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Storia

Il “Privilegio del Bianco”: quando il protocollo racconta la storia

Per la serie “Pillole di cerimoniale”, il privilegio del bianco racconta il rapporto tra protocollo pontificio, monarchie cattoliche e diplomazia

Eleonora Spalvieri · · 4 min di lettura

Le recenti immagini arrivate da Madrid, prima tappa del viaggio apostolico di papa Leone XIV in Spagna, hanno catturato l’attenzione dei media internazionali. Al di là del profondo significato pastorale e istituzionale della visita, l’attenzione degli studiosi di diplomazia e protocollo si è soffermata su un dettaglio di grande valore simbolico: la regina Letizia di Spagna ha accolto il pontefice indossando un impeccabile abito bianco.

Nessun errore, nessuna eccezione dell’ultimo minuto. Quello scatto costituisce la testimonianza di una delle più note e affascinanti consuetudini del protocollo pontificio: il cosiddetto “Privilegio del Bianco” (privilège du blanc).

Secondo una consolidata tradizione della casa pontificia, soltanto un numero estremamente limitato di sovrane cattoliche e consorti di sovrani cattolici può presentarsi al cospetto del Pontefice indossando il bianco. Per tutte le altre ospiti, la tradizione protocollare ha storicamente previsto un abbigliamento sobrio e formale, generalmente di colore scuro.

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Ma perché la regina Letizia può avvalersi di questa particolare prerogativa?

Un privilegio riservato a poche sovrane

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è sufficiente appartenere a una casa reale per beneficiare del Privilegio del Bianco. Tale facoltà è tradizionalmente riconosciuta a determinate sovrane cattoliche o consorti di sovrani cattolici appartenenti a dinastie legate alla Santa Sede da un rapporto storico particolarmente significativo.

Tra le pochissime figure che attualmente godono di questo privilegio figurano: sua maestà la regina Letizia di Spagna; sua maestà la regina Sofia, regina emerita di Spagna; sua maestà la regina Mathilde del Belgio; sua maestà la regina Paola, regina emerita dei Belgi; sua altezza serenissima la principessa Charlène di Monaco; sua altezza reale la Granduchessa Maria Teresa di Lussemburgo.

Le sovrane appartenenti a monarchie non cattoliche, come quelle del Regno Unito, della Svezia, della Danimarca o della Norvegia, seguono invece le ordinarie consuetudini previste negli incontri ufficiali con il pontefice.

Le origini storiche di una consuetudine

Le origini del Privilegio del Bianco vengono generalmente ricondotte agli speciali legami maturati nel corso dei secoli tra la Santa Sede e alcune monarchie cattoliche europee.

In particolare, la Monarchia spagnola occupa un posto di assoluto rilievo nella storia delle relazioni con il Papato. Il privilegio è stato progressivamente percepito come espressione simbolica di tale legame e della particolare vicinanza che alcune dinastie cattoliche hanno storicamente mantenuto nei confronti della Chiesa.

Pur in un contesto internazionale profondamente mutato, il protocollo conserva ancora oggi questa memoria storica, trasformandola in un segno visibile di continuità istituzionale e culturale.

Una facoltà, non un obbligo

Un aspetto spesso trascurato riguarda la natura stessa del privilegio: esso costituisce una facoltà e non un obbligo.

Le sovrane che ne godono possono scegliere se esercitarlo oppure adottare un abbigliamento più tradizionale, soprattutto in occasioni caratterizzate da particolare solennità o raccoglimento. Non sono mancati casi in cui la stessa regina Letizia abbia optato per il nero in circostanze di particolare rilievo istituzionale o commemorativo.

La scelta del bianco, pertanto, trascende la dimensione meramente estetica e può assumere un significato simbolico e comunicativo di particolare rilevanza.

Allo stesso modo, l’inosservanza delle consuetudini protocollari tradizionalmente associate agli incontri con il pontefice può essere percepita dagli osservatori più attenti come una mancanza di sensibilità istituzionale, pur tenendo conto della progressiva evoluzione delle regole di etichetta negli ultimi decenni.

Perché il cerimoniale conta ancora

In un’epoca caratterizzata da comunicazioni sempre più rapide e da una crescente semplificazione delle forme istituzionali, il cerimoniale continua a svolgere una funzione fondamentale: rendere visibili la storia, le relazioni e l’identità delle istituzioni.

Per la diplomazia e per le relazioni internazionali, comprendere questi codici non costituisce un mero esercizio di stile, bensì uno strumento utile per interpretare tradizioni, continuità storiche e linguaggi simbolici che ancora oggi accompagnano l’azione degli Stati e delle grandi istituzioni.

Quel bianco accanto al bianco del pontefice non è soltanto una scelta di eleganza: è il riflesso di una tradizione secolare che continua a raccontare, attraverso il linguaggio silenzioso del protocollo, una pagina significativa della storia europea.

*L’autrice: Eleonora Spalvieri è laureata in Lingue e Letterature Moderne e ha conseguito il Master universitario di I livello in HR Specialist – Professionisti per le Risorse Umane. Ha perfezionato la propria formazione nel campo del cerimoniale e delle relazioni istituzionali frequentando, tra gli altri, il Corso per Esperto in Cerimoniale e Protocollo Nazionale e Internazionale presso la SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale. Parla fluentemente inglese, francese e spagnolo ed è inoltre competente nella Lingua dei Segni Italiana (LIS). Si interessa di protocollo, diplomazia, relazioni istituzionali e comunicazione interculturale.

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