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Punti di vista

Taiwan e salute globale: una voce fuori dall’OMS che il mondo dovrebbe ascoltare

Giuseppe Morabito Giuseppe Morabito · · 4 min di lettura

Dal 19 al 27 maggio, Ginevra ospiterà la 78ª Assemblea Mondiale della Sanità, un appuntamento cruciale in cui i membri dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si confronteranno sulle principali sfide sanitarie globali. Anche questa volta, però, la Repubblica di Cina-Taiwan è esclusa dai lavori.

Taiwan è da anni un contributore significativo alla salute pubblica internazionale. Durante la pandemia di Covid-19 ha dimostrato l’eccellenza del proprio sistema sanitario attraverso una gestione pronta ed efficace della crisi, accompagnata da concreti atti di solidarietà: oltre 7 milioni di mascherine, respiratori, visiere protettive e altri materiali medici sono stati donati ai Paesi più colpiti, incluso il nostro.

Inoltre, Taiwan ha maturato una solida esperienza nella cooperazione sanitaria internazionale, offrendo assistenza medica e programmi di formazione per operatori sanitari nei Paesi partner.

Italia e Taiwan condividono una visione comune: riconoscere la salute come diritto umano fondamentale e impegnarsi per una copertura sanitaria universale, affinché tutti possano accedere a servizi sanitari di qualità, accessibili e sostenibili.

Come l’Italia attraverso il proprio Servizio Sanitario Nazionale, anche Taiwan ha istituito, fin dal 1995, un sistema di assicurazione sanitaria nazionale che oggi copre il 99,9% della popolazione, divenendo un modello globale.

Di fronte alle sfide odierne, Taiwan e Italia continuano a sostenere gli obiettivi dell’OMS, impegnandosi per la sicurezza sanitaria globale, affinché nessuno venga lasciato indietro.

Nonostante ciò, Taiwan continua a essere esclusa dall’Assemblea dell’OMS e da numerose riunioni tecniche per ragioni politiche, basate sull’errata interpretazione (secondo Taipei) della Risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e della Risoluzione WHA25.1 dell’OMS.

È fondamentale sottolineare che nessuna di queste risoluzioni menziona Taiwan né autorizza la Repubblica Popolare Cinese a rappresentarla nel sistema delle Nazioni Unite o dell’OMS.

Secondo le ultime notizie provenienti da Taiwan, Pechino avrebbe intensificato gli sconfinamenti aerei e navali attorno all’isola, promuovendo con sempre maggiore forza la causa della “riunificazione”. La legge anti-secessione cinese autorizza esplicitamente l’uso della forza militare nel caso in cui Taiwan dovesse dichiarare l’indipendenza o la riunificazione pacifica risultasse impossibile.

In segno di crescente tensione, l’ambasciata cinese negli Stati Uniti ha recentemente dichiarato: “Se la guerra è ciò che vogliono gli Stati Uniti – che sia tariffaria, commerciale o di altro tipo – siamo pronti a combattere fino alla fine.”

In questo quadro di instabilità, la storica politica statunitense di “ambiguità strategica” circa un eventuale intervento militare a difesa di Taiwan sembra diventare sempre più incerta, specialmente con l’attivazione della nuova amministrazione “Trump 2.0”, rendendo l’evoluzione geopolitica nell’Indo-Pacifico un vero enigma strategico.

In questi giorni, Taiwan chiede soltanto di poter adempiere alla propria responsabilità internazionale, partecipando senza ostacoli politici agli sforzi globali per la salute. La sua presenza, anche solo come osservatore negli organismi tecnici dell’OMS, appare essenziale per garantire che la salute pubblica sia davvero un diritto universale.

In questo contesto, è importante ricordare che il 12 marzo 2025 la Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati ha approvato il documento finale dell’indagine conoscitiva sull’Indo-Pacifico, e già il 18 settembre 2024 aveva adottato una risoluzione a sostegno della partecipazione internazionale di Taiwan. Ciò testimonia il crescente riconoscimento, anche in Italia, della necessità di un approccio inclusivo, fondato su valori condivisi di democrazia, rispetto e solidarietà.

Diventa quindi urgente continuare a sostenere la causa di Taiwan e invitare l’OMS ad adottare un approccio basato sulla professionalità e sul rispetto reciproco, consentendo a Taiwan di partecipare all’AMS, ai meccanismi tecnici e ai negoziati cruciali, come quello sull’Accordo Globale sulle Pandemie.

Taiwan, democrazia vitale di 23 milioni di abitanti, guarda con speranza alla possibilità di una cooperazione sempre più stretta con la comunità internazionale, per realizzare la visione dell’OMS: “La salute è un diritto umano fondamentale e nessuno deve essere lasciato indietro.”

Nonostante le pressioni e le dimostrazioni di forza da parte di Pechino, Taiwan è pronta a dare il proprio contributo.
Non chiudiamo la porta alla salute globale. Il mondo non ne ha proprio bisogno.

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