Caro direttore, nel corso della mia ormai quarantennale carriera militare spesso mi sono trovato a lavorare fianco a fianco con militari di altre Nazioni, NATO e non, in contesti operativi ad alta e bassa intensità. Si faceva parte di una coalizione, oppure si era membri dell’Alleanza, ovvero si collaborava al raggiungimento di un obiettivo comune.
Tutto oro quello che luccicava? Non direi proprio… al massimo “ottone ben lucidato”.
Dall’Afghanistan all’Iraq, dal Kosovo all’Albania, dalla Libia al Libano, al di là di tante belle parole, strette di mano, foto ufficiali sorridenti e talvolta, bisogna ammetterlo, l’istaurarsi di una bella amicizia con il commilitone straniero, rimaneva sempre sullo sfondo una visione nazionale dell’operazione ben differente.
Ogni Nazione aveva i suoi caveat, politici primi e militari dopo, ogni Nazione perseguiva un obiettivo leggermente diverso da quello ufficiale, e, diciamolo pure, ognuno di noi guardava con orgoglio alla sua bandiera e non a quella NATO, UE, ONU ecc.
Dal punto di visto psicologico quale affinità posso avere io, militare professionista, cresciuto nel culto dei nostri eroi del passato, con il collega austriaco, i cui antenati nella Strafexpedition del 1916 hanno massacrato a colpi di mazza il mio bisnonno?
Ovviamente questo contrasta con la realtà del 2012 che mi ha visto allacciare eccellenti rapporti di collaborazione e financo di amicizia con i colleghi austriaci in Kosovo, al cui comandante però non era permesso partecipare alle riunioni NATO…. Quindi quando politici e commentatori di ogni sorta si stracciano le vesti parlando della necessità di un esercito europeo stanno parlando di qualcosa che semplicemente non può esistere.
Un esercito non è solo un insieme di unità nazionali coordinate da uno stato maggiore internazionale ed interforze, che parla una lingua accettata e non propria; quella è un’alleanza, una coalizione, non un esercito.
Quanti di noi ogni mattina, all’alzabandiera e all’inno di Mameli, non provano un sottile brivido sentendo quella musica e guardando il tricolore? Possiamo dire lo stesso del sentimento dell’alzabandiera europeo, il drappo azzurro con 12 stelle in circolo e l’Inno alla Gioia di Schiller? Quale delle 27 lingue europee gestirà questo ipotetico esercito? L’inglese NATO, il francese e perché no il tedesco? Quale sarà il MBT di riferimento? Il Leopard tedesco? Il Leclerc francese? E il velivolo di V generazione? E la fregata europea? Quale intelligence? Quale Cyber defence?
Ecco perché ben vengano alleanze, accordi, STANAG europei su armi e procedure, creazioni di stati maggiori internazionali, corpi congiunti, unità miste, chiamatele come volete, ma esercito comune proprio no; manca l’amalgama che solo una unità nazionale, costruita su secoli di sofferenze ed esperienze comuni, lingua e tradizioni comuni, può dare.
Quindi finiamola di costruire chimere irrealizzabili e concentriamoci sul ciò che è reale e che necessità di una coesione efficace per costruire una difesa comune efficiente.
Foto: NATO
