Il comando generale dell’Arma dei Carabinieri ha confermato a Difesa Online che l’uomo in borghese ripreso durante i disordini di Milano del 18 ottobre è il generale di brigata Rodolfo Santovito, comandante provinciale dei Carabinieri.
È la risposta al primo interrogativo sollevato nella lettera pubblicata il 22 ottobre, relativa a un filmato nel quale l’ufficiale, dopo aver replicato a una giovane che lo aveva mandato a ca…e, ha aggiunto «stronza!!!».
La pubblicazione ha scatenato molte reazioni. Secondo alcuni avremmo voluto “santificare i teppisti”; altri ci hanno invitato a cambiare mestiere, a togliere la parola Difesa dalla testata o a smettere di pubblicare simili notizie. Qualcuno ha addirittura proposto una medaglia per il generale.
Numerosi lettori hanno invece giustificato la reazione come comprensibile sfogo di un cittadino esasperato dalle devastazioni. È proprio qui il punto. Se un passante, davanti a scene di violenza, perde le staffe, possiamo comprenderlo e forse persino condividerne la reazione. Da un carabiniere, tuttavia, ci aspettiamo qualcosa di diverso. Da un generale dell’Arma ancora di più.
Chi viene addestrato all’ordine pubblico impara fin dalle prime lezioni a non reagire alle provocazioni. Non per debolezza, ma perché l’autocontrollo è parte integrante della professionalità.
Non è un’opinione nostra. L’articolo 732 del D.P.R. 90/2010 prescrive al militare un contegno esemplare, evitando espressioni incompatibili con dignità e decoro. Per i carabinieri stabilisce inoltre l’obbligo di «usare modi cortesi con qualsiasi cittadino».
Nel febbraio 2012, durante le proteste No TAV in Val di Susa, un giovane carabiniere sopportò in silenzio ripetuti insulti da parte di un manifestante. Ricevette un encomio solenne proprio per il comportamento mantenuto di fronte alla grave provocazione. L’episodio è ricordato nella pubblicazione ufficiale dell’Arma L’etica del Carabiniere.
Un dettaglio rende la vicenda ancora più interessante: nel 2020 lo stesso Santovito, allora colonnello, pubblicò sulla Rivista trimestrale della Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia uno studio intitolato L’uso consapevole degli strumenti social e riflessi disciplinari. A pagina 153 ricordava che lo status degli appartenenti alle forze di polizia richiede «un comportamento sempre ineccepibile ed esemplare», improntato a equilibrio, prudenza e ponderatezza. Il tema era la comunicazione sui social, ma il principio appare difficilmente contestabile.
Resta naturalmente da chiarire se Santovito fosse presente in borghese per ragioni di servizio e quale fosse il contesto completo dell’episodio. Non pretendiamo di giudicare una carriera da pochi secondi di filmato, né di anticipare valutazioni disciplinari. Abbiamo chiesto chiarimenti e abbiamo apprezzato la prima celere risposta.
Due domande, però, le rivolgiamo ora noi ai commentatori più indignati: se quelle parole fossero state pronunciate da un giovane carabiniere davanti al proprio comandante, avreste mostrato la stessa indulgenza? E soprattutto, quale insegnamento riceve un subordinato quando è il superiore a comportarsi in modo contrario a ciò che gli è stato insegnato?
L’esempio conta più di mille lezioni. Lo sa qualsiasi genitore: spiegare a un bambino come comportarsi e poi fare esattamente il contrario può essere devastante. In una struttura gerarchica, dove l’esempio del comandante ha un valore formativo fondamentale, l’incoerenza rischia di essere ancora più dannosa.
Perché, allora, non dovremmo rilevare e criticare un errore, anche quando commesso da chi ha sempre predicato bene? Fosse pure l’unico di un’intera carriera. Riconoscerlo non significa cancellare tutti i meriti precedenti. Anzi, un’eventuale ammissione da parte del generale Santovito sarebbe certamente apprezzata dal pubblico e offrirebbe ai suoi sottoposti un esempio di responsabilità. Come giornale saremmo lieti di raccogliere e pubblicare una sua riflessione, rivolta in particolare ai carabinieri più giovani. Perché anche saper dire «ho sbagliato» è un modo di comandare.
Se insistiamo su questo episodio non è dunque per ostilità verso l’Arma. Al contrario, è proprio perché consideriamo i Carabinieri una delle ultime certezze rimaste a questo Paese agonizzante che riteniamo importante difenderne credibilità e prestigio.
Raccontare un episodio discutibile non significa difendere chi devasta una città. E rispettare profondamente l’Arma non impone di giustificare ogni comportamento dei suoi appartenenti.
Il resto è tifo. Non difesa.

