Saluti e ringraziamenti
A voi, allievi del 207° corso Fermezza, oggi è concesso un privilegio straordinario, quello di fare il vostro ingresso nella grande famiglia della Difesa.
Con il Giuramento prestato avete promesso fedeltà alle Istituzioni democratiche, met-tendo il bene per la collettività e la difesa dell’Italia al di sopra dei vostri interessi personali, accettando implicitamente i rischi che discendono da questa scelta.
Sappiate che sarete chiamati a guidare delle unità diverse tra loro per compiti, sistemi d’arma e piattaforme tecnologicamente avanzate. Ma dietro ogni tecnologia, dietro ogni strumento a cui farete ricorso, ci saranno sempre e soltanto loro: i vostri Soldati e i vostri Carabinieri.
Questo vi impone di guidarli ispirandovi a un patrimonio di valori militari che, prima di ogni altra cosa, esige credibilità. Una credibilità che non si costruisce con le parole, ma con i fatti e con la coerenza quotidiana. Allontanate quindi da voi la trappola del parlare come sostituto dell’agire. Operate senza aspettarvi l’approvazione altrui, per-ché non esiste più grande soddisfazione, per un Soldato e per un Carabiniere, se non quella di servire il proprio paese con fedeltà e dedizione.
Da voi, allievi, mi aspetto tre cose, quelle che definisco le 3C:
Carattere – per superare con slancio le difficoltà che incontrerete lungo il cammino;
Coraggio – fisico, ma soprattutto morale, che nasce dalla capacità di prendere le deci-sioni difficili, di assumersi le responsabilità delle conseguenze, senza mai cercare ri-paro dietro le spalle dei collaboratori quando qualcosa va storto;
Competenza – per affrontare con professionalità qualsiasi situazione; una competenza che comprende anche una preparazione fisica e psichica adeguata a sostenere lo stress delle situazioni di crisi e lo stress del combattimento.
Ho trascorso gran parte della mia vita professionale in operazioni e missioni che han-no visto le Forze Armate italiane contribuire alla stabilità e alla sicurezza internazio-nale e, per esperienza vissuta, posso assicurarvi che l’ambiente operativo non fa scon-ti a nessuno e non distingue tra arma e specialità. Per questo vi dico che carattere, co-raggio e competenza sono caratteristiche essenziali per esprimere una leadership effi-cace, duratura e trasformativa.
Alcuni di voi sono nati con l’attitudine del leader. Altri lo diventeranno attraverso l’impegno, ma ciò che accomuna ogni vero leader, ogni vero comandante, è una cosa sola: la visione. La visione è il cuore della leadership; è quella forza interiore che vi spingerà ad agire.
Un Comandante senza visione è come un navigatore senza bussola; potrà essere un grande manager, un risolutore di problemi complessi in uno specifico settore ma non costruirà mai un futuro. Avere una visione d’insieme, invece, cambia tutto. Ricordate, i vostri Soldati, i vostri Carabinieri, non eseguiranno solo i vostri ordini ma li faranno propri. Comprenderanno il perché di ogni scelta e sapranno agire di iniziativa, nell’ambito della missione assegnata. Ma perché tutto questo accada, dovrete meritarvi la loro fiducia, una fiducia che rifugge da promesse destinate a restare incompiute e che si fonda invece sull’esempio.

Siate consapevoli che comandare è come portare un peso che non si può condi-videre. Non si improvvisa. La capacità di farlo bene non si eredita, ma si co-struisce – giorno dopo giorno, scelta dopo scelta – con quella rara combinazione di fermezza e umanità, che distingue il leader vero da chi è semplicemente inve-stito di una autorità, occupando una posizione! Perché l’autorità si conferisce, la leadership si conquista.
E chi comanda per ottenere applausi ha già perso. Cercare consensi per compiacere è una forma di tradimento, un tradimento verso il gruppo che si guida, verso il ruolo che si ricopre e – in fin dei conti – verso sé stessi. Quel comandante che ricerca gradimento, follower o like, è fragile per definizione! Decidete, quindi, con rigore, con visione, con la lucidità di chi guarda lontano anche quando il presente si fa sco-modo. Accettate l’impopolarità – quando è necessaria – con coraggio morale. È lì, in quel momento di conflitto interiore, che l’autorità diventa vera. Diventa autorevolez-za. Ed è nell’incertezza, nella solitudine della decisione, nel momento in cui sarebbe più comodo cedere, è in quel momento che si rivela la differenza tra chi guida – il ve-ro leader, il vero comandante – e chi cerca solo di dominare e apparire – con conse-guenze tossiche per l’organizzazione.
Siate coscienti del valore di un’organizzazione, coesa e ben strutturata, come og-gi è la famiglia della Difesa. Lavorate nel rispetto della gerarchia. Perché rispet-tare la gerarchia non significa rinunciare alla propria voce, alle proprie idee, ma scegliere di farla valere nel modo più efficace e professionale possibile. Carl von Clausewitz sosteneva che l’unitarietà di comando è un principio fondamentale per ge-stire l’irrazionalità e il caos della guerra.
Viviamo infatti in uno scenario internazionale sempre più complesso e instabile dove la leadership autentica diventa una necessità indispensabile per affrontare le sfide globali. I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente ci hanno insegnato che il vantaggio tecnologico ha reso il processo decisionale dei comandanti sempre più veloce ma non meno complesso. In questo contesto, sarà quindi l’estro creativo, l’inventiva, l’iniziativa del comandante a fare la differenza fra successo e insuccesso, nell’assunzione delle decisioni che contano.
Nel panorama della sicurezza di oggi, la guerra si combatte anche sotto la soglia del conflitto e questa rappresenta la sfida più insidiosa del nostro tempo. La chiamiamo minacce ibride. Sono minacce che non hanno un inizio e non hanno una fine; sono minacce che non distinguono tra stato di Guerra e tempo di Pace e che si sviluppano nell’ambiente fisico, virtuale e cognitivo. Queste minacce non si combattono semplicemente con la tecnologia ma si affrontano prima di tutto con la leadership. Le campagne di disinformazione, di manipolazione delle in-formazioni, le pressioni economiche prosperano sulla divisione e solo un leader autentico può contribuire a disinnescarne il potere.
Voi allievi, ricordate che non indossate solo una semplice uniforme. Indossate la fi-ducia di chi vi ha preceduto e la responsabilità verso chi verrà dopo di voi. Ogni scel-ta che farete, ogni decisione che prenderete, porterà il peso e l’onore di quella conti-nuità. Perché le prove che vi attendono saranno sempre più impegnative.
Pensate che mentre vi parlo, i nostri commilitoni dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dell’arma dei Carabinieri sono in Libano e in Cisgiordania, in Eu-ropa orientale, lungo il fianco est della Nato e nei Balcani, sono in Africa e in Medio Oriente – in una delle fasi più delicate degli ultimi decenni – per tutelare gli interessi nazionali, europei e dell’Alleanza Atlantica, a tutela della stabilità internazionale.
Loro sono già lì e presto sarete chiamati anche voi a dare il vostro contributo all’Italia, sul territorio nazionale e all’estero.
Voglio quindi lasciarvi con queste esortazioni: non ispiratevi all’avere ma al condividere; non modellate voi stessi al sembrare, ma all’essere; non guardate al potere ma al servire.
Siate coraggiosi quando conoscerete la paura, siate giusti anche quando sarà scomodo e in qualsiasi attività o missione cui sarete chiamati a operare – in Italia o all’estero – agite con umanità, sempre… perché è questa la vera forza del giu-ramento. La vera forza di chi ha deciso di servire la nostra Patria con le stellette.

