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Storia

29 aprile 2017: la Turchia spegne Wikipedia

Il 29 aprile 2017 Ankara oscurò l’enciclopedia online: un episodio che pesa ancora sul linguaggio dei “valori comuni”

Vasco Monteforte Vasco Monteforte · · 3 min di lettura
MBDA Stratus

Il 29 aprile 2017 la Turchia bloccò l’accesso a Wikipedia. Non una pagina, non una voce controversa, non un singolo contenuto ritenuto problematico: l’intera enciclopedia online, in tutte le sue versioni linguistiche, divenne irraggiungibile per gli utenti turchi.

La decisione fu comunicata dalla BTK, l’autorità turca per le telecomunicazioni, con la formula consueta dei provvedimenti amministrativi che pretendono di trasformare la censura in procedura: “analisi tecnica”, “valutazione legale”, “misura amministrativa”. Alla base venne richiamata una normativa che consentiva di bloccare siti considerati osceni o ritenuti una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale.

Secondo le autorità turche, Wikipedia veniva oscurata per contenuti che collegavano la Turchia al sostegno a gruppi terroristici. Ankara chiedeva la rimozione o la modifica di quei contenuti. Wikipedia, fedele alla propria struttura comunitaria e al principio della conoscenza aperta, non accettò di piegarsi a un intervento che, nei fatti, si traduceva in censura di Stato.

La Turchia era reduce dal fallito golpe del luglio 2016 e attraversava una fase di durissima stretta interna. Arresti, sospensioni, epurazioni nella pubblica amministrazione, nella magistratura, nella polizia, nell’università e nelle forze armate scandivano il consolidamento del potere del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Pochi giorni prima, il 16 aprile 2017, un referendum costituzionale aveva attribuito al capo dello Stato poteri ancora più ampi.

Nello stesso giorno in cui veniva bloccata Wikipedia, le autorità turche licenziavano oltre 3.900 persone tra funzionari pubblici, militari e personale di polizia. Venivano inoltre vietati i programmi televisivi di incontri, giudicati contrari ai valori familiari e alle tradizioni nazionali. Il quadro era quello di uno Stato che non si limitava a reprimere un presunto nemico politico, ma pretendeva di disciplinare informazione, società, linguaggio e costume.

La censura di Wikipedia fu il simbolo di un rapporto rovesciato tra Stato e conoscenza: non era più il potere pubblico a dover rispondere alle informazioni disponibili, ma l’informazione a doversi conformare alla narrazione del potere.

Quando uno Stato oscura un’enciclopedia, non teme soltanto un’accusa. Teme la possibilità che i cittadini cerchino, confrontino, leggano e… giudichino!

Il divieto rimase in vigore fino al gennaio 2020. Solo dopo una decisione della Corte costituzionale turca, che riconobbe la violazione della libertà di espressione, l’accesso a Wikipedia venne ripristinato.

Quasi tre anni di oscuramento per un Paese… membro della NATO! Le alleanze internazionali parlano troppo spesso il linguaggio dei valori. Libertà, democrazia, stato di diritto, pluralismo, diritti fondamentali… Parole solenni, ripetute nei vertici, nei comunicati, nelle dichiarazioni ufficiali. La storia continua a dimostrare che, troppo spesso, quei valori vengono invocati contro gli avversari e relativizzati quando riguardano gli amici.

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