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Punti di vista

Il linguaggio silenzioso delle cravatte: tra cerimoniale, comunicazione politica e psicologia dei colori

Eleonora Spalvieri · · 6 min di lettura

Nel cerimoniale internazionale non esiste alcuna norma che imponga il colore della cravatta da indossare in una determinata occasione. Eppure, nella comunicazione politica, questo accessorio continua a essere osservato, interpretato e talvolta utilizzato come parte del messaggio che un leader desidera trasmettere. Quanto c’è di vero?

Chi segue con attenzione la politica internazionale avrà notato come Donald Trump compaia molto spesso in pubblico con una cravatta rossa, generalmente di una tonalità intensa e divenuta ormai uno degli elementi più riconoscibili della sua immagine. Altre volte, invece, sceglie il blu, mentre più raramente ricorre al bordeaux, all’oro o ad altre tonalità.

Lo stesso vale per numerosi capi di Stato e di governo: la scelta del colore della cravatta suscita spesso commenti e interpretazioni, soprattutto in occasione di vertici internazionali, incontri diplomatici o conferenze stampa particolarmente delicate.

Ma esiste davvero un “linguaggio delle cravatte”?

La risposta è sì, ma con importanti precisazioni.

Il cerimoniale non impone il colore

Dal punto di vista del cerimoniale e del protocollo diplomatico, il colore della cravatta non è disciplinato.

Le norme protocollari stabiliscono il grado di formalità dell’abbigliamento richiesto – abito scuro, smoking, frac, uniforme, decorazioni – ma non prescrivono se una cravatta debba essere rossa, blu o di qualsiasi altro colore.

La scelta rientra nella sfera della comunicazione personale e istituzionale e, nella maggior parte dei casi, è affidata al diretto interessato o al suo staff.

È quindi un errore ritenere che esista un codice protocollare secondo cui una determinata tonalità abbia un preciso significato ufficiale.

Comunicazione politica e psicologia dei colori

Diverso è il discorso della comunicazione politica.

Da decenni consulenti d’immagine, esperti di comunicazione e studiosi della psicologia dei colori osservano come alcune tonalità siano comunemente associate, nella percezione collettiva, a determinati valori.

Si tratta però di associazioni culturali, non di regole scientifiche assolute.

Il significato attribuito ai colori varia infatti da Paese a Paese, da cultura a cultura e perfino nel corso del tempo.

Il rosso: energia e leadership

Nella cultura occidentale il rosso viene frequentemente associato a energia, determinazione, dinamismo, passione e capacità di attirare l’attenzione.

Per questo motivo è spesso scelto da chi desidera proiettare un’immagine forte e decisa.

Nel caso di Donald Trump, la cravatta rossa è divenuta negli anni una vera e propria firma stilistica, perfettamente coerente con una comunicazione caratterizzata da assertività, sicurezza e ricerca di una forte riconoscibilità visiva.

Negli Stati Uniti il rosso richiama inoltre il Partito Repubblicano, anche se questa associazione è relativamente recente e non deve essere interpretata come una regola assoluta: numerosi presidenti democratici hanno indossato cravatte rosse, così come presidenti repubblicani hanno frequentemente scelto il blu.

Il blu: affidabilità e istituzionalità

Il blu è probabilmente il colore più diffuso nell’abbigliamento istituzionale. Nell’immaginario collettivo viene spesso associato a stabilità, equilibrio, affidabilità e autocontrollo.

Per questa ragione molti leader lo scelgono durante incontri diplomatici, vertici internazionali o comunicazioni particolarmente istituzionali.

Anche Donald Trump ricorre frequentemente a questa tonalità, soprattutto quando intende presentare un’immagine maggiormente presidenziale e meno combattiva.

Naturalmente ciò non significa che una cravatta blu indichi necessariamente una volontà di dialogo o di compromesso: il colore rappresenta soltanto uno degli elementi della comunicazione visiva.

Bordeaux, verde, grigio e altri colori

Anche altre tonalità possono contribuire alla costruzione dell’immagine pubblica di un leader.

Il bordeaux richiama spesso eleganza e autorevolezza.

Il verde può evocare, a seconda dei contesti culturali, speranza, sostenibilità oppure assumere significati nazionali o religiosi.

Il grigio e l’argento sono generalmente percepiti come colori sobri e discreti.

L’oro richiama prestigio e successo, mentre il nero rimane prevalentemente associato alle cerimonie funebri o alle commemorazioni ufficiali.

Anche in questi casi, tuttavia, si tratta di interpretazioni largamente condivise sul piano culturale, non di codici universalmente riconosciuti.

Quando il colore diventa diplomazia

In alcune circostanze la scelta della cravatta può assumere un valore simbolico.

Può accadere che uno staff di comunicazione suggerisca tonalità che richiamino i colori della bandiera del Paese ospitante oppure che evitino colori suscettibili di essere interpretati come riferimenti politici o culturali indesiderati.

Altre volte la scelta risponde semplicemente a esigenze televisive, fotografiche o di armonizzazione con lo sfondo e con l’abbigliamento degli altri partecipanti.

Senza elementi concreti, tuttavia, sarebbe arbitrario attribuire un preciso significato diplomatico a ogni scelta cromatica.

Cosa dice la ricerca scientifica

È importante distinguere le percezioni diffuse dalle evidenze scientifiche.

Uno degli studi più citati sull’argomento, pubblicato nel 2016 sulla rivista Evolutionary Psychological Science, ha analizzato l’effetto delle cravatte rosse e blu sulla percezione di alcuni leader politici già noti al pubblico.

Il risultato è stato significativo: il semplice colore della cravatta non modificava in modo statisticamente rilevante il giudizio degli osservatori sulla leadership, sulla credibilità o sulla dominanza del politico rappresentato.

In altre parole, quando un leader è già conosciuto, la sua reputazione pesa molto più del colore della cravatta.

Ciò non significa che il colore sia irrilevante, ma che esso agisce come elemento di rafforzamento di un’immagine già costruita, non come fattore capace di trasformarla.

Un dettaglio che contribuisce al messaggio

La comunicazione non verbale è composta da molti elementi: postura, gestualità, tono della voce, espressioni del volto, distanza dagli interlocutori, scenografia, bandiere, abbigliamento e, naturalmente, anche accessori.

La cravatta è soltanto uno di questi.

Attribuirle un significato assoluto sarebbe un errore; ignorarne completamente il valore comunicativo lo sarebbe altrettanto.

Nel caso di Donald Trump, la frequente scelta del rosso ha contribuito nel tempo a costruire un’immagine immediatamente riconoscibile e coerente con il suo stile politico. Analogamente, il ricorso al blu nelle occasioni più istituzionali tende ad accompagnare una rappresentazione più sobria della figura presidenziale.

Più che un linguaggio codificato, quello dei colori delle cravatte è dunque un linguaggio simbolico: non impone regole, non offre certezze interpretative, ma può contribuire, insieme a molti altri elementi, a definire la percezione pubblica di un leader.

Ed è proprio questa la lezione più interessante che proviene dall’incontro tra cerimoniale, comunicazione politica e psicologia dei colori: anche un dettaglio apparentemente secondario può concorrere alla costruzione dell’immagine istituzionale, purché lo si osservi con rigore, senza attribuirgli significati che non è in grado, da solo, di sostenere.

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