompressor, credo una 200, c’era lui, il Drago, Sandro Munari, oppure meglio dire Sandro Munari detto il Drago. È così che lo soprannominavano nell’ambito delle corse. Sabato è partito per il suo viaggio lasciando una sfilza di vittorie e alto il nome della Lancia. A tavola, prima della seconda parte del corso, si sedette accanto a me per un pranzo leggero. Io imbarazzato, lui naturalmente semplice, spontaneo e alla mano. Trovai il coraggio di fargli una domanda che mi girava in testa da tempo: «Sandro, cosa pensi di quella cultura motoristica dove tanti sono convinti di avere talento al volante e poi magari li vedi frenare abbassando la frizione?»

Sandro Munari mi guardò con quel mezzo sorriso di chi ne ha viste tante, non solo sulle speciali. Fece una breve pausa, poi rispose con la lucidità dei grandi: «Purtroppo c’è gente che farebbe meglio a fare il pasticcere». Pensate che quella frase me la ripeto dentro di me ogni volta che vedo o sendo assurdutà legate ai mezzi o alla guida di veicoli. E, grazie a lui, molti dei miei articoli raccontano esperienze tecniche che ha trasmesso a noi giovanissimi, come il tacco e punta, utile nelle doppiette o per “assettare” l’auto senza farla scappare nelle curve veloci. Si guida con le masse e con l’acceleratore, poi con il volante.

Sulla Fulvia Coupé aveva escogitato una tecnica raffinata, ovvero sfiorava il freno con il piede sinistro (per far scivolare un pò il retrotreno) mentre con il destro teneva l’acceleratore in trazione. In questo modo caricava l’avantreno dando più aderenza e limitava la naturale tendenza al sottosterzo della vettura a trazione anteriore. Con quella sensibilità era sempre un passo avanti a tutti.

Quella del pasticcere non era una battuta sprezzante, era una lezione, perché nel suo mondo il talento non era presunzione, ma studio, rispetto della meccanica, sensibilità, ma anche consapevolezza dei propri limiti.

Il Drago è scomparso il 28 febbraio all’età di 85 anni, dopo una malattia, lasciando un vuoto enorme nello sport motoristico. Nato a Cavarzere (Venezia) il 27 marzo 1940, Munari ha trasformato il rally in arte, diventando il simbolo di un’epoca in cui coraggio, abilità e cuore si fondevano insieme.

Talento e coraggio

Munari iniziò la sua carriera agonistica negli anni Sessanta, passando dalle corse in kart (i grandi iniziano così) e come navigatore, fino a diventare pilota nelle più leggendarie dispute internazionali. Legato da sempre al marchio Lancia, in particolare alla Fulvia HF e alla mitica Stratos HF, con cui ha scritto la storia dei rally.

Con la Stratos, Munari ha dimostrato un’intesa perfetta tra uomo e macchina, conquistando quattro vittorie al Rally di Montecarlo, tra cui memorabili trionfi negli anni 1975, 1976 e 1977.

Le Lancia – e chi ha avuto tra le mani una Thema o una Delta lo sa bene – erano automobili fuori dai canoni per prestazioni e tenuta di strada; le 4×4 permanenti quadruplicavano questa sensazione, che poi era una realtà. Erano macchine che non ti chiedevano solo di guidarle, ma di capirle.

Durante la sua carriera ha vinto il Campionato Italiano Rally (1967 e 1969) e si è imposto nel Campionato Europeo Rally nel 1973. Poi arrivò la Coppa FIA Piloti nel 1977, considerata l’antesignana del titolo mondiale rally, collezionando sette vittorie nel Campionato del Mondo Rally distribuite tra Sanremo, Montecarlo e altri appuntamenti internazionali. Sandro Munari ha saputo evidenziarsi anche in altre competizioni, come la Targa Florio del 1972, vinta insieme a un altro enorme nome dell’automobilismo, Arturo Merzario, questa volta a bordo di una Ferrari 312 PB.

L’eredità di un mito

Per gli appassionati di motori di tutto il mondo, Munari non è stato solo un campione, ma un punto di riferimento autentico che osava sempre di più ma con intelligenza. Sandro Munari resterà nei cuori di chi lo ha ammirato e, grazie ai suoi insegnamenti, anch’io ho portato a casa qualcosa di prezioso che non dimenticherò.

Addio, Drago, ciao, Maestro.
Le strade del cielo ora sono tue… magari a fianco di un’altra icona, Andrea de Adamich.

Sostieni il Giornalismo Indipendente

Difesa Online è libero e accessibile a tutti grazie ai lettori come te. Ogni contributo ci aiuta a continuare il nostro lavoro di informazione e analisi.

Dona ora con PayPal

Pagamento sicuro e protetto

Testo:
Ti piace quello che leggi? Sostieni Difesa Online con una donazione